Quant’era forte Christian ‘Bobo’ Vieri…

“Sai chi è lui? Lui è il figlio di Bob Vieri”. Ecco: chissà quante volte quel ragazzino di nome Christian s’è sentito chiamare in quel modo, perché poi se sei figlio d’arte lo sei per sempre. Non importa quanto grande puoi diventare, non importa il tuo percorso: sarà sempre una piccola, spesso bella macchia. Finché non arriva il giorno in cui piazzi oltre trecento gol tra i professionisti.

E allora Bob perde importanza perché si fa largo Bobo. Storie di assonanze e parentele, ma soprattutto storie di gol. Di tanti gol. Christian nasce a Bologna ma cresce in Australia, dove il papà Roberto ha vissuto per oltre dodici anni e dove venne invitato per una serie di partite con una squadra di Sydney a fine carriera, salvo poi decidere di restarvi. Quelli sono gli anni in cui Vieri jr. cresce, diventa grande e impara lo sport: inizialmente prova a far tutto, dal cricket al basket. E poi? Poi arriva un bel giorno in cui dice a suo papà: “Voglio provare a giocare a calcio”.

Bob è un personaggio d’altri tempi, ma Bobo è un ragazzo sveglio, che non si risparmia, che mette il lavoro al primo posto sempre e comunque. Nel 1990 è notato dagli osservatori del Torino dopo un’amichevole con il Prato, squadra in cui Roberto aveva procurato un posto al figlio. Cento milioni di lire, i toscani accettano: Vieri arriva al Filadelfia per giocare in Primavera. I gol? Son tanti. E pure qualche panchina in A gli fa ribollire il sangue da calciatore nelle vene.

IL DEBUTTO

Nella seconda stagione con i granata, Christian assaggia finalmente il campo dei grandi. Entra nei templi del calcio italiano il 15 dicembre del 1991. Era un Torino-Fiorentina, una partita d’alto impatto emotivo per un toscano come lui, non solo per i primi minuti da calciatore vero. Sei partite e un gol nella sua prima annata professionistica, quindi la cessione in prestito al Pisa nell’anno successivo e quell’ancora dopo al Ravenna, nuovamente in prestito. Ma no, non convince: il ragazzo è pesante nei movimenti e poi le reti faticano ad arrivare. Non riesce proprio ad adattarsi, né alle botte né alle pressioni. E papà Bob? Continua a ripeterglielo: ‘Ma sei sicuro che vuoi fare il calciatore?’. Ve l’avevamo detto, però: Christian è uno che non ha mai mollato.

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Rientra al Toro nel 1994, i tecnici finiscono subito per scartarlo: non ha tecnica, insinuano. Il presidente è Gianmarco Calleri: aveva appena venduto la Lazio a Cragnotti, ora ci sta riprovando con il Torino. Alla fine arriverà anche la sua ultima parola sulla cessione del giocatore: va via. Dove? Al Venezia. Anzi no: Rampanti ha da dire qualcosa. E quando parla Rosario Rampanti, allenatore della Primavera, qualcuno che ascolta c’è sempre.
“Aspettate Christian – disse al Presidente -, sta crescendo dal punto di vista tecnico, dobbiamo solo aspettare”. Calleri aveva già preso accordi con il Venezia, alla fine optò per dare il giocatore in comproprietà. L’offerta del Venezia era tuttavia buona, alla fine andò via per seicento milioni più la metà di Petrachi, oggi proprio DS del Toro.

DIVENTAR GRANDIvieri-atalanta

E allora Christian riparte, ennesima piazza bollente ed ennesimo trasloco. In Serie B con il Venezia finisce per piazzare undici gol, facendo alzare così il prezzo a tre miliardi. Ci pensa l’Atalanta: nel 1995 sette gol e tante nuove attenzioni, oltre alla quotazione che scatta in alto. Nel 1996 la Juventus sborsa nove miliardi per mettere il centravanti a disposizione di Marcello Lippi: per Vieri è un sogno, è la squadra per cui ha sempre tifato.

Ma tra i due toscani non c’è sempre stato un amore fortissimo. Lippi e Vieri sono infatti protagonisti di uno scontro che la società prova a non far filtrare. Moggi tiene testa al suo attaccante sostenendo l’allenatore. Durante un Juventus-Atalanta, narra la storia, Bobo era entrato al 40′ e dopo cinque minuti finì il primo tempo: il tecnico gli disse ‘qualcosa’ negli spogliatoi e lui rispose. Non stiamo qui a dire che dovettero intervenire i compagni a dividerli nello spogliatoio. Alla fine? In tarda serata Peruzzi chiama Vieri, i due si recano in un ristorante e trova Lippi. Gli chiese scusa, parlarono un po’. Quindi, tribuna per quattro partite, seguita dalla chance dal primo minuto contro l’Inter a Milano e quella successiva contro la Roma entrambe con Amoruso. Da quel momento Vieri non uscì più dalla squadra.

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Questione di uomini. E Vieri segna otto gol, dimostrando di essere l’uomo che serviva alla Juventus per continuare a dominare. Ed è l’uomo perfetto anche per la Nazionale, grazie a Cesare Maldini che gli concede il debutto il 29 marzo del 1997 contro la Moldavia a Triste. Gioca con Zola e davanti a Di Matteo, entrambi grandi giocatori in Inghilterra, al Chelsea. L’Italia segna con Maldini jr, poi ci pensa Zola. Al cinquantesimo è subito Bobo a fissare sul 3-0 il risultato, lasciando il campo venti minuti dopo per Padovano.

IL SOGNO

Gli attestati di stima sono infiniti: arrivano i complimenti di Maldini che pensa di aver trovato il nuovo Gigi Riva; l’avvocato Agnelli è super entusiasta e raccomanda a Moggi che il giocatore continui così in maglia bianconera. Tant’è che a mezza stampa annuncia: “Ho parlato con il direttore, Vieri resta con noi”. Ecco: non passano praticamente ventiquattr’ore e Christian è già su un volo diretto Caselle-Barajas, direzione Madrid.

Moggi l’ha appena venduto all’Atletico per trentaquattro miliardi, con un utile di quindici. L’Avvocato è stato praticamente sbugiardato: non commenta ma si nota la sua ferita. Vieri strappa un mega contratto e va a vivere in una delle città più belle al mondo. La felicità insomma, soprattutto quella di giocare al Calderòn per i Colchoneros. “La cosa migliore che ho fatto da quando gioco a calcio”, la definisce Bobo. Che frequenta la movida notturna di Madrid ma che poi va in campo e gioca alla grande, alla perfezione.

Quattro anni di contratto che si tramutano nel titolo di capocannoniere e in gol pazzeschi. I tifosi rojiblancos sono perdutamente innamorati, ma Christian è perdutamente innamorato dell’Italia. Vuole tornare. Chi lo prende? Ci provano tutti. Ma la prima a scendere in campo è la Lazio. Vieri è fermo ai box per la solita contrattura muscolare, i medici danno però l’ok e allora può firmare il nuovo contratto. 53 miliardi all’Atletico che saluta uno dei suoi migliori giocatori dopo appena una stagione: sei miliardi netti a lui, che fiuta gli affari quasi meglio della zona gol. Anche qui, ancora qui: Vieri dura appena un anno, anche perché con Cragnotti le cose non vanno. La Lazio gli va stretta e finisce sul mercato: chi vuole il centravanti della Nazionale? Praticamente tutti.

L’ALTRA VITA DI BOBO

L’Avvocato stavolta si fa sentire, e allora ci riprova forte la Juventus. Dentro un’offerta clamorosa: Del Piero per Vieri, scambio secco. La Lazio prova in tutti i modi a trattenerlo forte del contratto fino al 2003: non importa, non è mai importato. I bianconeri però rischiano le proteste dei tifosi e allora ritirano Alex dalla trattativa: dentro stavolta Davids più sessanta miliardi. Alla fine arriva però Moratti, stile gara di MotoGP: Cragnotti sta per cedere alle lusinghe dei bianconeri, finché il patron dell’Inter va dritto a Roma e i due s’incontrano all’Hotel Bernini. Vieri viene valutato novanta miliardi, l’affare non può non farsi: nell’affare c’è pure Simeone.

Christian parte per Milano, per un’altra vita: è felicissimo, giocherà con il più forte al mondo, con il suo idolo Ronaldo. I tifosi laziali gli imputano il tradimento, i giornalisti quello di oggetto ‘facile’ del mercato. “Siete strani voi, questo è il calcio”, risponde Bobo anticipando i tempi almeno di dieci anni.

Ronnie si fa male, Bobo prova a rimediare per lui: ancora una volta però i suoi muscoli cedono. L’Inter non riesce ad ingranare e allora Lippi saluta. Alla fine del campionato 2000-01 Vieri è ancora in balia delle trattative: c’è la Juventus che ha ripreso Lippi e che ha ceduto Inzaghi al Milan. Stavolta Agnelli prova ad intromettersi in prima persona nelle compravendite: non l’ha mai digerita quella cessione all’Atletico. Ma l’Avvocato alla fine prenderà Salas, Vieri non tornerà mai più nella squadra per cui tifa.

LE DELUSIONI

Bobo allora fa il suo dovere, rispetta il contratto e prova a portare l’Inter in alto. Quasi ci riesce, quasi vince lo scudetto: poi arriva il 5 maggio del 2002, la sconfitta in casa contro la ‘sua’ Lazio e un sogno spezzato sul più bello. Il mondiale in Corea diventa allora la grande occasione di poter portare qualcosa a casa: ma niente, gli azzurri sbattono su Moreno nonostante l’ottimo torneo disputato da Christian. Nel 2004 la sorte è addirittura peggiore: Vieri non riesce a dare il suo contributo, così come tutta la squadra. Ultima stagione all’Inter.

Sono anni difficili, anni in cui l’attaccante scopre di esser stato addirittura intercettato e seguito dagli uomini del suo presidente. Si sente tradito, Vieri. E decide di cambiare aria. Dove? Dall’altra parte di Milano, in rossonero. Solo pochi mesi, poi il Monaco.

E in Francia un infortunio tremendo al legamento crociato del ginocchio. Ormai sembra finita, nessuna squadra lo cerca: la Samp si fa sotto ma Bobo rifiuta optando per l’Atalanta nel 2007, dove si ritaglierà qualche spezzone di partita. Nell’estate dello stesso anno Firenze lo accoglie ma termina nel peggiore dei modi: un rigore sbagliato e l’infortunio in semifinale di Coppa Uefa contro i Rangers Glasgow. Il resto è solo tabloid, prime pagine e una vita da giornalista e da social star. Peccato però che nessuno ricordi quant’era forte Bobo Vieri. Quant’era forte davvero…

 

 

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