Le 5 scene più belle dei film di Paolo Sorrentino

La storia, la cultura, l’amore per il cinema. Eccolo, Paolo Sorrentino: da orgoglio italiano a regista indaffarato. Perché le statuette lusingano, ma non fermano il lavoro: c’è sempre una nuova scena, c’è sempre un altro script. C’è ancora un capolavoro da girare. Il prossimo, su Berlusconi: altra scelta di tendenza, dopo ‘Il Divo’ e ‘The Young Pope’, con il potere supremo davanti ad ogni cosa.

Ma il regista napoletano non è famoso solo per le vittorie, quanto per la qualità delle sue sceneggiature, dei suoi prodotti. Tra questi, abbiamo scelto 5 istantanee che hanno fatto la fortuna del pubblico e di chi ha assiduamente diretto il lavoro. Da ‘This must be the place” con Sean Penn, fino a ‘La grande bellezza’, con un Tony Servillo strepitoso e strabiliante.

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THIS MUST BE THE PLACE

Prima dell’inferno c’è stata la casa, il bacio furtivo nel retro del giardino all’età di tredici anni, l’odore e la puzza della casa, le nuvole nere, le brezze del tuono molto vicino, il rifugio del bambino, l’angolo vicino alla finestra, la coperta durante la febbre, la noia felice e i brividi di beatitudine, c’è stata in un due parole l’intimità mentale, il campo decreta la perdita dell’intimità mentale stabilendo cosi una nuova morte che respira. Ci sono molti modi di morire il peggiore è rimanendo vivi.

Dal diario di Cheyenne si erge un mondo fatto di normalità: ripensandolo con senno del presente, qualcosa nel cuore del protagonista – interpretato da Penn – si contorce, si modifica. Di sicuro, s’irrigidisce. I tempi che furono si colorano di spensieratezza: qualcosa che fino ad allora era sempre stato parte integrante della ricerca dell’uomo. Qualcosa che, al termine della propria storia, ritroverà senza averne paura.

YOUTH – LA GIOVINEZZA

Ho perso i migliori anni della mia vita. Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una vera cavolata, le emozioni sono tutto quello che abbiamo.

Harvey Keitel ribatte a Michael Caine: già questo vale il prezzo del biglietto. Ma se le emozioni sono davvero sopravvalutate, chissà se cambierete idea dopo aver visto il film di Sorrentino, in concorso a Cannes nel 2015. È il racconto di due amici, due artisti avanti con l’età. Caine è Fred, compositore e direttore d’orchestra in pensione; Keitel è Mick, regista ancora in attività. Saune e massaggi, passeggiate in montagna a chiedersi del passato e del futuro.

LA GRANDE BELLEZZA

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Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi.

Jep Gambardella è la Grande Bellezza, e la Grande Bellezza è Jep Gambardella. Tony Servillo ha il potere di accecare il resto del mondo con la propria luce: mentre qui, dopo anni di superficialità e voluta decadenza mondana, sa dare una nuova versione al suo personaggio. Che cambia, ha la forza di farlo: all’alba dei 65 anni, scopre di essere circondato dal niente. Non c’è vita, attorno a lui. Jep è stanco però non s’arrende: è un sognatore che ha terminato i sogni, ma resta in attesa del prossimo viaggio – mentale.

IL DIVO

Siamo tutti illustri davanti a Dio. Montanelli diceva che De Gasperi e Andreotti andavano insieme a messa e tutti credevano che facessero la stessa cosa. Ma non è cosi, in chiesa De Gasperi parlava con Dio, Andreotti con il prete.
I preti votano, Dio no.

“Perché il prete votava, Dio no”, questa fu la risposta che Giulio Andreotti diede a Montanelli: una sentenza, che Sorrentino non poté non inserire nel suo personalissimo ritratto de ‘Il Divo’. Un Andreotti attorniato da mille sfumature, ma sempre coerente con la propria personalità: anche qui, un Servillo da ore d’applausi.

Sempre all’interno de ‘Il Divo’, l’attore casertano riesce a captare – e a regalare – l’ennesima perla di verità assoluta. Una scena che rimarrà nell’immaginario collettivo per la sua sensibilità, per la sua narrazione cruda del vero.

Mi creda, io so cos’è la solitudine; non è una gran bella cosa. Per il mio ruolo, per la mia storia, avrò conosciuto nella mia vita approssimativamente 300.000 persone. Lei crede che questa folla oceanica mi abbia fatto sentire meno solo?

Il tono di voce con cui Servillo parla al mondo è lo stesso con cui Andreotti combatteva la solitudine: affrontandola a viso aperto, non temendola ma cavalcandola. Ché non c’è nulla di peggio di soffrirlo, quel vuoto. Ne ‘Il Divo’, due scene emblematiche che hanno chiuso a chiave Sorrentino nello scrigno dei migliori registi italiani di tutti i tempi.

 

 

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  • L’immagine di copertina è stata originariamente pubblicata su Flickr da aeneastudio
  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da aeneastudio
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