10 ‘numeri dieci’ che hanno scritto la storia della Juventus

I sogni hanno un numero ben preciso. Così come le speranze, e le attese, e un mondo di sogni. Ogni tifoso della Juventus, o forse ogni semplice appassionato del calcio, in mente ha soltanto due cifre: l’uno e lo zero. Insieme? Il dieci, ‘el diez’: talento e astuzia, cuore e coraggio. Fuoriclasse, spesso. Decisivo sempre.

Spesso numeri dieci non si diventa: ci si nasce, con quelle stimmate. Con quella sana voglia di lottare che si fa largo tra una giocata e l’altra, tra un movimento senza palla ed un tocco delicato verso il compagno. No, non ci si arriva per caso: c’è un percorso,  spesso duro e travagliato. Perché essere un dieci, ed esserlo in una squadra come la Juve, va ben oltre il campo: è lealtà ed esaltazione, spietatezza e classe. È esser tutto, senza far mancare mai niente. È essere l’anima di un microcosmo a parte, e saperne portare il peso.

Ecco: se non siete già partiti tra ricordi e pensieri, magari questa lista lo farà per voi. Chi sono i ‘dieci’ migliori 10 juventini? Ve lo spieghiamo qui sotto.

#1 – ALESSANDRO DEL PIERO

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Gianni Agnelli lo definisce ‘Pinturicchio‘, lo fa quasi subito: stile ed eleganza, del resto, non permettono altre attribuzioni. È un talento, raro, rarissimo, che la Juventus pesca dal Padova quando ha solo 19 anni. In bianconero dal 1993, Del Piero diventa bandiera e capitano della Vecchia Signora sin dal 2001: ha segnato in tutte le competizioni in cui ha partecipato con la squadra, ottenendo il record assoluto di presenze (750) e di reti (290). Ah, un particolare: mentre la barca affondava in B, lui è rimasto. E l’ha fatto da fresco Campione del Mondo.

#2 – CESARE PRANDELLI

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Sorpresi? Un po’ lo siamo anche noi. Ma guardando i numeri, Prandelli merita assolutamente la presenza in questa classifica. 89 presenze e sei reti in bianconero, spesso dodicesimo uomo e arma in più da subentrato: e poi tante, tantissime vittorie. Tre scudetti, tanto per iniziare. Quindi una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa Uefa. Il clou? Quella maledetta Coppa dell’Heysel: vinta dalla panchina, ma sempre rimpianta.

#3 – BENIAMINO VIGNOLA

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Oggi è un imprenditore, anche di successo. Ma ai suoi tempi era il pupillo di Platini, che ne caldeggiò l’acquisto. Difatti, era il suo vice: ma nonostante le gerarchie, Vignola seppe ritagliarsi un ruolo di estrema importanza, contribuendo alla vittoria di uno scudetto, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea e una mitica Coppa delle Coppe. Gli juventini lo ricordano infatti per l’exploit lì, quando in finale di coppa a Basilea, contro il Porto, Beniamino siglò la prima marcatura, salvo poi  consegnare la palla dentro per Boniek: rete decisiva, quella. E felicità infinita.

#4 – MICHEL PLATINI

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Il 1982 fu un anno felice, in Italia. L’anno dei Mondiali, certo: ma anche di quel giovane capellone francese che cambiò le carte in tavola in Serie A. Gianni Agnelli lo scelse personalmente, dando il benservito a Brady e pagandolo 250 milioni di lire. Le Roi risponde egregiamente: sedici reti e titolo di capocannoniere. Nel corso degli anni, oltre a diventare una figura iconica dei bianconeri, Platini vincerà tutto quel che gli era possibile vincere. Tra questi, 3 Palloni d’Oro ed un Europeo con la sua Francia.

#5 – ROMEO BENETTI

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Cosa ci fa un altoatesino col pallone tra i piedi? Chiedetelo a Romeo Benetti, il 10 più atipico della storia della Juventus.
Prima il Milan, poi i bianconeri: nel mezzo, uno scambio con Fabio Capello che fece la storia del calcio dell’epoca e moderno. Benetti, in bianconero, non andò certo a perderci: due scudetti a referto, Coppa Italia e Coppa Uefa nel 1997. E tanti, tanti assist.

#6 – ROBERTO BAGGIO

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Diciotto miliardi per convincere la Fiorentina, un progetto enorme per dargli tutto il necessario affinché da buon campione divenisse un fuoriclasse. Roberto Baggio è forse il 10 più talentuoso di sempre, ma non il più costante. Chiaro, nella Juve di Maifredi ne fa 27 ma non vince. Ma col passare del tempo diventa fondamentale, infortuni e sfortuna a parte. Con quel dieci alzerà il Pallone d’Oro e una Coppa Uefa, proteggendo un Del Piero sempre più in ascesa.

#7 – GIANCARLO MAROCCHI

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Il titolare dei titolari: così chiamavano Marocchi. Che dal suo Bologna passa alla Juve, diventandone subito bandiera. Dovrà però attendere un anno prima di vincere davvero: prima una Coppa Italia nel ’90, quindi una Coppa Uefa. Un paio di stagioni più tardi, ecco lo scudetto e un’altra Coppa Italia. Dulcis in fundo? La Champions del ’95: in panchina, sì. Ma da senatore consumato.

#8 – CARLOS TEVEZ

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Il post Del Piero non poteva essere gestito meglio. Perché si sa: Tevez è uno che infiamma i cuori, accende gli animi. Tant’è: diventa subito idolo bianconero, eliminando i cattivi comportamenti e prendendosi la Juve di Conte sulle spalle. In bianconero, due scudetti con il mister leccese ed il subentrato Allegri. E quella maledetta notte di Berlino: troppo forte quel Barcellona, tanti rimpianti anche da parte sua.

#9 – LIAM BRADY

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Un regista mancino con una visione a trecentosessanta gradi del gioco. Forte, decisamente: soprattutto dal dischetto. L’Arsenal lo notò e gli diede la fama: la Juve, invece, lo accontentò con la gloria. Indimenticabile il suo rigore sul campo del Catanzaro: sapeva già che la Juventus l’avrebbe escluso nella stagione successiva, eppure firma la vittoria e lo scudetto (il secondo in due anni).

#10 – OMAR SIVORI

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Ventun anni e un talento fuori dall’ordinario: Boniperti, suo compagno di squadra dell’epoca, spesso parlava di lui come se fosse l’angelo risolutore di ogni cosa. Il suo arrivo si deve a Cesarini (sì, proprio l’uomo del gol allo scadere), all’epoca osservatore juventino: aveva intenzione di affiancargli proprio Boniperti ed un centravanti formidabile nel gioco aereo, ossia Charles. Come andò a finire? 257 partite in A, 23 in Coppa Italia e 19 in Europa; 170 reti totali, tre scudetti e altrettante coppe nazionali. Una bella lista, no?

 

 

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