Come nasce il calcio di rigore?

Era il giugno del 1890, un giorno come tanti mentre il calcio continuava la sua corsa verso un ignoto meraviglioso. Qualche regola da aggiustare, una stagione pronta a ripartire e il pallone come unico vero punto di riferimento in un movimento necessariamente da riformare. Erano le prime annate, ma s’annusava già l’aria di grande mutamento.

“Se qualche giocatore dovesse intenzionalmente spingere o trattenere un avversario, o deliberatamente trattenere la palla ad almeno dodici yards dalla linea di porta, l’arbitro dovrebbe sanzionare e dare un ‘penalty kick’, da battere ad undici metri dalla linea di porta”. Ecco, errata corrige: non era proprio un giorno come gli altri. Non se arriva una richiesta di queste dimensioni, di questa portata.

Questa nuova tecnica fu proposta all’International Board: si trattava di una modifica regolamentare che avrebbe sconvolto tutto e tutti. Che avrebbe dispensato emozioni, gioie, dolori. Quanti dolori. L’avrebbe reso più divertente, sicuro, ma quante polemiche in seguito.

Nasceva così il calcio di rigore: che inizialmente non piaceva, considerato troppo moderno, contro le regole di un gioco che andava in ogni caso preservato dai troppi tecnicismi. Chi decideva i metodi del giuoco era vecchio stampo, un po’ come oggi: c’era la convinzione che nessun giocatore in realtà commettesse scorrettezze in campo. La realtà, chiaramente, diceva altro: c’erano falli sugli attaccanti che tiravano in porta, tocchi con la mano. E poi i pugni in area di rigore. Insomma, una deriva che bisognava portare a termine.

Erano anni in cui il progresso si faceva largo per le strade, nei pensieri. E tante cose erano destinate a cambiare: lo decideva il mondo. Il calcio non n’era esente. Il 20 dicembre di quell’anno, qualcosa iniziò a muoversi: era una partita di Coppa di Scozia, giocavano East Stirlingshire e Hearts. Finì 1-3, ma la notizia riguardò il difensore della squadra ospite Jimmy Adams: era colpevole di aver deviato volontariamente con la mano un tiro avversario, probabilmente gol senza la sua ‘interruzione’.

Nel successivo giorno di San Valentino, un altro episodio. Erano i quarti di finale di Coppa d’Inghilterra: in campo, Stoke City contro Notts County. Risultato finale 1-0, Jack Hendry dello Stoke respinge un gol certo con la mano, provocando un calcio di punizione mai trasformato dal Notts. I biancorossi piazzarono tutta la squadra sulla linea di porta e il tiro fu respinto: stavolta si sfiorò la tragedia.

rigore-paragrafo-2Insomma, bella utopia questa fantomatica lealtà puritana. E le lamentele si fecero pressanti: chi pubblicamente, chi privatamente, chi andando direttamente al cuore del Board. Tra questi, un irlandese poco incline a starsene sulle sue: William McCrum il suo nome. Da tutti chiamato ‘Master Willie’, un rampollo di una famiglia ricchissima, brava a farsi una storia nell’industria del lino. Tra mille impegni, mille istanti di vita, Willie giocava nel Milford. E fu lui il protagonista del primo campionato irlandese della storia.

Era sempre il 1890, il Milford giunse ultimo perdendo tutte le partite: ma fu più decisivo di ogni altro team. McCrum era un portiere e tutto questo poteva anche andare contro i suoi interessi. Un portiere che fu però colpito dalla foga dei suoi difensori intenti ad evitare gol certi in qualsiasi modo, con qualsiasi mezzo.
Il Board accettò. Discutendo, proponendo, ponendo problemi quasi drammatici. Ma accettò.

Nella riunione tenuta il 2 giugno del 1891, un albergo di Glasgow divenne lo scenario perfetto di un segno epocale e distintivo del pallone: il calcio di rigore divenne La regola di questo sport. La tredicesima, teoricamente. Fino a quel momento, la più ingombrante: nella stagione successiva, sarebbe stata di dominio e portata pubblica.

rigore-paragrafo-3Il primo rigorista? Non esiste una precisa documentazione. Di specialisti non ce n’erano, tuttavia molti pensano che sia stato James McLuggage. Le riviste specializzate, come Scottish Sport, riportarono di un Airdrieonians-Royal Albert, match valido per un torneo locale. Ci si ritrovò allo stadio scozzese di Airdrie, ad arbitrare un tale James Robertson. Manciata di minuti e subito la nuova regola prese piede: calcio di rigore a soli 4 giorni dalla promulgazione, per un intervento di un difensore della squadra di casa. Dagli spalti un putiferio: in pochissimi conoscevano la novità e in pochissimi capirono che in quel momento si fece la storia.

Conteggio dei passi, posizionamento della palla – che si poteva porre in qualsiasi modo, in qualsiasi luogo (anche defilato), l’importante è che fosse ad undici metri – e la barriera che si scioglie. Come? Le proteste dagli spalti aumentavano: i giocatori dovevano posizionarsi dietro il pallone, per la precisione 6 yards. McLuggage va dal dischetto: gol. E il Royal Albert vinse 2-0. Per spiegarlo ai tifosi c’era tutto il tempo del mondo.

Da James a… James. Stavolta, sempre in Scozia, il protagonista della storia è Jay McCall. A soli due mesi dalla rete di McLuggage un altro collega aprì l’ombrello della storia: Leith Athletic contro Renton, risultato finale di 2-3. Nel primo tempo, gli ospiti ricevono un calcio di rigore: colpa di Geordie Anderson, con un brutto fallo riuscì ad atterrare proprio McCall. Che dal dischetto non sbaglia. Nel secondo tempo, altro giro e altro penalty: stavolta ai padroni di casa. Matt McQueen va dagli undici metri, ma John Lindsay – il portiere – devia la palla con le dita, lo fa oltre la traversa. Ed ecco il primo rigore sbagliato in una competizione ufficiale. Perché l’8 agosto, infine, in Dunblane-Gairdoch, John Ramage colpì la base del palo e la palla rientrò in campo: la sfortuna volle che non si trattasse di un match ufficiale.

O almeno non come Alf Farman: per la tradizione inglese è lui il padre del primo rigore. Era un campione del Newton Heat e il 5 settembre del 1891, nella gara col Blackpool (valida per la Lancashire League) colpì il portiere Richard Wright. Gli almanacchi però nascondevano una falla: in quel periodo, il Newton militava nella FA (Football Alliance), un campionato parallelo a quello federale. La prima gara sui registri ufficiali no, non è quella. E allora la probabilità lascia malignare: gli agiografi hanno manipolato le date per accreditare a Farman il primo rigore della storia. Ma non avevano fatto i conti con noi…

 

 

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