El ‘Kun’ Aguero ha dribblato anche un destino già scritto

‘Passala al Kun, poi andiamo a vincerla’. La storia di Sergio Aguero, oggi meraviglioso fuoriclasse del Manchester City, è una delle tante che si sentono in Argentina: il destino sembra già scritto su un foglio di carta che è destinato a bruciare come il suo talento. Ma ci vuole fortuna e di tanto in tanto se ne trova pure. L’importante è saperli prendere, certi treni.

Nella periferia di Buenos Aires c’è chi lo ricorda ancora bambino: lì Aguero inizia a calciare, a volare, ad immaginare una vita diversa da quella che sfiora la sua pelle già a dieci anni. ‘Kun Kun’, gli gridano. Ma perché? È il cartone animato giapponese a cui Aguero non sa dire di no, da cui non sa staccarsi. Era il verso dell’uomo delle caverne: una benedizione per sua madre, che ad ora di pranzo sapeva di avere un’ora buona durante la quale Sergio accettava volentieri di riposarsi.

Quelle immagini lo portavano lontano. Lontano da quella baraccopoli in cui viveva, dalla miseria della sua famiglia, dai problemi che non bastavano mai. Come i soldi.
Aguero però ha un dono: sa giocare bene a pallone. E se ne accorge Eduardo Gonzales, già allenatore del padre, anch’egli calciatore. Gioca nella squadra locale del Dardo Rocha, ma Gonzales racconta che ad ogni allenamento Leonel continuava a parlargli di suo figlio. Preso dalla curiosità, il tecnico andò a vederlo: ne rimase folgorato. Danzava con quella palla al piede, e soprattutto non aveva paura di nulla. Nemmeno dei ragazzi più grandi di lui.

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LA POVERTÀ

Sono tempi in cui però resta difficile emergere. Ancor più se vivi con 5 fratelli, due cugini, un nonno a carico. Era la baraccopoli di Eucalyptus, capitale di giri loschi e pochi volti raccomandabili. Una famiglia così sfortunata da non avere neanche il bagno.

Sergio è davvero la loro speranza: Gonzalez, ex giocatore dell’Indipendiente, decide di portare con sé Aguero, all’epoca 9 anni d’età. Lo porta da un amico, tale Nestro Rambert, allenatore dell’Unger 13 del Club Atletico. Anche lui, amore infinito alla prima occhiata. E qualche anno dopo, è subito in squadra. A soli 15 anni e 35 giorni, arriva addirittura il debutto in prima squadra, battendo il record di giocatore più giovane del campionato argentino ad aver mai collezionato una presenza. Lo deteneva un certo Diego Armando Maradona, poi diventato suocero del Kun.

Una strada con salite, buche, ripensamenti. Tipica dei sobborghi argentini. I genitori, per aiutarsi economicamente, decidono addirittura di portare il ragazzo da alcune squadre locali: si fanno pagare in contanti piccole somme di denaro, come se fosse una sorta di fenomeno di giornata. Il padre, inoltre, più volte rischia di bruciargli la carriera: troppo malaffare, troppa perdizione. Quella del Kun è stata una vera e propria battaglia: si allenava una volta a settimana ufficialmente, ma nella baraccopoli abbracciava quel pallone tutti i giorni. Lo faceva per aiutare la famiglia.

Rambert e Gonzalez detengono il cartellino di Aguero: aiutano la sua famiglia, li sostengono con cibo, medicine, vestiti. E pure con quei libri di scuola che Sergio tanto odiava. Arrivò allora il giorno in cui quel bambino magrolino dovette lasciare Eucalyptus: Gonzalez, allora, compra una casa per lui e la famiglia a Quilmes.

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LA SALITA

A dodici anni, Aguero porta l’Indipendente a vincere il campionato Under 13, iniziando ad affrontare la fila di scout dei grandissimi club argentini. Si narra di una partita contro il Boca, era il 2001: un gol sensazionale dopo 4 difensori saltati. A fine partita, Maddoni, tecnico degli Xeneizes, disse al suo collega Rambert di voler scambiare la sua intera squadra con il solo Sergio.

Non male, ecco. E il Boca Jr. ci prova: offre 400 mila euro per un tredicenne, ma niente, l’Indipendiente sa quanto potrà valere Aguero in futuro. Tutti cercavano di portarlo via, in effetti: ma Ramber sapeva come fare a trattenerlo. Diedero un lavoro al padre da giardiniere: il ragazzo non ebbe più motivo di lasciare casa. Leonel decise però di optare per un’altra strada: divenne assistente di spogliatoio, e con Gonzalez mise su una nuova auto e la licenza da tassista. Le cose, per una volta, si stavano mettendo bene.

Soprattutto per Aguero. Perché gli anni passavano e in Argentina tutti ormai lo conoscevano, ma la vera consacrazione arrivò solo nel 2000.
El Kun si infortuna poco prima di una semifinale nazionale. Il medico disse che non sarebbe stato nemmeno in grado di correre, però Rambert decide ugualmente di schierarlo. Gioca un tempo intero: la squadra avversaria lo marcava con tre uomini. Manco a dirlo, la vittoria fu marchiata col fuoco delle sue giocate.

Numeri su numeri costruiscono la carriera dell’attaccante. Duecento gol nelle giovanili dell’Indipendiente contano tantissimo, ma molto di più contano le offerte del Bayern Monaco e della Juventus: 1.5 milioni di euro quella dei bianconeri. Poco sopra il River Plate, fermo a 1.3. Ma niente: il talento resta ancora con il biancorosso addosso.

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LA CARRIERA

A 15 anni e un mese, Oscar Ruggeri gli regala una partita ufficiale e pochi giorni dopo, Aguero firma il suo primo contratto. Due anni dopo, c’è l’Atletico Madrid alla sua porta: 23 milioni di euro, stavolta può davvero andare. Con quei soldi la sua squadra costruirà il suo nuovo tempio e Aguero farà la storia anche a Madrid. Fino almeno al 2011.

Perché poi arriva il giorno in cui tutto cambia: quel 28 luglio 2011 in cui si trasferisce al City per 45 milioni di euro, con un contratto di 5 anni e con poco meno di 200 mila euro che ogni settimana fanno capolino sul suo conto corrente. Una storia pazzesca, la sua. Che si fa leggenda il 13 maggio del 2012, al 94° minuto: il City è campione d’Inghilterra, lo è con un suo gol allo scadere. Mancini gli corre dietro, lui non guarda più nessuno: magari ripensa a quei giorni nella baraccopoli, alle mille partite decise, al gioco che oggi gli ha dato tutto.

Lui voleva solo divertirsi: ha finito per far divertire tutto il mondo. Del resto, è magia anche questa. È la magia di Kun Kun.

 

 

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  • L’immagine di copertina è stata originariamente pubblicata su mynewsdesk 
  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Ludovic Péron
  2. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da joshjdss
  3. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Jan S0L0