Germania 2006: l’Italia è Campione del Mondo

Il cielo è azzurro sopra Berlino: l’Italia è campione del mondo. Sono passati 12 anni, sembra trascorsa un’era lunga, lunghissima, da quel 9 luglio del 2006: Zidane chiudeva la sua straordinaria carriera rifilando una testata a Materazzi, l’Italia alzava una Coppa del Mondo dopo 24 anni e troppe cavalcate senza una concreta fine. Era il grande trionfo azzurro, quello dell’ultima generazione di fenomeni di cui ha potuto disporre il ciclo italiano. Era la vittoria di tutti noi.

La cavalcata

E pensare che il mese prima era stata commissariata la Federcalcio. Motivo? Il più grosso scandalo che abbia mai coinvolto il calcio italiano: Lippi però era rimasto al suo posto, nonostante il figlio procuratore fosse stato coinvolto all’interno dello scandalo.

L’Italia c’è, ci prova. La squadra non sarà irreprensibile, ma c’è l’esordio con il Ghana da vincere. E si vince: contro gli africani decidono Pirlo e Iaquinta; contro gli Usa, poi, il vantaggio di Gilardino viene praticamente vanificato dal goffo autogol di Zaccardo. Ma è De Rossi a rubare la scena: in un match ad alto contenuto di nevrosi, il giovane romanista si fa cacciare per una gomitata clamorosa. Le immagini sono scioccanti: McBride sanguina copiosamente, le mani sul volto di Daniele sono una sentenza. Espulso: e avrà anche quattro giornate di squalifica. Cosa vuol dire? Che il suo Mondiale potrebbe essere finito qui: potrebbe giocare solo se l’Italia dovesse andare in finale.

Gli Stati Uniti finiscono in nove, e allora bisogna vincere contro la Repubblica Ceca: ma dopo pochi minuti Nesta chiede il cambio. Sembra il revival di quattro anni prima, e stavolta c’è Materazzi. Che alla mezz’ora segna di testa su cross di Pirlo; Inzaghi chiude i conti con una cavalcata incredibile, al suo fianco un irreprensibile Simone Barone.

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Dagli ottavi

Le sorprese non sono tante, almeno in questa prima fase: agli ottavi passano Germania, Inghilterra, Argentina, Portogallo, Francia, Spagna. Insomma: ci sono tutte, c’è anche l’Australia che butta fuori la Croazia e passa il girone F con il Brasile. E l’Italia pesca proprio loro: e dovesse passare il turno, la vincente tra Ucraina e Svizzera. I sorrisi si sprecano.

Ma con gli australiani le cose non vanno come dovrebbero: c’è Del Piero e Totti va in panchina, e la partita è lenta, non ha spunti. In avvio di secondo tempo, la svolta – per loro -: Materazzi viene espulso. Hiddink suona la carica: l’Australia ci prova e l’Italia è incredibilmente sulla difensiva. Cannavaro e Barzagli respingono di tutto, poi Grosso se ne va di cavalcata sulla sinistra, una finta e poi l’altra: è in area, viene atterrato. Calcio di rigore. Calcio di rigore. Calcio di rigore. Tutti abbracciano l’esterno del Palermo, eroe per caso in un Mondiale che ha già fatto battere troppe volte il cuore: dal dischetto va il dieci. Nessun cucchiaio: un destro secco ad incrociare, l’Italia è ai quarti.

Intanto, la Germania supera la Svezia con una doppietta di Podolski, l’Argentina vince 2-1 ai supplementari sul Messico, l’Inghilterra supera l’Ecuador con una punizione di Beckham. Infine, il Portogallo batte di misura l’Olanda in una partita da street fighters; il Brasile rompe il Ghana e Ronnie si concede l’all time scorers record. La Francia supera la Spagna: 3-1. E l’Ucraina va avanti ai rigori contro la Svizzera. Intanto, la domanda in Italia è: ma dov’è finito Luca Toni?

Luca Toni e Fabio Grosso

Cascate di gol in Italia, il Bayern Monaco pronto a riempirlo d’oro. E Toni non rispondeva: anzi, si prendeva pure le critiche dei gol divorati. Ma Lippi gli dà fiducia, e fa bene. Tant’è: è una formalità tutto quanto, soprattutto dopo il veloce gol di Zambrotta che toglie un po’ di pressione. Poi Luca: doppietta e Italia di forza in semifinale. Come i tedeschi, che battono l’Argentina ai rigori dopo le reti di Ayala e Klose. Dunque, Portogallo vincente sull’Inghilterra – che arriva senza Rooney -, e la Francia che batte forse il Brasile più tecnico di sempre. Però senza sostanza.

Insomma: arriva il 4 luglio del 2006, e arriviamo proprio a Dortmund. L’Italia gioca nella bolgia tedesca, nel muro giallonero che ha tutti i colori teutonici per l’occasione. E’ il trionfo dell’orgoglio dei padroni di casa: è un’altra ‘partita del secolo’. E la partita? Spettacolare. Splendida. Equilibrata, soprattutto. Due legni: prima Gilardino, poi Zambrotta ai supplementari. La palla sembra non voler entrare, neanche nella nostra porta: merito di Gigi Buffon e di quella parata su Podolski.

Quando tutto sembra andare verso i calci di rigore, ecco arrivato il 118’: Fabio Grosso, terzino, che quattro anni fa giocava in C2, prende un’apertura pazzesca di Andrea Pirlo. La controlla e va di sinistro a giro: gol. Incredibilmente gol. Fabio corre ovunque, sembra di rivivere Tardelli e la sua commozione gioiosa. Due minuti più tardi: Cannavaro esce di prepotenza dall’assalto tedesco, Totti fa partire il contropiede, Gilardino può tenerla anche vicino alla bandierina ma passa dentro per Del Piero. Del Piero, Del Piero, Del Piero. Gol. Andiamo a Berlino. E lo facciamo con un destro a giro pazzesco.

Alzala, Capitano!2006

9 luglio: quarantamila italiani cantano l’Inno di Mameli con tutto il fiato che è rimasto in gola. Siamo a Berlino, la Francia ha battuto il Portogallo in semifinale e pregusta una riedizione dei fasti del 2000. Ah, l’inizio è scioccante: Malouda cade in area sul contatto di Materazzi, è rigore. Zidane scucchiaia, la palla tocca la traversa, poi è raccolta da Buffon. Ma è dentro. E’ gol. E’ Francia avanti.

Ed è Marco Materazzi. Cosa? Sì, è proprio lui a salire in cielo al 19’ e a sbattere di testa il gol del pareggio: Barthez non può nulla. Lippi e Domenech neanche: e il primo tempo si chiude in modo perfettamente equilibrato. Entrano Iaquinta e De Rossi, Totti e Perrotta non riescono a fare il salto di qualità. Del Piero, alla fine, dentro per Camoranesi. Non cambia nulla: si va ai supplementari, dove Buffon è impressionante sulla testata di Zidane. Ecco: la testata. Zizou ne rifila una a Materazzi, tremenda. L’arbitro, su segnalazione del guardalinee, lo espelle: è l’ultimo atto del fuoriclasse da calciatore, che abbassa la testa vicino alla Coppa. E che terminerà nel modo più mesto possibile una storia di puro amore calcistico.

Si va ai rigori. Pirlo: dentro. Wiltord? Pure. Materazzi è bravissimo; Trezeguet lo è meno: il tiro si stampa sulla traversa e sbatte sulla linea. No, non è gol. De Rossi di cuore puro, Abidal tiene in vita i suoi, Del Piero fa sognare, Sagnol non molla. Poi c’è Fabio Grosso: quello della sgroppata con l’Australia, quello del gol alla Germania, quello che non t’aspetti vada a tirare il quinto rigore. Gol. Esplode tutto. Fa festa l’Italia. Alzala, Cannavaro: siamo Campioni del Mondo.

 

 

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