Giorgio e Tania Cagnotto, di padre in figlia

Certo, è stato un cognome ingombrante. E ci voleva tanta intelligenza per portarlo, tanta grazia, (pure) tanto talento. Ecco perché di sua figlia Tania, Giorgio Cagnotto, è estremamente orgoglioso. Lo è della sua carriera, del modo in cui ha saputo stare al mondo: dei tuffi e dello spettacolo che n’è conseguito. Lui c’era passato, del resto. Prima schivando i riflettori, quindi concentrandosi esclusivamente sul lavoro: di ore, in quella piscina, ne ha spese eccome.

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Oggi Giorgio Cagnotto ha praticamente 70 anni, di questi molti li ha trascorsi tuffandosi da un trampolino, o magari insegnando. Dalla Bolzano Nuoto fino alla Nazionale di tuffi: con Tania, è salito sul tetto del mondo e su qualche altura olimpica. Insomma: una vita piena di soddisfazioni. Come la carriera. Iniziata tra l’altro con un nome diverso: ecco, non lo sa nessuno, ma il suo vero nome è Franco. Ed è di Torino, di cui conserva solo l’accento: la vita in Alto Adige, infatti, gli ha lasciato intaccate almeno le origini. Ma gli ha dato una moglie, Carmen. Ed una storia fantastica.

Negli anni ’70, Giorgio è infatti uno dei migliori tuffatori al mondo: con l’amico Klaus Dibiasi, l‘”Angelo” piemontese dominava in lungo e in largo. E dominava soprattutto l’opinione pubblica: i duelli tra i due colleghi erano difatti oggetto di discussioni e divisioni. Come riguardo ai partiti, poi sbucò l’opposizione di Greg Louganis, per molti il più grande di tutti. La vittoria più bella? Barcellona, 1970, Giochi olimpici. Palmarès ricco, pure tanto. Ma la soddisfazione più grande arriva nel 1991: l’International Swimming Hall of Fame lo inserisce tra i più grandi di sempre.

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No, non è stato facile per Tania ripercorrere certe orme. E no, per quanto il talento possa sembrare questione genetica, il sacrificio e la voglia non lo sono. Bisogna comunque sudarseli, certi traguardi. Tania Cagnotto non è mai stata una tuffatrice per caso, non è diventata la migliore italiana della storia perché doveva. L’ha fatto perché se l’è guadagnato. È l’esempio di chi ha saputo coniugare forza e consapevolezza: a Rio, nelle ultime Olimpiadi, soltanto l’ultima e palese dimostrazione. Quelle due medaglie, nell’ultimo giorno da agonista, non hanno mai avuto prezzo.

“Si sapeva”. Se lo chiedete in giro, anche ai meno esperti, la risposta è sempre la stessa. Sin da giovane Cagnotto jr ha dato enormi speranze a tutto il movimento: a soli 17 anni era già campionessa europea dalla piattaforma, bronzo poi in sincro. Quest’ultimo sarà trasformato in oro a Madrid, due anni dopo. Non aveva neanche vent’anni, ma già guardava tutti dall’alto al basso, sul podio.

La sfida era però un’altra: c’era il Mondiale, c’è sempre stato un Mondiale da conquistare. Allenamenti massacranti e cinesi: gli ostacoli erano duri, sempre gli stessi, sempre più ardui da superare. E anche Montreal, in fondo, aveva una base di speranza. E nient’altro.
Ecco: se ci credi, sei però sempre un bel pezzo avanti. E avrai anche la possibilità di conquistare un podio. E di essere la prima italiana a farlo. L’importante è non accontentarsi.

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Non accontentarsi soprattutto se davanti hai i tuoi tifosi, casa tua. La Torino che ti ha regalato tuo padre, al quale devi tanto. Anzi: proprio tutto. Nel 2009, la Cagnotto dà il meglio di sé: tre ori in tre diverse discipline. È l’apice della sua carriera: non commette i soliti errori, ambisce solo ed esclusivamente alla perfezione. Ora è finalmente matura per quella medaglia olimpica che è sempre sfuggita. Come le sfuggì nel 2012: la sua più grande delusione. Quattro centesimi, una miseria: ancora una volta, le cinesi a guardarla dall’alto e l’ennesimo quarto posto senza pietà.

Niente da fare, solo reagire. Nel 2013 porta a casa un argento mondiale individuale, due anni più tardi è campionessa mondiale: stavolta, Shi Tingmao ed He Zi dovranno arrendersi all’energia impressionante dell’azzurra. Tuttavia, il cruccio è sempre uno. Sempre lo stesso. E nel 2016, Rio è alle porte.

“Dopo questa, mi ritiro”: sembrava davvero tutto scritto. L’ultima gara della sua vita, l’ultimo tuffo e l’ultima gioia. Con la Dallapé è subito argento: sogno esaudito all’istante. Ma non per Tania, che bramava e desiderava una stoccata solitaria. Tre metri di felicità: è bronzo,dietro le cinesi. Pianti ed urla, l’abbraccio con papà Giorgio. Il commiato è da pelle d’oca. Come il ricordo di due fantastici atleti, di padre in figlia e l’Italia nel cuore.

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Bruno