Federica Pellegrini, la carriera e le rinascite della Divina dello sport italiano

Ventisettemila. È un numero che ronza spesso nella testa di Federica Pellegrini. Che di Mirano conoscerà strade, borghi, volti. Ma soprattutto di Mirano si sente orgogliosamente portavoce, come di Venezia. Eppure, i primi passi qui non contano: tocca andare a vedere le prime bracciate, i primi visi sciupati dal troppo allenarsi. I grandissimi sogni di una vita.

Federica nasce proprio qui, proprio a Mirano: è il frutto dell’amore di Cinzia, lottatrice greco-romana, e di Roberto, un barman di una grande catena di alberghi. A soli sette anni viaggiava in quella vasca grandissima e già a sei disputò con successo le prime gare, sotto la guida di Massimiliano Di Mito, il primo ‘scopritore’ del suo talento.

NASCE UNA STELLA

Gli anni passano, anche abbastanza in fretta nelle campagne del nord est italiano. Nel 2002, la Pellegrini scrive subito il suo nome nella storia del nuoto: ha solo 14 anni, ma ai campionati italiani di Gubbio sale per la prima volta su un podio. È un terzo posto nei 200 metri stile libero, il tempo è di 2 minuti, 3 secondi e 82 centesimi. No, niente male per una ragazzina. Niente male finir dietro solo a Cecilia Rianimi e Sara Goffi.

Lo stile libero le appartiene sin da subito: è che lei vuole andar veloce, bruciare gli avversari, annientare i pensieri. Disintegrare la paura. Come a Barcellona, il suo primo Mondiale che le valse la gioia della prima convocazione in Nazionale. La prima in assoluto agguantata da staffettista, con quella 4×100 stile libero che poi culminò con l’argento agli Europei juniores di Glasgow.

ATENE E PECHINO

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Arriva il 2004 e gli occhi si riempiono di sogni: ci sono le Olimpiadi, la Pellegrini è poi già la più forte stileliberista nazionale. Ha vinto 15 titoli italiani tra gare individuali e staffette, ma c’è la kermesse più importante di tutte e lei riesce a qualificarsi. Nei 100m non arriverà nemmeno in semifinale; nei 200m vinse invece con il miglior crono d’ingresso e con il primato azzurro. In finale, purtroppo, non ottenne gli stessi risultati: fu ‘solo’ argento, a 16 anni e davanti a tutto il mondo. Era nata una stella.

L’anno successivo, ecco Montreal: ancora una volta i Mondiali chiamano e lei risponde con l’ennesimo argento, clamorosamente peggiorando il suo tempo migliore di addirittura un secondo. No, non è soddisfatta: serve una svolta. Serve Alberto Castagnetti, allenatore e punto di riferimento per Federica. Tant’è: il loro primo discorso fu sui ‘limiti’. Per il tecnico non ce n’erano affatto.

L’obiettivo era infatti arrivare alle Olimpiadi di Pechino al top della forma. E prima della Cina c’era l’Olanda: Eindhoven, per la precisione, nella quale si svolgevano gli Europei, nella quale la Divina decise di mostrare finalmente tutto il suo talento. Oro nei 400 metri stile libero con 4′ 01” 53: record mondiale pazzesco, conquistato con l’astuzia e la forza nelle ultime due vasche. Argento e Bronzo nelle due staffette, giusto per gradire. E giusto per raggiungere la Cina al top della condizione psicofisica: stavolta non c’erano cali di tensione, c’era solo la voglia di spaccare tutto. E non saranno i 400 a darle la gloria, ma i 200: 1′ 54” 82, è un altro record mondiale, è il primo oro a cinque cerchi. È quella ragazzina che si fa donna.

IL MONDIALE A ROMA

È quella ragazzina che arriva a Roma con la consapevolezza di dover diventare leggenda, è quella ragazzina che non è più una foglia di promesse: è un frutto meraviglioso che sboccia proprio ai Mondiali in casa. Durante i quali fa tutto, dai 100 metri agli 800. Il bottino? Oro nei 200, con record mondiale. E poi una meravigliosa successione di sorrisi: perché arriva anche il trionfo nei 400 metri, e l’ennesimo record mondiale a togliere le ragnatele dai sogni.

Sono anni meravigliosi, allo stesso tempo duri e difficili da digerire. Castagnetti va via: un infarto lo porta lontano da Federica e dalla sua irrefrenabile ascesa. Sono anni in cui c’è Budapest – e l’oro europeo nei 200 -, in cui c’è il cambio tecnico da Stefano Morini a Lucas. Anni in cui la Pellegrini arriva scarica, dolente, come se le mancasse un pezzo: a Shanghai, dopo mille ripensamenti, decide ch’è il momento di dare una sterzata.

Gli amori le han sempre teso una trappola: dopo la storia con Luca Marin, il Giappone è un crocevia fondamentale per la sua vita. Il mondo con Magnini sembra aver ripreso il suo corso naturale, la Pellegrini allora non è da meno: ancora doppio oro, ancora doppia soddisfazione. E due anni dopo, nonostante le divergenze con il suo allenatore, il talento supera ogni ostacolo e porta doppia vittoria pure agli Europei di Debrecen.

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LE DELUSIONI

Ma c’è Londra, perché c’è sempre un’Olimpiade, perché Fede non pensa ad altro. C’è Londra e ci sono le certezze europee e una forma finalmente positiva. Apparentemente, almeno: il bottino inglese non sarà pieno, sarà miseramente leggero e svuotato anche della voglia della nuotatrice. Stavolta medita di lasciare, di prendersi quantomeno un anno sabbatico. Di staccare dalle mille emozioni, dalle troppe pressioni.

Un anno di allenamento, ma di poca acqua: la Pellegrini si concede giusto una seduta mattutina senza forzare. E senza prendersi sul serio. Come a Barcellona, all’ennesimo Mondiale della sua vita: saluta i 400, accoglie i 200 dorso oltre allo stile libero. È argento: inaspettatamente, meravigliosamente, incredibilmente argento nella sua disciplina di sempre.

La felicità un po’ ritorna e il cielo è tutto suo sopra Berlino, agli Europei del 2014: oro nei 200, oro con la staffetta, bronzo ancora con le amiche di sempre. Ora si viaggia, ora si può guardare il futuro con le ultime stoccate di una carriera incredibilmente emozionante. Lucas va via di nuovo, arriva l’uomo del destino: Matteo Giunta diventa il suo nuovo allenatore. È un giovane molto dotato, ma soprattutto è stato l’uomo della rinascita di Fede: allenamenti personalizzati, dieta bilanciata, smisurata fiducia e passione nel lavoro. Insomma, l’uomo giusto per chi ha costantemente bisogno di una voce amica come la Divina.

Le gare passano, i tempi s’accorciano. E Rio? Rio è tutto e niente. È la bandiera azzurra portata con orgoglio nella cerimonia d’apertura, è il record italiano nei 100 stile libero. È la delusione totale per quel quarto posto olimpico che ancora oggi le dispensa brividi di tristezza. Sembrava la fine di tutto, invece era solo l’inizio. L’ennesimo inizio.

LA STORIA È LEI

Un inizio che vuol dire Budapest, che trasmette sensazioni pazzesche. Dopo la delusione olimpica, la Pellegrini si presenta ai mondiali con voglia, tenacia, testardaggine (quella buona). Non è la favorita: c’è Katie Ledecky, ormai idolo della disciplina. E ci sono i fantasmi del Brasile, del non essere più la Fede di un tempo.

Tutto cancellato in 1 minuto, 54 secondi e 73 centesimi. Il suo secondo miglior crono di sempre, la prima sconfitta in una finale individuale per la Ledecky. Il sorriso di quella ragazzina che oggi torna. Meravigliosamente Federica. La Divina del nuoto che non smette di brillare.

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Bryan Allison
  2. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Michiel Jelijs