José Maria Amo, il terzino che il mondo invidia al Siviglia

Diciannove anni, ma è già una delle ‘firme’ – così li chiamano lì in Spagna – più promettenti di tutto il panorama calcistico europeo. Benvenuti nel mondo di José Maria Amo: sevillista convinto, nato a Las Pajanosas, nella provincia più balneare e bella che l’Andalusia possa offrire. Chiaramente, a pochi passi dal Sanchez Pizjuan.

Oh, il sogno è sempre stato quello: debuttare con la prima squadra. E ci è riuscito nel settembre del 2016, in una stagione che per i biancorossi non è stata affatto facile. Nascendo proprio lì, in quella provincia sevillana, è praticamente ovvio che José Maria non può non passare determinati step. Su tutti, la “pedanìa guillenera”, l’educazione torera: ossia una località con una tradizione enorme per il calcio e con geni vincolati a quelli del ‘toro’, simbolo della cittadina. Insomma, il soprannome è presto fatto.

Il suo curriculum non è migliorabile: è un difensore centrale di circa 185 centimetri, ha 19 anni ed è sempre stato titolare nella Division de Honor Juvenil (la nostra Primavera). Con la maglia della Spagna, poi, ha già debuttato con la Nazionale Under 17 e quella Under 20. Predestinato è dir poco. Certo, la concorrenza è devastante: su tutti c’è Santi Denia, per dirne uno. Ma il Sanchez Pizjuan ha enormi aspettative sul suo conto.

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Il futuro da giocatore gli è sempre stato chiaro, palese. Sin da quando era bambino, ha sempre svelato che la sua famiglia l’ha supportato, sebbene volessero un altro futuro per lui. Quale? Quello da ‘torero’, da matador. Tutti pensavano che sarebbe finito a far quello, ma Amo prese la decisione più bella della sua vita: scelse il pallone. I nonni e gli zii sono difatti amanti folli del calcio, furono anche loro ad indirizzarlo verso questa scelta. Caratterialmente, poi, José si definisce tranquillo e responsabile. Tori e tennis, oltre al calcio, le sue passioni.

Lavora, lavora sodo. Amo è esattamente come professa di essere: umile e tranquillo, come se fosse sempre il più esperto del gruppo. E con la stessa calma racconta di quando arrivò che era un ragazzino della provincia, e di come il Siviglia gli ha dato la più grande delle occasioni. Prima Luis Garcia, poi Chesco: furono loro gli allenatori che lo trasformarono da centrocampista a difensore centrale.

È un difensore moderno, oggi. Con ottima personalità, con sublime tocco di palla: in uscita, poi, è un mastino. Con una buonissima propensione per l’uno contro uno. Eppure, qualcosina da migliorare c’è, eccome: il gioco aereo, ad esempio. Ma questa è una pecca che nella sua squadra, battuta tra l’altro dalla Juventus in Youth League quest’anno, resiste. Tradizione, in pratica.

Oltre al colpo di testa, qualcosina in termini di resistenza può essere fatta: il ruolo del difensore, in effetti, è completamente diverso da com’era anche solo 5 anni fa. Ora gli si chiede di alzare la testa e di iniziare l’azione, di dare ampiezza al campo per far salire coerentemente la squadra. Ecco, allora l’esempio è presto fatto: come vuol diventare? Chiaro: Sergio Ramos. Ma nel Siviglia gli piace tanto Pareja. Non male come modelli…

 

 

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