Alberto Tomba ha vinto anche Sanremo

Tutto nasce da Sanremo. Sì, avete capito bene: la kermesse più italiana che ci sia tocca questa storia in corde determinanti. Determinanti per tutti, ma soprattutto per Alberto Tomba. Il motivo è semplice: in pochi hanno interrotto l’ordinaria amministrazione del Festival. Claudio Villa, certo: ma per ben altri motivi. E poi arrivò quel ragazzone di Castel de’ Britti, piccola frazione di San Lazzaro di Savena, a sua volta in provincia di Bologna.

Era il febbraio del 1988, Pippo Baudo era al suo posto. E Tomba cosa c’entra? “Era lì per raccontare la sua storia” e per farsi amare totalmente dagli italiani, scavalcando quasi incoscientemente un flusso ininterrotto di canzoni e di ricordi. Due posti che riuscivano in qualche modo a coesistere, un po’ come Alberto e lo sci: che no, non erano destinati a incontrarsi. Non aveva mai visto una montagna da piccolo, lui. Era lo sciatore più lontano dalla tradizione che abbia vinto qualcosa con la casacca azzurra.

Il paese di origine era infatti in collina, lontano dalle piste della grande tradizione sciistica nazionale: la neve fu uno spettacolo pazzesco, la vide per la prima volta sugli Appennini e se ne innamorò perdutamente. Tanto da chiamarla a sé, come patto silenzioso per un futuro già programmato.

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CRESCERE

Dopo una prima fase di apprendimento sulle montagne meravigliose dell’Appennino tosco-emiliano, l’illuminazione non tardò ad arrivare: diversi esperti si accorsero della fluidità di quel bambino, già piazzato e soprattutto coraggioso come un adulto. Roberto Siorpaes era stato un ottimo sciatore, iridato in Nazionale degli anni ’50: fu lui il primo a scommettere su quel ragazzo, portandolo con sé a Cortina d’Ampezzo. Lo stile di Tomba fu subito originale, particolare: aveva capacità fuori dal comune soprattutto nel disegnare quelle traiettorie che aggredivano i pali dello slalom. Gigante o speciale, non cambiava nulla: il fisico è sempre stato statuario, e differente dal classico sciatore. Non c’era più Thoeni, e nemmeno Stenmark: tutti i vecchi dogmi e le vecchie credenze si erano sciolti sulle spalle di quel ragazzo emiliano che s’apprestava a riscrivere un pezzo di storia dello sci.

Alta velocità di base, energia incredibile: sui piani e sui muri più ripidi, tutto sembrava scorrere con la naturalezza più soave e dolce. La prima gara? Inizia nel 1983, in Nazionale: il nome di Tomba finisce sui giornali appena un anno dopo, in seguito alla vittoria del Parallelo di Natale sulla bellissima cornice della collina di San Siro, Milano. Aveva battuto, da aggregato alla squadra B, tutti gli atleti della prima squadra azzurra. Predestinato.

CON LA NAZIONALEtomba-2

Dopo quella gara, il passaggio tra i titolari italiani fu inevitabile, così come il successo. Vince tre gare di Coppa Europa e passa subito alla Coppa del Mondo, in cui esordisce il 16 dicembre del 1985: un anno dal Parallelo di Natale, eccolo lì a battagliare con i migliori del pianeta. Certo, ci vuole qualche gara: dicasi apprendistato. Ma il primo exploit arriva il 23 febbraio del 1985, ancora in slalom speciale: parte con il pettorale 62 e finisce sesto in una gara dominata dal suo grandissimo avversario futuro, Pirmin Zurbriggen.

Il primo podio arriva però soltanto l’anno successivo: è un secondo posto in slalom speciale, datato 14 dicembre 1986, sulla pista della Gran Risa dell’Alta Badia. La prima vittoria dopo il Mondiale di Crans-Montana, in cui vince la medaglia di bronzo nello slalom gigante, arriva nella stagione della verità: quella del 1988, il 27 novembre, giorno in cui ottiene un clamoroso trionfo nello slalom speciale del Sestriere battendo il suo idolo, quell’Ingemar Stenmark che ha sempre visto come un punto di riferimento per entrare nella leggenda.

Ma quella era una stagione diversa, emozionante. Tomba rischiò di vincere la Coppa del Mondo generale, anche se in programma c’era un appuntamento da non fallire: le Olimpiadi di Calgary, che sarebbero iniziate il 13 febbraio sulle note della canzone ufficiale ‘Fanfare for the Common Man’ di Aaron Copland, poi riscritta da Emerson, Lake and Palmer. Nello sci fu Primin Zurbriggen a vincere la prima gara della competizione, ossia la discesa libera. Ma il 25 febbraio la storia cambia: nello slalom speciale, gli occhi degli italiani sono tutti stabilmente puntati su Tomba. Che non si smentisce e che parte subito forte: nella prima manche dà 1 secondo e 14 centesimi al secondo classificato. Nella manche successiva, soltanto semplice e perfetta amministrazione: oro olimpico e l’austriaco Hubert Strolz lasciato a secco, che vince poi in quell’Olimpiade della combinata. Terzo, ancora, Zurbriggen.

NASCE IL MITO

Due giorni dopo Tomba è pronto a scendere per la sua seconda gara, lo slalom speciale: deve disputarla sempre sulla pista di Nakiska e gli italiani non vedono l’ora. Erano tutti incollati al televisore per assistere al Festival di Sanremo: in contemporanea, il mito di Alberto stava per nascere in Canada. Durante il Festival, addirittura, Carlo Massarini era in collegamento dal Palarock e lì furono addirittura gli spettatori presenti a chiedere di fermare tutto per assistere alla gara di Tomba.

Eccolo, il senso dello sport. Per questo motivo, per assistere alla seconda manche dopo che Tomba si era posizionato terzo nella prima, Miguel Bosé e Milly Carlucci danno la linea al Canada: Tomba entra nelle case di tutti e fa una seconda manche assurda, superando Jonas Nilsson, solo sesto. E poi Franck Worndl, argento per soli 6 centesimi dopo esser stato avanti di 63 centesimi a fine prima manche.

L’inizio del mito e di una storia d’Italia. Alberto Tomba finirà per paralizzare un intero Paese davanti alla tv, finirà per farlo esplodere di felicità. Come quella sera del 27 febbraio del 1988 all’Ariston di Sanremo. Anche così, soprattutto così, lo sport torna ad insegnare quanto conti stare uniti sotto un’unica bandiera.

 

 

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