Ezio Vendrame, la storia del ‘George Best italiano’

Per Ezio Vendrame il calcio di oggi non esiste. Per lui è un qualcosa di ‘finto’, di ‘acrilico’: al mondo sono esistiti solo tre giocatori e sono stati Maradona, Zigoni e Gigi Meroni. E in questo ordine, chiaramente non alfabetico. Il resto? “È noia”. E via di citazioni al Califfo.

Ma chi è Ezio Vendrame? Iniziamo col dire che sarebbe diventato anche un nome di quella lista, se solo avesse voluto. Poteva essere un numero uno del calcio ma la storia che lo accompagna è andata diversamente: oggi in pochi ricordano le sue gesta, oggi nessuno lo invita in qualche trasmissione. Oggi Ezio vive in affitto in un monolocale in campagna: della proprietà privata non gli importa niente.

Fa il poeta, Vendrame: un po’ come in campo. E poi ha queste manie da Grinch, dice di odiare il Natale e di barricarsi in casa dal 23 dicembre: scrive e scrive soltanto i suoi versi, riemergendo all’Epifania. Oh, valli a capire gli artisti. Valli a capire soprattutto in campo, dove Ezio faceva il bello e il cattivo tempo: in Italia lo paragonavano a George Best, grande del calcio inglese ma ricordato più per la ‘bella vita’ e per una sana voglia di autosabotaggio che per quanto fatto vedere – tantissimo – sul campo da gioco. Insomma, era anticonformista, per il tempo un classico ‘hippie’ e chiaramente le donne impazzivano per lui.

vendrame-cover

DAL SUO LIBRO

Nel 2002 ha scritto un libro che ha praticamente scosso l’opinione pubblica, intitolato ‘Se mi mandi in tribuna, godo’, in cui ha raccontato la sua vita che sfiora soltanto il calcio italiano. Tra doping, partite truccate, prostitute, s’insinua anche il ricordo dell’Ezio Vendrame giovanissimo che parte dalla Spal di Ferrara ma già diserta gli allenamenti e finge di infortunarsi per saltare le partite la domenica per rinchiudersi in una stanza d’albergo con una genovese di cui si era follemente innamorato.

Il Presidente della Spal, scoperta la storia, riporta la ragazza a Genova per provare a riprendere il giovane promettentissimo Ezio: ma il calciatore non perde né vizio, né pelo. Dirà di aver portato a letto centinaia di donne e di averne amata ognuna: un gentiluomo, insomma. Più passano gli anni, più Vendrame riesce a ritagliarsi un posto in questo mondo che tanto gli dà: dal Vicenza passa al Napoli, qui però gli capita uno degli episodi più divertenti che mai riuscirà a raccontare.

Al Vicenza – racconta – prendeva dieci milioni di lire come ingaggio, quando si fecero sotto gli azzurri andò a trattare personalmente il salario con il DS napoletano Janich. Pensò di fregarlo, di chiedergli il doppio: alla fine scoprì che Ferrandini, un ragazzino appena arrivato dall’Atalanta e l’ultimo del gruppo, prendeva addirittura sessanta milioni.

Ma era un ansioso della vita, Vendrame: era genio e sregolatezza, grandi colpi e passaggi in tribuna. Confidava tantissimo in sé, spesso si distraeva in campo e non si allenava. Ancor più spesso la sera prima di un match beveva e passava il tempo con donne e voglia di riscossa. Uno dal talento smisurato, ma da cui non prendere esempio.

LA VITA

È a Casarsa del Friuli, un piccolo paesino vicino Pordenone che il 21 novembre del 1947 Ezio scopre il mondo. Cresce in un orfanotrofio senza essere orfano: i suoi genitori non potevano mantenerlo. In quel collegio nascerà anche la passione per il calcio che lo porterà a giocare nel settore giovanile dell’Udinese: nel 1967 passa alla Spal in Serie A, ma non riuscirà a vedere il campo (anche, soprattutto per motivi disciplinari); quindi Ezio viene spedito in serie C, trova ‘rifugio’ alla Torres di Sassari, in Sardegna. Sembrerebbe una punizione e infatti lo è, finché Siena non decide di accoglierlo come un figliol prodigo che ha bisogno di aiuto.

Nel 1971 è l’occasione della vita, c’è la Lanerossi Vicenza: lì può sprigionare tutta la sua classe da mezzala, può fare il fantasista, può finalmente alzare la voce in campo. Da numero dieci purissimo, da vero George Best italiano: ma i capelli lunghi aiutano fino a un certo punto, e neanche a Napoli – nel 1974 – troverà fortuna nell’unica stagione concessagli. Era l’ultima tra i grandi, l’ultima prima del declino: alla fine in Serie C tra Padova e Azzanese, e in serie D con il Pordenone, la sua carriera va a spegnersi. L’ultima partita? Con il Casarsa, il paesino da cui proviene. Ma viene squalificato per l’aggressione a un arbitro e chiude in miseria.

vendrame-vicenza

In totale saranno 48 presenze e un solo gol in Serie A, però il ricordo che suscita Ezio resta sempre lo stesso: è stato un vero genio del calcio, un’eterna promessa e una mancata certezza. Fuori dagli schemi, certo. E pure tremendamente scomodo.

LE SUE STORIE

Perché scomodo? Perché molti ancora tremano quando lui apre bocca. Come sulla stagione 1972/1973, quando parla di quel Roma-Vicenza in cui la Lanerossi doveva salvarsi e aveva bisogno di un solo punto. Tre ore prima della partita il medico somministrò alla squadra una particola, infilandola in bocca come “un sacerdote alle prese con le ostie”. Durante il riscaldamento, ricorda Ezio, la squadra sembrava imbambolata, come se avesse sonno. La Roma, per loro fortuna, sembrava nelle stesse identiche condizioni: 0-0, Vicenza ancora in A.
Quello che accadde la notte seguente fu sconvolgente: la pasticca aveva fatto effetto troppo tardi, tutta la squadra si ritrovò a correre tra i corridoi in preda ad una strana agitazione.

Altro giro, altro strano avvenimento. Nel 1977 Vendrame giocava al Padova, in Serie C: mancavano due giornate alla fine e stava per arrivare la Cremonese. Anche qui storia di un punto, quello che bastava agli avversari per la promozione in Serie B. Le squadre si accordarono per un pari, un’infinita melina che si sarebbe consumata con sbadigli sugli spalti dell’Appiani. All’improvviso il calciatore sente un’onda di vergogna pervadergli interamente: a un certo punto prende il pallone al limite dell’area avversaria e punta la sua porta, praticamente facendo il campo in retromarcia, scartando avversari e compagni e presentandosi davanti al proprio portiere. Fece finta di calciare e qualcuno sugli spalti addirittura si sentì male, ma “bisognava regalare un’emozione” finì per confessare.

vendrame

L’ultima storia, la più particolare: sempre a Padova Ezio fu avvicinato da uno scout dell’Udinese, la sua ex squadra che stava lottando per la promozione in serie B. Gli offrì sette milioni per giocare male, consapevole delle cattive acque finanziarie della squadra veneta, a sua volta unica squadra a pagare l’intera rosa con il minimo sindacale della FIGC (22mila lire a punto). Vendrame accettò inizialmente, poi entrò in campo: il pubblico lo inizia a fischiare sin dall’annuncio dello speaker, per tutta la partita sembra un incubo.

Decide che doveva riscattarsi, di mandare al diavolo quei sette milioni: il suo Padova vinse 3-2 con una sua doppietta, in particolare un gol fu memorabile: lo segnò direttamente da calcio d’angolo e prima di tirare fece il gesto di soffiarsi il naso sulla bandierina del corner dichiarando ai tifosi quel che esattamente riuscì a fare. Le soddisfazioni per Vendrame hanno avuto il sapore di 44mila lire.

 

 

 

Tutte le foto utilizzate sono con licenza Creative Commons