Marco Borriello, il bomber con più maglie di tutti

La Spal è partita forte, davvero forte: la matricola biancazzurra è tornata in Serie A dopo addirittura 49 anni di serie inferiori. Un’infinità se pensiamo ad una città, ad un pubblico, ad un ambiente come quello di Ferrara. Che non vuole fermarsi qui, sia chiaro: perché quattro punti nelle prime due partite sono un bottino importante, ma oltre al pareggio all’Olimpico contro la Lazio e alla vittoria in casa con l’Udinese, la squadra di Semplici ha un motivo in più per sognare in grande: si chiama Marco Borriello.

Sì, perché 49 anni dopo è un gol che pesa tantissimo, quello dell’attaccante napoletano. In questo modo ha infatti eguagliato un record in Serie A che apparteneva al bomber di Juve e Reggina Nicola Amoruso: ora sono 12 le squadre con cui la punta è andata a segno. Dal Milan al Genoa, dal Cagliari allo scudetto in bianconero: quanta vita è passata in ogni rete di Marco.

Il primo? Datato 2003, quando il centravanti giocava giovanissimo nell’Empoli, mentre nell’anno successivo andava in gol con la maglia della Reggina, quindi con Samp e Treviso. Infine, nel 2006 il boom: c’è il Milan e segna a Cagliari. E in terra sarda tornerà per fare sfracelli.

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GLI INIZI

Eppure Borriello non ha sempre avuto una vita semplice, non come quella in area di rigore. Cresciuto nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, a soli 11 anni rimase orfano del padre e con la sola madre Margherita a prendersi cura di lui. È un mancino meraviglioso, Marco: poi ha fisico, potenza, è bravo a fare reparto da solo e a giocare di sponda. Di testa, ecco, sa dire pure la sua.

A soli 14 anni, il Milan si accorge del suo talento: è il 1999 e subito viene ceduto in comproprietà al Treviso, con il quale scende in campo per la formazione Primavera. 10 reti nel suo primo anno, 13 in 12 gare nella stagione successiva. Niente male.

Da Treviso a Trieste, e non è un gioco di parole: nel gennaio del 2001 Borriello passa alla Trestina e affronta il primo campionato tra i professionisti, conquistando subito la promozione in C1 e la riconferma al Treviso. Manco a dirlo: 10 reti in 27 partite. E sogni che crescono.

IL RITORNO E LA PAURA

Il Milan ci crede: ritiene che il giocatore possa finalmente fare il grande salto, che soprattutto sia pronto per palcoscenici europei, oltre ad essere all’altezza dei giocatori da rimpiazzare. Nonostante un precampionato importante, nel 2002 l’avventura in rossonero non va bene: Borriello riesce ugualmente  a segnare il suo primo gol in maglia rossonera, in Coppa Italia, e a debuttare in Champions League. Da qui, la decisione finalmente maturata: si va a giocare. Dove? Ad Empoli, si resta in Serie A: un solo gol, il primo nella massima serie.

Samp e Treviso a dividerselo nell’annata successiva, ma è a Milano che il mondo sembra crollargli addosso: il 21 dicembre del 2006 è positivo al prednisone, metaboliti del cortisone. Nel gennaio dell’anno successivo viene sospeso per tre mesi, fino a fine marzo: al termine della squalifica non ha più considerazione o spazio all’interno della squadra.

Una mazzata clamorosa per Borriello, che decide di rimboccarsi le maniche, di azzerarsi completamente e di ripartire da grande lottatore: nell’estate del 2007, Enrico Preziosi gli telefona e gli propone il ruolo di centravanti nel Genoa che verrà e che è stato appena promosso in SerieA. Marco non ci pensa due volte: accetta, e il Milan lo cede al Grifone per soli 2 milioni di euro.

Ci vuole giusto il tempo di scaldare i motori: a fine settembre, l’attaccante è già l’idolo della gradinata nord, mettendo a segno la prima tripletta in campionato della sua storia contro l’Udinese.

RITROVARSI

È una stagione felice, tranquilla, piena di gol e di soddisfazioni. Arrivano le 100 presenze in A (che festeggia segnando al Toro), arriva la prima doppietta a Roma contro la Lazio. E arriva anche la prima convocazione in Nazionale, oltre al terzo posto nella classifica cannonieri dopo Del Piero e Trezeguet.

Per l’ennesima volta, il Milan si fionda su quel talento che non ha mai lasciato perdere: lo fa sacrificando uno dei migliori prospetti della primavera come Di Gennaro e dopo aver sborsato ben 8 milioni d’euro. Alla fine? La solita sfortuna col rossonero addosso: tanti infortunio ed una lombalgia che non gli dà tregua, neanche nella stagione successiva, quando con Leonardo sembra partire titolare. Nonostante tutto, i gol arrivano: tra campionato, Champions e Coppa Italia, Borriello sarà il miglior marcatore dell’annata milanista con 15 reti.

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DIVENTAR GRANDI

Ma il passaggio da promessa a certezza non arriva: tarda troppo come certi treni della sua carriera. Nell’ultimo giorno di mercato del 2010, la Roma decide di puntare su di lui: la corte è serrata, ma l’accordo si fa realtà solo nelle ultimissime ore. È il valzer delle punte finale: Marco ne sa qualcosa, ma stavolta il giallorosso gli sta alla perfezione.

Col Bologna arriva il primo gol con la maglia capitolina, poi il derby, poi la prima doppietta col Catania. Infine, diciassette sigilli a fine annata, con il record di reti in Champions (4). Il diritto di riscatto è una formalità , il futuro non lo è mai: dopo aver pensato di poter tornare protagonista, coi giallorossi qualcosa s’incrina. Il rapporto non è più lo stesso: Borriello manda tutti a quel paese dopo le prime panchine e i primi trattamenti poco consoni.

Arriva la Juve: il 3 gennaio del 2012, l’attaccante firma per i bianconeri. E sarà decisivo: con un gol a Cesena, in una partita maledetta per gli uomini di Conte, Borriello chiude i conti con la sua inconcludenza e spara un sinistro fondamentale per la rincorsa al Milan e la vittoria finale. È il suo primo scudetto, il primo da protagonista.

GIRANDOLA DI GOL

Non basterà un gol per un riscatto mai pronosticato, non basterà un gol per ritornare a livelli importanti. Ma basterà un gol per esserci, nuovamente. Per tornare grandissimi innanzitutto per se stessi. Genova sembra la soluzione ideale: lui torna a segnare, ad essere felice, a non pensare al futuro. Poi ancora Roma, poi il sogno inglese: si fa sotto il West Ham, ma il bottino recita solo due presenze con contorno di gol.

Sono anni in cui vale la pena però rischiare, provare, sperimentare. Anche se casa resta sempre un’opzione contemplabile: e infatti il rossoblù torna ancora, stavolta a titolo definitivo. Otto partite senza segnare, dopo la prima parte di stagione ai margini della Roma. Ancora. Come ripartire? Da chi cerca esperienza e usato sicuro, gol e testardaggine.

Borriello si rimette a correre, a farlo più di tutti. Arriva la chiamata del Carpi dopo la scadenza del suo ultimo contratto: quattro gol e tanta garra. Ma anche quattro mesi, perché poi a gennaio chiama l’Atalanta e pure coi bergamaschi vengon fuori belle storie e altrettanti gol.

Di cosa ha bisogno? Di stabilità, magari. Cagliari sembra la piazza ideale per pensare a lungo termine: il 3 agosto c’è un’altra città di mare sul suo cammino. Con una promessa fatta a Bobo Vieri: se dovesse arrivare a 15 gol in campionato, l’ex bomber di Juve e Inter gli avrebbe pagato la vacanza. Duro lavoro, sponde e tanto benedetto talento, oltre ad una condizione fisica che non lo abbandona mai: alla fine saranno venti gol stagionali, più di ogni altra stagione nella massima serie. La scommessa? Arrivano i soldi, ma Marco li devolve in beneficenza.

Un gesto che spiega tanto, forse tutto. Così come l’ultimo passaggio alla Spal, così come il record agguantato proprio a Ferrara: nessuno ha segnato con così tante maglie. Di motivi precisi non ce ne sono: la girandola di Borriello è stata tutto e niente. Ma di una cosa siamo certi: ovunque dovesse andare, quest’uomo farà gol. Perché ce l’ha nel sangue. E perché ha una voglia matta dimostrare di che pasta è fatto.

Alla prossima maglia, Marco.

 

 

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