Buon compleanno Sarri

No, non è il titolo di un film che racconta le gesta di un toscano trapiantato a Napoli, bensì, l’identikit del neo-allenatore della squadra calcistica della capitale campana, che con umiltà e senso del dovere ha conquistato il pubblico calcistico napoletano e non solo.

Già, perché quando si stila la scheda di Sarri si legge un “nato a Napoli” (proprio oggi, 57 anni fa!) che suona strano, specie quando lo senti parlare, con la sua cadenza che più toscana di così non si può. Ma Napoli, Sarri, ce l’ha nel destino fin dalla nascita, perché qui nacque “mister 33” (soprannome affibbiatogli ai tempi del Sansovino per la maniacale attenzione sui calci piazzati) quasi 57 anni fa, lui toscano doc di Figline, la cui origine partenopea è legata al girovagare del padre per lavoro.

Vive i primi tre anni della sua vita a Bagnoli, prima di trasferirsi in Toscana, in provincia, tra Arezzo ed Empoli. Ma il calcio, pur rappresentando una passione viscerale, non è sempre stata l’unica ed esclusiva occupazione di mister Sarri. In provincia è cresciuto, dalla provincia è emerso grazie alla sia grande capacità di preparare tatticamente le partite.

Ma chi viene dalla gavetta (e Maurizio Sarri ne ha fatta davvero tanta) non puo’ fare un passo indietro di fronte a queste difficoltà, è un onore-onere per chi, testardo e tenace come lui, ama queste sfide.

Facciamo un passo indietro, per conoscere Sarri e, facendolo, non puo’ sfuggire che il suo amore sviscerato per il pallone deve dividerlo con il suo lavoro di bancario. E fino a che si tratta di allenare squadre di dilettanti della provincia, problemi ce ne sono pochi. Otto ore in banca e poi via a coltivare la sua passione. Tutto bene, fino a che le due cose rimangono compatibili; poi Maurizio deve operare una scelta, che cambierà la sua vita.

Nel 2000 allena la Sansovino, squadra della provincia aretina di Eccellenza. Una cavalcata trionfale e la promozione in serie D, per Sarri è giunto il momento di prendere una decisione; il mondo professionistico non ammette distrazioni, compatibilità con altri lavori, ci vuole tempo, dedizione.

Per Maurizio Sarri la scelta è facile: addio banca, addio stipendio sicuro, adesso si fa sul serio e si mette in gioco professionalità, futuro suo e della famiglia. Scelta che si rivela subito azzeccata, due stagioni alla Sansovino e storica promozione in C2 per un paese di pochi abitanti e che fino a poco tempo fa aveva sempre navigato nell’anonimato dilettantistico.

Missione compiuta, dunque, e via per altri lidi, per altre scommesse da vincere. Cambia vallata e dalla Valdichiana si trasferisce in Valdarno dove l’aspetta la Sangiovannese allora in C2. La squadra, sotto la sua guida tecnica viene promossa in C1, Maurizio Sarri comincia a farsi conoscere e ad essere seguito dagli addetti ai lavori.

Quello che colpisce di questo tecnico è l’ostinata ricerca di nuovi schemi, capisce che le situazioni da gioco fermo sono importanti, a volte determinanti nel corso dei novanta minuti, si vocifera che Sarri collezioni ogni tipo di statistica sui giocatori professionisti, e che basi molte delle sue valutazioni su questi dati.

E’ un personaggio a prima vista poco socievole, ma solo all’apparenza: facile capire il suo carattere non particolarmente malleabile verso l’esterno, ma capace di fare gruppo nelle situazioni particolarmente difficili. Dei natali napoletani e di quella cultura ha ereditato la superstizione: quando era alla Sansovino per non vedere la moglie prima delle partite, fece lasciare il figlio in un bar in un paesino vicino e andò a prenderlo lui in macchina.

Vestiva sempre alla stessa maniera sia nelle partite che negli incontri con la stampa. Alla fine degli allenamenti portava sempre i giocatori alla bandierina opposta all’entrata degli spogliatoi per scaramanzia. Quando passò alla Sangiovannese i tifosi della Sansovino non gliela perdonarono e lo accolsero con la panchina tappezzata di foto di gatti neri.

Nel 2005 il salto di qualità, in serie B a Pescara, un’annata, quella abruzzese più che positiva, nonostante fosse partita tra mille dubbi e difficoltà. Trova una società retrocessa e da poco ripescata, con un organico ad inizio campionato, ancora da completare. La sua avventura nasce la lo scetticismo generale, ma un bellissimo campionato ed una tranquilla salvezza fa ricredere tutti quanti ed i suoi estimatori crescono a vista d’occhio. Maurizio non rimane a Pescara l’anno successivo; i motivi sono oscuri, perché la piazza lo ama e lui si rimette in discussione attendendo tranquillamente una chiamata. La chiamata arriva il 31 ottobre 2006, ma non è una chiamata come potrebbero essere tante altre. Questa è “La chiamata”, perché a comporre il suo numero del cellulare sono Mancini e Pieroni, Presidente e Direttore Sportivo dell’Arezzo, la squadra della sua città.

E che importa se la squadra è alla deriva, ultimissima e sottozero, lui è Maurizio Sarri e anteporre l’amore e la sfida quasi impossibile a meri obiettivi economici è una questione di onore e di cuore. E così si avvera dopo sedici anni un sogno, e nella sua mente, sicuramente ripercorrerà tutte le tappe della sua carriera nata nei campetti in terra, nelle docce fredde, nei panini mangiati tra il lavoro e la passione, tutto di corsa, con tanti sacrifici, che adesso, entrando nel prato del Comunale, si accavalleranno nella sua mente. Ad Arezzo è stato ben accolto da tutti, da lui ci si attendeva un miracolo; riuscire a salvare il cavallino. E miracolo è stato.

L’ennesimo.

Dopo le brevi esperienza con Avellino e Perugia, dopo tanta gavetta eccolo in serie A, con un Empoli che in due anni e mezzo dà spettacolo: prima in B, poi nel massimo campionato. Sarri è il tecnico che anche in serie A si presenta alle interviste in tuta, che fa giocare le sue squadre a memoria e che sa valorizzare i giovani come nessuno mai in azzurro.

A Giugno Aurelio De Laurentiis lo sceglie per sostituire Benitez alla guida di una grande squadra come il Napoli, mostrando anche in una piazza importante come quella partenopea, i fondamenti del suo calcio: organizzazione e spirito di sacrificio. Maurizio Sarri è proprio questo: pratica il suo credo fregandosene di tutto e di tutti e Napoli di certo non lo cambierà. Un allenatore per certi versi di vecchio stampo, ma per altri molto moderno. Forse è proprio questo il segreto del suo successo. Senza dimenticare la tanta gavetta che ha fatto e le origini da cui proviene.

Una storia che si ripete: un altro grande allenatore toscano come i vari Spalletti, Baldini, Cagni, fedelissimo dei propri schemi. Già, gli schemi, così perfetti ed efficaci in campo; così lontani dal sistema fuori da quel mondo.

Lui ne è e ne rimarrà fuori.
Anche per questo solo dopo oltre 20 anni di gavetta ci si accorge di lui.