La finale maledetta: Roma-Liverpool, Coppa dei Campioni 1984

Erano quarantun anni. Quarantuno. Era passato così tanto tempo che i ragazzi di quel tempo non immaginavano cosa volesse dire vincere il tricolore a Roma. Fu Dino Viola, allora presidente, assieme all’allenatore Nils Liedholm, a ricordar loro che vincere a Roma è diverso. Profondamente diverso da qualsiasi altra parte d’Italia, del mondo.

Certo c’era Falcao. Certo, c’era Bruno Conti, tra i più forti al mondo. E certo, c’erano Pruzzo, il talento di Di Bartolomei, Tancredi come certezza. E allora qualcosina s’era fatta più semplice, ma allo stesso tempo più vivace. E pensare che l’estate precedente fu torrida, rovente, assurda al solo pensiero del mercato: erano partiti Vierchowod, Prohaska, stessa sorte per Iorio. Oddi, Cerezo e Graziani sembravano non bastare: ma la Roma non ha paura.

Il primo turno è contro gli svedesi del Goteborg: agevolmente, si passa avanti, si passa al CSKA Sofia. in Bulgaria, ecco la stella di Falcao brillare meravigliosamente: un gol lì, un gol di Graziani in casa. Quarti di finale: Dinamo Berlino, con la quale serviranno sessanta minuti di paura prima di sbloccarsi. 3-0 finale, 2-1 in Germania: sconfitta più indolore mai esistita.

In semifinale,la storia cambia: c’è il Dundee United, sembrerebbe un bel colpo di fortuna. Però la Roma si complica la vita: senza Falcao, subisce un brutto 2-0 in Inghilterra. All’Olimpico serve un’impresa: c’è Pruzzo in versione sognatore, per fortuna. Doppietta del cuore di Roma, già nel primo tempo; nella ripresa, proprio Pruzzo si procura un rigore: Di Bartolomei non sbaglia, Non può.

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Ah, la finale si gioca a Roma. Guarda un po’ gli scherzi del destino. Si gioca in casa, la prima finale della storia dei giallorossi. Non ci sarebbe storia, se si pensasse solo al cuore. Ma il calcio è uno sport che ha tanto, tantissimo altro. L’occasione dei capitolini si trasforma in un incubo che dura ancora dopo 33 anni.

In Italia arriva il Liverpool, squadra tecnica, forte fisicamente. Ma soprattutto: vincente. La Roma sa di non aver scampo: deve vincere, coronare il sogno di milioni di tifosi, di una storia finalmente degna della città di cui si fa portavoce. E invece, sono i Reds a passare in vantaggio: al 15′, Johnston crossa dalla destra, Tancredi blocca ma la perde. Gli è finito addosso Rush. Bonetti rinvia, palla che sbatte su Tancredi e arriva a Neal come segno del destino: non sbaglia.

Uno a zero, ora i giallorossi sono costretti a esporsi. E al 43′, riesce finalmente a premiarsi: Conti gioca un meraviglioso pallone sulla sinistra, ribatte un cross e trova Pruzzo. Colpo di testa secco, preciso, perfetto. Grobbelaar lo guarda insaccarsi, quel pallone. E lo stadio ribolle.

Tancredi salva, il Liverpool tiene: si va ai supplementari. È Conti il più attivo, il più voglioso.È Conti a scavare nel barile dell’energia rimasta e a farne dramma per gli avversari, speranza per i suoi. Ma Grobbelaar è in serata di grazia, e allora arrivano i rigori.
Sbagliano prima i Reds, con Nicol; gol di Di Bartolomei. C’è Neal: altro gol. E sul dischetto arriva il nativo di Nettuno, il ragazzino che stava preferendo il baseball al calcio, salvo poi cambiare idea. C’è Bruno Conti: che sbaglia. Proprio lui.

Sembra una notte in cui il destino possa addirittura sbagliare. Non lo fanno Souness, Rush, Kennedy. Lo fa invece Graziani, dopo il gol di Righetti. È vittoria Liverpool. A Roma, contro la Roma e oltre cinquantamila tifosi della ‘Magica’.

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È una ferita che brucia tantissimo ancora oggi. E che brucerà ancora per una quantità di tempo indefinibile. La finale dell’Olimpico oggi può sembrare un miraggio per la squadra adesso allenata da Eusebio Di Francesco: dalle basi alla squadra, i giallorossi hanno un’autostrada di step da superare. Passo dopo passo, però, puntano a richiamare all’ordine quella gioia, quella speranza, quei sogni.
Lo dice anche Pallotta, del resto: il primo passo per realizzarlo, è remare tutti uniti. Verso un’unica direzione. Chissà se basta questo, ora, alla Roma. Chissà che quella batosta, quel Liverpool e quelle lacrime, un giorno potranno essere riscattate. Magari di nuovo ai rigori, solo con un epilogo diverso: quello che si deve ai campioni.

 

 

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  • L’immagine di copertina è stata originariamente pubblicata su Wikipedia da Allsport UK / Getty Images Europe
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