5 citazioni che spiegano Giovanni Trapattoni

In oltre 40 anni di carriera Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino, classe 1939, ci ha regalato un numero di perle e citazioni almeno pari ai trofei che ha vinto sui campi di calcio di mezzo mondo. Del resto il Trap è così: prendere o lasciare.

Stiamo comunque parlando di uno degli allenatori italiani più conosciuti e vincenti della storia, unico tra quelli ancora a questo mondo capace di vincere tutte le competizioni europee per club possibili, recordman assoluto di scudetti in patria, ed insieme a Carlo Ancellotti, unico allenatore italiano capace di vincere un campionato in almeno altri 3 paesi esteri.
Eppure rimane nell’immaginario collettivo per le sue interviste, i suoi bislacchi proverbi, e le sue sfuriate.

Non dire gatto….trap1

Una delle prime e più famose massime di Trapattoni è quella del gatto nel sacco. Anzi più precisamente “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Molto celebre è la sua trasposizione in inglese di questa massima ormai entrata nel linguaggio comune, risalente ai tempi in cui era C.T. dell’Irlanda.
In realtà questa è la storpiatura di un famoso proverbio, che invita alla prudenza e a non dare per scontato nulla. Trapattoni ha dimostrato in molti anni di carriera di trasmettere appieno questa convinzione alla sua squadra, predicando attenzione e massima concentrazione per tutti i novanta minuti. Raramente si è vista una formazione del Trap cedere di schianto sul finale o lasciare sul campo una vittoria certa. Magari è proprio perché i suoi giocatori non hanno mai detto gatto prima di averlo nel sacco….

Strunz e suoi fratellitrap3

La più celebre interpretazione di Giovanni Trapattoni è però quella lasciata ai posteri nel suo periodo al Bayern Monaco. Qui, con uno spogliatoio turbolento e qualche frizione di troppo, il Trap esplode in conferenza stampa.
Fino a qui nulla di strano, la storia è piena di allenatori che perdono la brocca davanti ai microfoni, regalandoci show imperdibili.

Ma quello che colpisce l’immaginario è il cacofonico cognome del malcapitato Strunz, urlato a più riprese da un infuriato Trapattoni. Il contendere era la continua forma fisica scadente del giocatore in questione, che aveva la colpa di lamentarsi, oltre a non essere utile alla causa. Il tutto viene urlato in conferenza stampa, condito da pugni battuti sul tavolo e da un tedesco a dire il vero abbastanza maccheronico. Il risultato è un pezzo di involontaria comicità, che però da una scossa alla squadra, impigliata tra le maglie di una crisi di gioco e risultati.
In un momento di difficoltà per la squadra Trapattoni fa leva sull’orgoglio dei suoi campioni, chiamandoli direttamente in causa davanti ai microfoni, spiegando con i fatti una delle sue lezioni più importanti. Per lui prima di essere giocatori bisogna essere uomini, e prendersi le proprie responsabilità. L’allenatore può fare da schermo protettivo, ma per un tempo limitato, ed il Trap pretende che i suoi uomini ci mettano la faccia, sia nelle vittorie che nei momenti cupi.

Il filo conduttore elettricotrap4

Durante le interviste dopo partita si trovano molte delle gemme di Giovanni Trapattoni. Ancora con l’adrenalina della gara in circolo, le parole fluiscono rapide e lo strafalcione linguistico è dietro l’angolo. In una di queste interviste il Trap parla di un fantomatico filo elettrico conduttore che la squadra aveva smarrito, ma che in corso d’opera ha ritrovato. Un lapsus, che strappa un sorriso per la figura retorica bizzarra che disegna, ma che ci dice di quanto sia importante per mister Trapattoni dare una scossa alle proprie formazioni. Molte delle squadre del Trap, sono infatti costruite sulla forza dei nervi e della capacità di metter sul campo una grinta e un’elettricità, appunto, maggiore dell’avversario. Intensità prima di tutto, per non perdere mai il filo…conduttore della gara.

Palloni e coniglitrap5

Un’altra volta sempre nelle interviste post gara, a Trapattoni viene in mente un’ardita allegoria tendente verso il mondo della magia. Con un microfono davanti spiega a milioni di appassionati che talvolta, dentro ad un pallone di calcio si nasconde un coniglio. Ebbene sì un coniglio. Nessun cilindro magico da cui estrarlo, ma solo palloni da cui spuntano conigli. Questa altra perla del Trap, ci spiega come lui prenda il suo modo di essere mister. Ritiene di poter preparare una partita nei minimi dettagli, di poter preparare al meglio la squadra, ma poi sa perfettamente, da uomo di calcio navigato qual è, che sono i giocatori che vanno in campo. E che sono le loro prodezze a poter decidere una gara in un senso o nell’altro. Lui di campioni ne ha allenati a bizzeffe ed ha dovuto studiare modi per fermarne altrettanti, ma sa perfettamente che davanti all’espressione massima del talento, si può fare davvero poco su un rettangolo verde.

Limoni “al sugo”trap2

“Quando sento parlare di immagine, penso immediatamente a certi bei limoni che poi, al momento dell’apertura, sono completamente senza sugo”
Grazie a questa meravigliosa gaffe linguistica possiamo apprezzare un altro tratto distintivo di che tipo di allenatore è stato Giovanni Trapattoni. Un mister molto ancorato alla praticità, sempre senza fronzoli, dove il raziocinio freddo e calcolatore prevaleva sull’aspetto del bel gioco. Molto spesso in carriera gli è stata addossata la colpa di non fare giocare bene le proprie squadre, e con l’avvento dei profeti della zona a cavallo degli anni 80 e 90, questa critica si è ulteriormente inasprita. Ma per aspro che fosse il succo, o sugo per dirla col Trap, di questi bei limoni era sempre più scarso dell’immagine del frutto che veniva proiettata sul campo da gioco. A Giovanni Trapattoni è sempre interessato in prima battuta il risultato, e degli svolazzanti schemi dei profeti del bel gioco non sapeva che farsene.
Questo era, e sempre sarà, Giovanni Trapattoni da Cusano Milanino.

 

 

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