Chiesa e Simeone, ma non solo: i 10 ‘figli d’arte’ che dominano il calcio

È dura la vita dei figli d’arte: i paragoni, le attese, le pressioni. Insomma è sempre una carriera tormentata, specialmente perché il talento non è sempre questione di DNA. Il cognome che si porta sulla maglia sarà sempre pesantissimo, ma riescono a emergere giocatori che superano i pregiudizi e cercano in ogni modo di dimostrare il proprio talento a discapito del proprio nome.

In questa lista di 10 ‘figli di papà’ arrivano i nomi di chi ce l’ha fatta, di chi sogna, di chi è però sulla strada giusta per diventare un giocatore d’alti livello. Di chi vince quotidianamente la sfida con il passato guardando con gli occhi alti il futuro.

 

federico-chiesaFederico non è più una sorpresa, è ‘solo’ una meravigliosa certezza. Per la Fiorentina, per la Nazionale, per sé. Il ‘ragazzino’ s’è fatto finalmente grande: è del 1997, ha vent’anni freschissimi. Eppure sta giocando da titolare in una delle squadre italiane più importanti, che ha deciso di puntare sul suo estro per il presente e per il domani. La classe? Quella di papà Enrico, e perdonateci i paragoni. Però questo vale, vale quanto i 139 gol in Serie A di Chiesa segnati tra Lazio, Siena, Fiorentina, Parma e Sampdoria. Va visto dal vivo per crederlo: ricordate poi il primo gol nella Serie A di quest’anno? Pazzesco. Anche qui il parallelo si spreca.

 

giovanni-simeoneEl Cholito: già il soprannome indica tanto. Giovanni Simeone è un altro giovane che ha preso la Serie A e l’ha fatta sua. Dieci gol in 20 partite con il Genoa, Juric se n’era innamorato e gli aveva dato fiducia dopo l’addio di Pavoletti direzione Napoli. A fine mercato Preziosi aveva già rimpinguato le casse del River per prenderlo a titolo definitivo: l’idea era quella di farne un perno per il futuro. Poi è arrivata la Fiorentina, in allestimento: la nove di Batistuta sulle sue spalle e un domani tremendamente roseo per lui. Superare il padre? Ardua impresa, soprattutto in termini di vittorie. Ma Giovanni ha tutto il tempo del mondo e il gol nel sangue.

 

leroy-sanéAh qui non abbiamo dubbi: Leroy ha già superato suo padre, Souleyman Sané. Quest’ultimo era un attaccante senegalese, calciatore in Germania, Svizzera e Austria, passato alla cronaca sportiva locale tra gli anni ’80 e ’90. Però tra i due è Leroy a diventare il Sané predominante: cresciuto a pane e pallone con la maglia dello Schalke 04, dopo il debutto ha fatto subito innamorare Pep Guardiola, all’epoca allenatore del Bayern Monaco. Appena sbarcato al City, il catalano ha subito cercato il tedeschino: preso per ben 50 milioni. Oggi è uno dei titolari inamovibili di una delle squadre più forti del mondo. Ah, classe 1996.

 

justin-kluivertQui si fa un po’ più dura: perché Patrick Kluivert è l’autore del gol nella finale di Champions del 1995. Ma non solo. Ecco, dopo quel gol la carriera dell’attaccante olandese è proseguita alla grande, e due anni dopo passò addirittura in rossonero prima di essere ceduto al Barcellona e diventare quel gran giocatore ch’è stato. Bene: palla a suo figlio, gli toccherà portare avanti una tradizione ben incanalata. Per ora Justin ha 18 anni appena compiuti, gioca come ala destra nell’Ajax (in prima squadra!) e sta iniziando finalmente a ingranare. Il futuro, a quanto pare, splende davvero dalla sua parte.

 

rivaldinhoAltro giro, altro milanista: però Rivaldo ha lasciato qualcosina in più rispetto a Kluivert, no? Se qualche rossonero non è d’accordo, magari la sorte vi donerà suo figlio come riscatto. Certo, sarà difficile vincere quanto suo padre, ma Rivaldinho ha gli stessi sogni di gloria, sebbene debba far presto: è che a 22 anni è ormai pronto per farsi un nome nel mondo del calcio, nonostante non abbia brillato finora i colpi e i mezzi li ha tutti. No, non sarà Pallone d’Oro, ma chissà…

 

enzo-fernandezNon vi fate ingannare dal cognome: qui parliamo di un francese. Come? E non solo: suo padre è stato uno dei più forti giocatori della storia del calcio. Anche qui però il paragone ha avuto la peggio, e cioè ha costretto Enzo a prendere il cognome della madre. Altrimenti si chiamerebbe Enzo Zidane, ecco. Proprio lui.
Cresciuto nella cantera del Real Madrid, nella scorsa stagione ne ha fatto orgogliosamente e ottimamente parte. Ha debuttato in Copa del Rey segnando addirittura il primo gol in bianco. Non sarà il fuoriclasse del futuro – a differenza del fratello Theo, portiere pazzesco classe ’99 – ma può dire la sua in qualsiasi contesto. Ora è in prestito nell’Alavés.

 

federico-di-francescoEusebio è arrivato alla Roma, e quanto servirebbe un esterno come… suo figlio! Dopo il salto di categoria del padre tecnico, anche Federico ha deciso di fare la differenza in Serie A: ma non da centrocampista come il padre, bensì da ala destra e stantuffo imprevedibile e velocissimo. Donadoni n’è pazzo, con Verdi forma una catena d’esterni che danno gioia ai tifosi felsinei. Certo, ci fosse anche un attaccante che la butti dentro… ma niente paura, Federico Di Francesco sta imparando anche quell’aspetto lì.

 

ianis-hagiOh, la Fiorentina fa incetta di figli d’arte. Ma alcune volte va bene, altre meno. È il caso di Ianis Hagi, uno dei migliori prospetti in circolazione ma non ancora in grado di sprigionare tutto il suo talento. Il padre? Gherghe Hagi, il Maradona dei Carpazi: ha incantato il Camp Nou in blaugrana e il Bernabéu in blanco. Insomma: poche storie, non è solo il miglior giocatore romeno della storia. Per il figlio superarlo sarà drammaticamente difficile, ma le carte in regola le ha. Quantomeno per avvicinarsi. In viola, finora, non s’è mica visto…

 

ojan-djorkaeffNato a Milano, negli anni d’oro di papà Youri. Sì, Djorkaeff può avere un degno rivale. Pardon: erede. Non solo quel gol in rovesciata contro la Roma, ma tanto gioco e tanto estro che ancora oggi fa brillare gli occhi dei nerazzurri. Oan, suo figlio, per ora ha riscontrato un po’ di successo nelle giovanili del Montpellier salvo quindi passare al Nantes di Ranieri. Ecco: peccato che l’ex tecnico del Leicester l’ha subito spedito in seconda squadra…

 

christian-maldiniFiglio del figlio d’arte per eccellenza. Ma fermiamo subito: dopo aver girato tra Brescia, Malta, Reggiana e Pro Sesto, Christian – il primogenito di Paolo – si trova oggi a guidare la retroguardia del Fondi. No, non conta più la giovane età: il padre è lontano anni luce. Certo, è in ottima compagnia: chi può mai diventare Paolo Maldini? E allora, caro Christian, goditi la tua vita. E il tuo talento.

 

 

 

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