5 maggio 2002, lacrime e vittorie

Il 2001 è un anno strano. La Roma ha vinto uno scudetto insperato, e poi l’ha fatto contro i cugini, i nemici, gli acerrimi rivali della Lazio. Juve e Inter stanno alla finestra: ci sarebbe poi anche il Milan, nel calderone di chi attende. Ma sono i bianconeri a dominare la scena: la triade composta da Moggi, Giraudo e Bettega, ha promesso un ritorno in pompa magna. Stavolta i torinesi non possono sbagliare.

Via Ancelotti, riecco Lippi: c’è aria di successi. Soprattutto perché la campagna acquisti è micidiale (per gli avversari): arrivano Buffon, Thuram e pure Pavel Nedved. Si saluta Zidane, stessa sorte arriva per Inzaghi: 150 miliardi, del resto, sono difficilmente rifiutabili.

È una squadra solida, quella bianconera. Così come sembrava il Milan di Terim, tra Rui Costa e SuperPippo nuove promesse per il grande salto. L’Inter? Si affida a Cuper, tecnico argentino che aveva fatto grande il Maiorca e poi il Valencia. Non ha mai vinto, però potrebbe iniziare proprio dall’Italia. Ecco: è che Vieri e Ronaldo insieme non li ha mai avuti nessuno.

A metà anno, le sorprese non mancano: Capello continua a condurre una Roma spaziale, seguita da un altrettanto pazzesco Chievo. Con i clivensi c’è però l’Inter: Juve a meno quattro dalla vetta, il Milan subito dopo. Il campionato è divertente, pieno di colpi di scena: i giallorossi perderanno la testa della classifica un mese più tardi, con i nerazzurri in testa marcati a uomo da bianconeri.

Ma come in ogni favola che si rispetto, tutto si decide all’ultima giornata, all’ultima curva; è il 5 maggio 2002, una data che rimarrà nella storia del calcio italiano. L’Inter arriva a Roma, ha da giocare contro la Lazio: ah, i tifosi biancocelesti hanno solo un obiettivo, e non è tifare la propria squadra. Sì, perché la Roma è ancora lì, preceduta dalla Juve che sarà di scena ad Udine. E gli juventini ci credono, nonostante le preoccupazioni ed un Inter spaziale.

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Ma ci sono 90 minuti che si compongono dell’ansia e dell’attesa di un’annata intera. Ci sono 90 minuti che profumano di traguardi, di storie, di vittorie. Ci sono 90 minuti che vogliono dire tutto. E che spesso chiudono cerchi, aprono ferite, ricuciono dissapori.
Ci sono 90 minuti come quelli del 5 maggio del 2002, 90 minuti che valgono una stagione, che riscrivono la storia.

Inter, punti 69; Juve, punti 68, Roma, punti 67. Allo Stadio Olimpico, l’atmosfera è pura festa. C’è suspance nell’aria: del resto gli interisti non vincono un titolo nazionale da ben 13 anni. E Moratti è fisso, impassibile in tribuna, pronto a portare in trionfo il suo Ronado, la sua scommessa Cuper.

Il traguardo è ad un passo, la coppa è già a Roma, lucidata per bene. Ma ci sono altri 90 minuti, con un occhio fisso agli indizi e alle notizie dalla panchina: la Juve, si sa, ad Udine  non sbaglierà.

Ore 15, s’inizia. E neanche il tempo di leggere le formazioni, subito Trezeguet infila i friulani. Juve avanti, virtualmente campione. Pochi minuti dopo, altro boato: Del Piero fa 0-2 con un diagonale dalla precisione fuori dal comune.
Palla all’Olimpico, dove Vieri risponde ai bianconeri. Qualche istante più tardi, è il ceco Poborsky a ristabilire il match in parità: la dormita dei difensori nerazzurri è colossale.
Così come il silenzio del Friuli al gol di Di Biagio: Inter, neanche a dirlo, caparbiamente, nuovamente in vantaggio.

Sembra finita. Sugli spalti, laziali e interisti festeggiano un sogno che per troppo tempo è sembrato irraggiungibile. Ecco: giusto quattro minuti di sana follia, poi il mondo ritorna nelle mani di Poborsky, con Gresko infaticabile guest star. 2-2, si va a riposo tra incubi e tensione, tra paura e preoccupazione.

Sì, le gambe tremano, Simeone no. La Lazio si fa scudo d’incoscienza, si fa forte di voglia: si fa immensa quando Simone Inzaghi chiude i conti della sorte.
Alla fine è 4-2, è scudetto Juve.

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Ad Udine, Antonio Conte urla e ringrazia gli stessi dei del calcio che aveva maledetto a Perugia due anni prima; a Roma, Ronaldo si piega su se stesso, inizia a piangere, è disperato.

Era il 5 maggio del 2002, era una domenica come tante di 15 anni fa. Una domenica che, per tutti noi, ha segnato un’era incontrastabile: quella del campionato più bello del mondo.

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikipedia da GA JJ Qùet