Campioni senza tempo: l’ultima impresa di Francesco Totti con la sua Roma

Ventinove maggio 2017: nono minuto della ripresa di Roma-Genoa, Mohamed Salah lascia il posto a Francesco Totti, per tutti “Il Capitano”, alla sua 619° presenza in Serie A. L’ultima della sua ineguagliabile carriera da calciatore professionista.

Allo Stadio Olimpico sono accorse quasi 70.000 persone, come nelle grandi occasioni in cui ci si gioca qualcosa di importante, derby o scontro al vertice che sia, sebbene il campo abbia già espresso i suoi verdetti la settimana prima. Per la Roma c’è soltanto da fare un piccolo sforzo e garantirsi l’accesso diretto alla Champions League battendo un Genoa già salvo.

La speranza di ognuno di quei 70.000 tifosi, che in una manciata di giorni hanno polverizzato i biglietti disponibili, è quella di veder giocare il loro campione per l’ultima volta, appalaudirlo e ringraziarlo per averli fatti sognare da venticinque anni a questa parte. E perché no, magari vederlo segnare ancora e schizzare sotto la Sud a raccogliere l’abbraccio di una città intera.

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Tutti con Totti

Al suo ingresso, nonostante le aspettative iniziali, la partita è ancora in bilico: risultato fermo sull’uno a uno e giallorossi alla ricerca del gol-qualificazione. Totti si trova a pochi centimetri da De Rossi quando il suo amico e compagno di mille battaglie scaraventa in rete il pallone del due a uno. Tutti a festeggiare Daniele, che mai come in questo momento sente di dover raccogliere un’eredità tremendamente ingombrante.

Minuto settantanove: un’incertezza del portiere Sczcesny in uscita spalanca le porte a Lazovic per un comodo pareggio. Dramma Roma. Mancano dieci minuti e l’incubo è a due passi, col Napoli saldamente in comando a Marassi contro la Sampdoria e provvisoriamente un punto sopra i giallorossi.

In questa storia c’è anche un antagonista, Spalletti. L’uomo che sì, ha gettato le basi per il futuro attraverso mille difficoltà, ma che in un certo qual modo ha peccato di lesa maestà. Totti, a Roma, nun se tocca e Luciano, a detta dei suoi seguaci, avrebbe dovuto gestire “Il Capitano” in maniera diversa. Daje Francé, salvace te, ancora una volta, per l’ultima volta, per la tua storia, per Roma intera.

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Oltre i confini della realtà

La palla balla al limite dell’area genoana, Perotti prova l’inserimento, Nainggolan scatta dalla parte opposta, Dzeko si smarca al centro e Totti sorveglia sulla tre quarti avanzata, con la difesa del Genoa che prova a fare il possibile per arginare la furia romanista. Fischia l’arbitro Tagliavento: fallo in area di rigore.

I cuori dei presenti sobbalzano all’unisono: può essere l’epilogo perfetto di una storia d’amore cominciata a Brescia, il 28 maggio 1993, quando Francesco dava il cinque a Rizzitelli subentrandogli nei minuti finali della partita. Il gol vittoria del Capitano, l’ultima firma dell’ottavo Re di Roma.

Fallo in attacco di Perotti, punizione per il Genoa, risultato inchiodato sul due a due. Perché la voglia di vederlo ancora una volta decisivo, nei momenti che contano, è forse più concreta di qualsiasi realtà si palesi sul campo da gioco.

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A modo suo

Poi la Roma ci mette il cuore e passa nuovamente in vantaggio: punizione di Nainggolan, sponda di Dzeko e Perotti spara in rete la palla del tre a due. Sarà l’ultima esultanza del Capitano sotto la curva, o forse no. In fondo mancano ancora due minuti più recupero, il Genoa mollerà la presa e Francesco potrebbe ancora segnare.

I giallorossi si buttano in avanti per mantenere la palla lontano dalla loro area e chissà, magari trovare uno spiraglio per l’ultima pennellata d’artista. I compagni, l’Olimpico, Roma intera: gli occhi sono tutti su di lui. Palla a Francé e vediamo che s’inventa.

Avrebbe potuto tentare uno scatto, inventarsi un dribbling, provare una conclusione da posizione impossibile e nella maggior parte dei casi non riuscirci. Un po’ per l’emozione, un po’ per i quarant’anni alle spalle, ma soprattutto perché non è nel suo stile, nello stile del Capitano. Francesco prende palla e se la porta verso la bandierina e mentre tutti si aspettano chissà quale miracolo in quegli ultimi istanti di gioco, nessuno si accorge dello scorrere del tempo.

Nessuno tranne lui e Tagliavento, che porta il fischietto alla bocca e mette il sigillo sulla sua ultima partita da professionista. Come un vero condottiero, Totti ha deciso di omaggiare il suo pubblico facendo quello che gli è risultato più naturale da quando indossa la maglia giallorossa: il bene della squadra. Il Capitano si porta per l’ultima volta la squadra sulle spalle con l’obiettivo Champions in tasca e blinda il successo nascondendo la palla agli avversari: un epilogo forse ancora più dolce di quello che ci poteva aspettare per un campione senza tempo, amato da tutti gli appassionati di calcio.

 

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