Gabriele Muccino, 5 curiosità che hanno reso ancor più celebre il regista

A Roma è già caldo. Siamo a fine maggio, ma già si respira l’aria dell’estate, dei bagordi, di chi vuole per forza di cose mollare tutto e partire. Direzione? Sogni. Perché è lì che Gabriele Muccino è destinato ad approdare. Lì, quel bambino nato il 20 maggio del 1967, oggi uomo e affermato regista, ha deciso di portare la sua vita.

Gabriele è figlio di Luigi Muccino, un dirigente RAI. E poi di Antonella Cappuccio, costumista e pittrice. Dopo gli studi da ragazzo, decide di inscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Ma non durerà.

No, perché la passione per il cinema è enorme. E allora abbandona quasi subito gli studi universitari per raggiungerlo, quel cinema che tanto brama. Prima offrendosi in qualità di assistente volontario, quindi frequentando il Centro di Cinematografia nel corso di regia. Riesce a strappare un buon compito in Rai, precisamente arriva a dirigere mini docu-fiction della durata di sette minuti: servivano per ricostruire incidenti realmente avvenuti e terminati a lieto fine per il programma ‘Ultimo Minuto’ di Rai 3.

Quanto lavora, però, Gabriele. Non si ferma mai. E nel corso del tempo, il suo talento acquista consapevolezza e dimestichezza anche negli affari: sbarca ad Hollywood, e ne diventa un mito. Con ciò, s’alimenta fama e personaggio. E curiosità. Ecco allora le 5 più belle o clamorose del suo percorso.

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#1 CRITICA A PASOLINI

Un attacco. Vero e proprio, quasi ingiustificato, di sicuro dettato da un amore sconfinato per il cinema: ma chiaramente non per Pasolini. “Ho sempre ammirato il poeta e l’intellettuale – scrisse in un post su Facebook -, ma come regista era amatoriale e senza un punto di vista ben definito”. Una critica che gli costò tanti insulti, a tal punto da dover chiudere la sua pagina Facebook. Ah, per la cronaca: sui social poi è tornato. E la prima cosa scritta? Altro attacco al poeta. Della serie: io sono io, e voi non siete…

#2 ‘REGISTA DI SPOT’

Prima di affermarsi nel mondo del cinema, Muccino lavorò in Rai e come regista specializzato in spot. Le marche che lo chiamarono furono tantissime, a molti piaceva il suo stile poetico ma semplice, adatto alle promozioni pubblicitarie. Nescafè, Pagine Gialle, Vodafone, Telecom, Granarolo, Tim, Wind, Findus, Intimissimi, Fiat e Lancia: questi, in ordine sparso, le pubblicità sul curriculum di Gabriele.

#3 LA RICERCA… DI MUCCINO

Pare che Will Smith abbia avuto sempre e solo lui nella testa, quando decise di produrre e interpretare ‘Chris’ ne ‘La Ricerca della Felicità’. Perché? Grazie ad Eva Mendes, amante del cinema italiano, che gli mostrò ‘L’ultimo bacio’ e un’altra serie di lavori del regista romano. Tra Will e Muccino si creò un sodalizio molto forte e i due presto torneranno a lavorare insieme. Il film, poi, ebbe un successo mondiale…

#4 AUTOBIOGRAFICO

Il primo lungometraggio di Muccino? Autobiografico. Dopo ‘Ecco fatto’ arrivò infatti ‘Come te nessuno mai’, con attore il fratello Silvio. Il film è un ritratto di alcuni ragazzi di un liceo romano e riscuote un buon successo alla Mostra del Cinema di Venezia. E sì, dopo anni dall’uscita, Muccino l’ha rivelato: ha scelto il fratello proprio per interpretare se stesso. Mica male.

#5 NELLA SAVANA

In attesa del successo, si forma le ossa in Africa. Come? Sì, avete capito bene: realizza documentari nel 1997, tra Kenya, Tanzania e Sudafrica. Un’esperienza estremamente formativa, per lui. Per lunghi tratti, pure indimenticabile. Insomma: prima dell’oro, una ricerca tutta personale del senso di ogni cosa.

 

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