Nicky Hayden, il Kentucky Kid che manca ancora

Nicky Hayden è nato il 30 luglio del 1981 a Owensboro, Kentucky, e se n’è andato il 22 maggio del 2017 a Cesena, Italia. Conosciuto come il Kentucky Kid sulle piste, Nicky arriva da una vasta famiglia vincolata al motociclismo nella quale i genitori Earl e Rose inculcarono la propria passione per le due ruote ai cinque figli, tre maschi e due femmine. Ma a competere, in fondo, sono stati soprattutto i tre ragazzi: Tommy, Roger e Nicky. Professionisti esemplari, con risultati impressionanti.

Questione di famiglia

Lo avevano battezzato come ‘la prima famiglia delle corse’ (The First Family of Racing), ed è stato il titolo del libro di Earl Hayden che racconta la sua storia e che è stato pubblicato nel 2014. Nello scritto raffigura un gruppo molto unito e pronto a prendersi entrambi i mondi, tra America ed Europa, dove il giovane Nicky cercò fortuna e la trovò con il suo inconfondibile stile sul rettilineo, quasi da magnifico pilota di dirt track. Nicky fu il campione più giovane della storia dell’AMA Superbike, a soli 21 anni. Un premio che fu salvacondotto per il salto al Mondiale di MotoGP nel 2003 nel team Repsol Honda, sponsorizzato da Honda America che voleva con lui rinverdire le firme del motociclismo a stelle e strisce.

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E allora, ecco l’inizio. Si parte come compagno di Valentino Rossi, con il quale aveva conquistato i suoi due primi podi in MotoGP, salvo quindi diventarlo prima di Alex Barros e poi di Max Biaggi, in anni abbastanza convulsi all’interno delle dinamiche del gruppo, dove l’unico che alla fine restava era sempre e solo lui. Nel 2005 visse il suo primo, grande anno: sei podi e il trionfo numero uno, a Laguna Seca. Nell’anno successivo sarebbe arrivato l’unico titolo mondiale, non senza tensione, rabbia e lacrime.

Dal titolo allo stop

Era stato il più regolare e stava dominando poco a poco – con discreto margine – il campionato, quando un inopportuno tocco del rookie e compagno Dani Pedrosa a Estoril portò entrambi a una rovinosa caduta. Da leader ad aspirante, davanti all’ultima gara contro un avversario non di certo qualsiasi, ma quel Valentino Rossi la cui storia parla sempre e solo per lui. Il pilota italiano perse un’occasione clamorosa: cadde subito, a inizio gara, e finì per consegnare il titolo all’americano per 5 punti. Pedrosa fece il suo lavoro sporco, e si fece superare senza fare problemi. Subito dopo, il Kentucky Kid, in conferenza stampa, gli riconoscerà il gesto.

Dopo tre anni da compagno di Dani Pedrosa, nel 2009 Hayden va alla Ducati. Vi rimane fino al 2103, quando avrà totalizzato gli ultimi tre podi della MotoGP. Prima iniziando come compagno di Casey Stoner, poi incontrando nuovamente Rossi nel 2011 e nel 2012. Termina dunque al lato i Dovizioso, proprio il pilota che presero per rimpiazzarlo alla Repsol Honda. Nei suoi due ultimi anni completi, fermato più volte per una lesione alla spalla destra, visse alterne emozioni tra le fila della squadra Aspar.

Il suo sognocitazione nicky hayden

Cercando di reinventarsi, Nicky fece un salto al Mondiale di Superbikes – aveva ottenuto una wild card nel 2002 a Laguna Seca con un quarto posto nella prima gara -. Avrebbe voluto diventare il primo pilota in grado di vincere i due titoli mondiali di MotoGP e Superbikes, e allora entrò nella squadra ufficiale Honda. In quest’anno e mezzo non riuscì però ad avere molte opzioni sopra una moto chiaramente inferiore ai propri rivali. Nel 2016 fu quinto, con 4 podi e un’unica vittoria a Sepang in mezzo a mille pozzanghere. Nell’ultimo anno, appena 13° con 40 punti totali e un settimo posto in Thailandia come miglior risultato in 10 gare.

In totale, Hayden ha disputato 218 Gran Premi in MotoGP, con tre vittorie e 28 podi. Passerà alla storia per essere stato nel 2006 l’ultimo nome nella lista di campioni statunitensi della categoria regina del Mondiale di motociclismo. Ci sono nomi pazzeschi, come Kenny Roberts, Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz e Kenny Roberts junior.

L’addio

Dopo aver giocato con la vita in moto sull’asfalto dei circuiti a 340 km/h, Hayden ha trovato la morte su un altro asfalto, quello di una pista ciclabile aperta, mentre s’allenava in bici. Un incrocio beffardo, e un conducente disattento che lo prende in pieno. Un’altra morte assurda per mancanza di rispetto al volante verso la vita degli altri, verso i più deboli. Uno scontro incredibile, nel quale Nicky, il Kentucky Kid, ha la peggio.

Hayden ha lasciato una montagna di amici nei paddocks dell’Ama, della MotoGP, della Superbike. Un tipo affabile, amabile, educato e sereno. Con il sorriso sempre sul volto, che si burlava di se stesso per l’inglese di Kentucky e sempre disposto a dare una mano al prossimo, amico o rivale che fosse. Un tipo molto religioso come tutta la famiglia, un uomo di parola e un signore dalla testa ai piedi. Aveva più cultura motociclistica di tutti, conosceva i campioni delle competizioni più piccole. Viveva in funzione di questo sport, in tutti i sensi. Uno sport che ha amato sin da dentro la culla, per il quale ha sofferto, per il quale si spingeva oltre ogni limite (richiedeva tanto, tantissimo al suo lavoro). Il miglior ambasciatore del Mondiale di MotoGP, che manca ancora oggi a questa competizione. Ciao Super Nicky.

 

 

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