L’Italia del 2022: le speranze della nazionale!

È vero: non si parte mai con i migliori auspici. Ed è altrettanto vero che l’Italia così com’è, e con la batosta della mancata qualificazione a Russia 2018 alle spalle, non ispira grandissima fiducia per il futuro prossimo. Eppure un barlume di attesa, di speranza, di fiducia deve necessariamente tornare: non foss’altro per i tanti talenti in giro, per la nuova generazione che di calcio riesce comunque a masticarne. In ottica Italia 2022? C’è ottimo materiale.

In aprile Ventura fu categorico: “Non costruiamo per vincere il Mondiale in Russia, ma siamo qui per presentarci nel 2022 con la migliore formazione possibile”. Ecco, verosimilmente il tecnico ex Toro non sarà della spedizione: non per una questione di età, quanto per un’incompatibilità di fondo con il ruolo che ricopre. Riflessioni a parte resta la frase, che poi va contestualizzata: può l’Italia davvero presentarsi al meglio nella prossima competizione extracontinentale? La risposta è… sì, certo che può. E non solo perché avrà probabilmente con sé il miglior portiere al mondo ed un grandissimo attacco. Ma perché potrà lavorare già da ora con una generazione davvero pazzesca.

Abbiamo provato ad immaginare l’azzurro che verrà, suddividendo i possibili ventitré per ruolo e possibili investiture. In campo e fuori servirà un gruppo: le basi sono state già gettate, serve però avere pazienza. I fiori, quelli belli, non crescono mai da un giorno all’altro.

PORTIERI

Donnarumma, Perin, Meret. Qui la scelta è facile, non solo perché si va a sostituire un mostro sacro come Buffon con un altro (potenziale) fuoriclasse come Gigio Donnarumma. La scelta è facile perché anche qui vince la continuità: allora Perin domina in lungo e in largo, schiacciando la concorrenza di abili mani come quelle di Scuffet, ad esempio. O anche di Bardi, Zaccagno, Lezzerini, Audero. Tutti possibili titolari in Serie A nell’anno che porterebbe in Qatar, ma nessuno davvero in grado di impensierire l’attuale capitano del Genoa, soltanto trentenne nel 2022.

Ne avrà invece 25 Meret. E probabilmente sarà da qualche parte nel mondo a difendere i pali di una grande squadra: lui più di ogni altro conosce segreti e zolle di Coverciano, tanto da essere convocato soltanto sedicenne da Cesare Prandelli. Insomma, un predestinato quasi quanto Gigio: a lui spetterà il compito di caricarsi sulle spalle l’eredità di Buffon. Una sfida incredibilmente difficile, meravigliosamente stimolante. Certamente alla portata del ragazzone di Castellammare di Stabia, il cui talento resta d’indiscutibile caratura.

DIFENSORI

E di talenti di questo genere, in fondo, ne restano vari e in diversi ruoli: a partire dalla difesa, il vero perno dell’ultima generazione (quasi) vincente degli azzurri, culminata con la sconfitta in finale negli Europei del 2012 per mano della Spagna. Allora c’erano Barzagli, Chiellini, Bonucci. Dieci anni dopo potrebbe restare soltanto l’attuale capitano del Milan: con lui, Rugani e Romagnoli scaldano i motori per un posto nell’undici titolari. Dovesse essere difesa a tre, occhio però all’insidia Caldara: secondo i piani della Juventus, l’atalantino tra quattro anni dovrebbe quantomeno essere un uomo importante della retroguardia bianconera.

Sogni, comunque. E finora. Sogni come quello che sta vivendo Zappacosta, emigrato a Londra nel quartiere Chelsea: lui sì, lui dovrebbe occupare l’out di destra, assieme all’inseparabile e presunto titolare Andrea Conti. Il tempo sarà galantuomo anche per lui, dopo un inizio di anno fuori dai giochi per la rottura del crociato. Sul lato opposto, occhio alla rinascita di De Sciglio (con Allegri il feeling sarà quello di un tempo) ma anche la crescita di Barreca e Spinazzola. Ultimo centrale? Lotta a tre tra Izzo, Romagna (attualmente al Cagliari) e Bastoni, sul quale l’Inter ha puntato davvero tanto.

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CENTROCAMPISTI

Sarebbe utopistico pensare a Marchisio come il nuovo De Rossi: nel senso che il ‘Principino’ bianconero ha subito diversi infortuni, diverse storie, con un finale che obbligatoriamente s’appresta a diventare differente. E cioè a tagliarlo via dall’azzurro alla ‘veneranda’ età di 36 anni. Tanti, troppi. Di sicuro l’Italia potrebbe non sentirne la mancanza, grazie a un nome su tutti: Marco Verratti. Già, perché il centrocampista più talentuoso è anche uno dei ragazzi del domani azzurro: sarà lui a capitanare – in senso strettamente legato al gioco – la Nazionale che verrà. Di richiamo ecco Locatelli: fisico e soprattutto geometrie, preziosissimo eventualmente per gli inserimenti delle nuove mezzali. Pellegrini e Florenzi dovranno difatti tenersi lì, in alto e in attesa della solita chiamata. Con loro, la solidità di Gagliardini e il talento di Baselli. Oltre al carattere di Benassi.

Certo, non tutti faranno parte del magnifico sogno mondiale: è che il nuovo corso darà anche tanto spazio agli esterni. Del resto, il talento degli italiani si sta sviluppando clamorosamente lì dopo una vita di seconde punte. Insigne è un classe ’91 e allora rientra alla perfezione, Chiesa è un ’97 e sarà super maturo per quando i giochi si faranno duri. In successione arrivano la freschezza datata ’94 di Mimmo Berardi (per allora al Napoli?) e il futuro della Juventus Federico Bernardeschi. Dimenticando, ma solo per un istante, Verdi e Di Francesco, Scamacca e Politano.

ATTACCANTI

No, niente male: il problema è mantenere tutte le promesse. Chi per un motivo, chi per un altro saprà trovare il modo di scomparire dai radar. Per intenderci: sapevate quale fu effettuato nel 2008 sull’attacco titolare degli azzurri in Russia? Due nomi: Mario Balotelli e Giuseppe Rossi, addirittura presunti candidati al Pallone d’Oro. Ecco, sfortuna a parte per questi due ragazzi, l’oracolo ha poco a che vedere con il calcio.

Eppure, qualcuno già parlava di Ciro Immobile. Ed è possibile che ne parli anche in ottica 2018, con un Andrea Belotti ancora e per sempre indiavolato. Saranno nuovamente loro a guidare l’attacco azzurro, nonostante Cutrone, Cerri e Petagna. Nonostante Kean e Pellegri, già oggi protagonisti in A. Nonostante l’ultima chance di diventare grande di Balotelli stesso. Ah, avesse accettato l’azzurro Mauro Icardi: a quest’ora, chissà, magari qualche sogno si tingeva davvero d’azzurro…

LA FORMAZIONE E L’ALLENATORE

4-3-3: Donnarumma; Conti, Bonucci (C), Rugani, Spinazzola; Pellegrini, Verratti, Florenzi; Bernardeschi, Belotti, Chiesa.

E il tecnico? Bella domanda, una di quelle da un milione di dollari. La risposta non è contenuta in nessun oracolo: bisognerebbe scoprire prima il prossimo presidente federale. Ciononostante, qualche aiuto sovviene: se Ancelotti non dovesse accettare il prossimo mega ingaggio cinese, allora vorrebbe dire averlo probabilmente a fine torneo in Russia. Ecco, dopo aver vinto ovunque sarebbe un bel colpo per la FIGC. Del resto si parla di sogni, l’Italia lo è sempre stato per Sir Carlo.

 

 

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