Le mille vite di Gennaro Ivan Gattuso

Gattuso è una via di mezzo tra l’apparenza che inganna e altre simili dicerie sulla vita. Che poi è esattamente come il calcio. Lo sa bene, Ringhio: che di appariscente ha ben poco. Anzi, è solo sostanza e basta guardarlo negli occhi per capirlo sul serio. Per capire che con lui i giochi son finiti da un pezzo.

Rino Gattuso è uno di quelli che danno tutto, che lo fanno sempre, a prescindere. Come se il mondo stesso dipendesse dalla propria prestazione, e lui – proprio lui – darà tutto quello che ha, e tutto quello che non ha sarà oggetto di discussione. Perché bisogna buttarci l’anima, sul campo. Perché bisogna sempre e solo giocare, fino al fischio finale. E Rino è uno di quelli che lo sa fare meravigliosamente col cuore.

IL SIGNOR GATTUSO

Gennaro è nato a Corigliano Calabro il 9 gennaio del 1978, ha un legame con le sue radici che più profondo non s’è visto. Ce l’ha e ha intenzione di mantenerlo, di non mollarlo o di lasciarsi radicalizzare dal mondo navigato. Eppure resta pazzesco: Ringhio è andato via di casa giovanissimo, sempre più verso Nord e fino in Scozia. Ma ha mantenuto candidamente la sua identità, il suo carisma terrone.

In campo lo vedi in un modo, nella vita viaggia sulle stesse note. Alcuni dicono sia rimasto l’unico non imborghesitosi del Milan: le buone abitudini sui campi di provincia restano intatti, resistono meravigliosamente.

Dalla Calabria, comunque, Rino va via prestissimo: a dodici anni papù Franco aveva già smesso di giocare – era arrivato massimo in Serie D, quasi per diletto -, e subito prese a insegnargli quanto sapeva. Gli aveva raccontato che era bello tenere il pallone tra i piedi, ma ancor più affascinate sradicarlo dall’avversario direttamente. Il Perugia lo vede e lo fa suo, portandolo lontano da casa: tra i Gattuso c’era tanta felicità, ma anche le lacrime di sua madre che vede suo figlio allontanarsi troppo presto.

DA PERUGIA AL MONDO INTERO

Gennaro si fa coraggio, parte e scopre un mondo meraviglioso. Nel 1997 vince lo scudetto Primavera con gli abruzzesi, in quell’anno vince anche il titolo di miglior giocatore della manifestazione, riuscendo addirittura ad esordire in serie A: il 22 dicembre del 1996, il suo personalissimo regalo di Natale.

Tra i rossi, tra i più grandi, c’è un tutor particolare che segue gli esordi e la vita di Ringhio: si chiama Marco Materazzi, sarà suo compagno di squadra anche in quella magica notte di Berlino del 2006. “Marco Materazzi è mio gemello – racconterà in un’intervista – . Cominciammo assieme a Perugia. Non avevo ancora la patente perché minorenne mentre lui aveva già un contratto da calciatore professionista. Lui è stato la mia chioccia, ogni tanto mi sganciava pure qualche banconota da centomila lire per aiutarmi, e mi portava in giro per Perugia con la sua macchina“. Criminali e gentiluomini.

Ma è l’aprile del 1997 e qualche problema con il Perugia sorge: a fine anno si svincola a parametro zero e inizia una nuova storia in un calcio diverso. A fine anni ’90, con il massimo rappresentato dalla Serie A, fece impressione la scelta del talentino: quella di volare in Scozia, ai Glasgow Rangers.

IL RE DI SCOZIA

Ma nel nord, nell’accezione calcistica cruda e meno appariscente, Rino ci sta alla perfezione. Nelle prime partire ruba subito il cuore del popolo ‘protestante’, lo fa senza attendere, al primo tackle. A Ibrox Park, oggi, lo ricordano ancora con estremo affetto.

È un dare&avere, come sempre. In Scozia si forma il carattere di Gattuso, diventa l’armatura inossidabile con cui affronta il mondo intero. Walter Smith, il tecnico che lo aveva voluto, viene però esonerato: al suo posto l’olandese Advocaat, che prova a posizionarlo in difesa. No, Rino si rifiuta: sa di essere un centrocampista e non ha intenzione di scappare dal suo destino. I contrasti sono inevitabili, a malincuore lascia i Rangers per trasferirsi a Salerno.

25 partite, gambe pesanti. Con la Salernitana c’è stato però un feeling enorme: colpa di quel broncio e di un cuore ineguagliabile. Un amore che però dura il tempo di una stagione sfortunata, perché il suo carisma non basta ad evitare la retrocessione. Arrivata per un solo punto, per giunta.

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IL LANCIO DEFINITIVO

Ripartire, ancora. Ma non dalla B, bensì da Milan o Roma: sono loro a contendersi il giocatore nel mercato estivo. Alla fine vincono i rossoneri, appena usciti dal trionfo tricolore: è la svolta, ha sempre desiderato giocare nella squadra Campione d’Italia.

Il tempo di ambientarsi, è subito idolatrato. Nel primo derby gli chiedono di stanare Ronaldo: per ben due volte l’affronta a muso duro e senza paura. A ventun anni, Gattuso va dal brasiliano, gli sventola l’indice sotto il naso e gli dice una frase che ancora oggi il Fenomeno ricorda: “Ti ho fatto male? Ora te ne esci”. Un avvertimento, più o meno.

Con il Milan vince tutto. E vince la prima Champions League a Manchester, nel 2003, conquistata ai rigori contro la Juventus. Col Milan ha anche la più grande delusione della sua vita: quel 2005 chiuso in nero con la notte di Istanbul, ma poi salvato da quella di Atene e dalla rivincita contro il Liverpool.

Insomma, anni indimenticabili in rossonero. Rino è l’equilibratore dei reparti, l’uomo dall’ultima cavalcata, il cavallo mai domo che dà sempre l’illusione di avere un esercito dalla tua. Poi c’è la Nazionale, il suo grande amore. Orgoglio e passione, sempre. E quel Mondiale del 2006 tra le sue rincorse, i palloni recuperati, le sue urla e la sua grinta. Fondamentale per Lippi, fondamentale per la vittoria finale.

QUEL 9 LUGLIO

Una partita che Rino stava per saltare, come molti han dimenticato. Alla vigilia della semifinale contro la Germania, Gattuso era in diffida: non ci dormiva la notte. Per tutta la durata dei 120′, in ogni caso, il centrocampista continuò a randellare e a pregare, a pregare e a randellare. Senza protagonismi, solo sperando che non arrivasse mai quel giallo. Ecco, la dea bendata fu totalmente dalla sua.

La storia del campione d’Italia, due volte campione d’Europa e meraviglioso campione del Mondo sta tutta qua. Senza piedi buoni a recuperar palloni? No, e neanche Oriali era così: ci scusi Ligabue. Ma un passo costante nella giusta direzione, ecco chi è stato Rino Gattuso. Un calciatore incredibile, da allenatore potrà dare ancora tantissimo.

Forse anche per questo, Marco Fassone non ha avuto dubbi: sarà lui il post Montella. Perché non c’è nessun altro al mondo in grado di fare, dare e amare come sa Gennaro. Perché non esiste nient’altro che il suo carattere. Perché il mondo Milan è casa sua, e perché c’è un motivo per cui vive a due passi da Milanello da vent’anni.

 

 

 

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