La partita con più autogol della storia

Ormai sono passati quindici anni, ma il mito è rimasto pressoché intatto. Ecco, perché quanto accadde in Madagascar probabilmente resterà per sempre nella storia: chi potrà mai fare di meglio? Cioè, di peggio? Anche qui dipende molto dai punti di vista, nonostante da una cosa non si scappi: l’AS Adema e l’SO de l’Emyrne hanno combinato qualcosa di davvero assurdo, semplicemente facendo autogol.

Ma veniamo al racconto: c’era una volta, una squadra che non toccò palla in segno di protesta e che finì per prendere gol, tanti gol. 149 gol, per l’esattezza. Certo, avrebbero potuto fare cifra tonda, ma in quel 31 ottobre del 2002 le sorti del campionato non dipendevano certo da una rete in più o in meno. Soltanto una settimana prima, l’AS Adema si era già laureato campione nazionale grazie al pareggio dell’SO nell’ultima partita prima dello scontro diretto. Che no, non sarebbe più valso ai fini della premiazione.

La storia

Ma i motivi della protesta erano precisi, sulla pertinenza poi ci si può discutere. Il 24 ottobre del 2002, infatti, in Madagascar era cascato nel caos più totale: nella penultima gara di campionato, l’SO stava praticamente portando la vittoria a casa. Senza faticare, quasi. Almeno tenendo botta contro gli attacchi del DSA Antananarivo, squadra di media classifica che era riuscita miracolosamente a far gol. Minuto 93′, è il delirio – nel senso che preferite voi. Perché? Il signor Benjamina Razafintsalama (nome autentico, giuriamo) decide di ergersi a protagonista della storia e dell’intero torneo: lo fa assegnando un rigore tremendamente discutibile a tempo praticamente scaduto. L’arbitro è assediato dai giocatori, dalla panchina, dalla dirigenza dell’SO. Ovviamente, anche dai tifosi.

Dopo aver sedato la folla, si può battere il penalty: è gol. Ed è fischio finale. Ed è titolo in bacheca per l’Adema, che dall’altra parte del Paese può finalmente festeggiare senza dover battere l’SO in trasferta. Ah, ovviamente, apriti cielo: i quotidiani attaccano il direttore di gara, reo di aver falsato il campionato. I dirigenti dell’SO decidono di promulgare un esposto alla Federazione dei malgasci: nulla, tutto invano. L’inevitabile finale, dunque, è lo sciopero prolungato dei giocatori in campo.

Ecco, si spiega così come un match professionistico possa finire per 149-0. Il paradosso? Nell’ultimissima giornata di campionato, quella che contrapponeva proprio Adema ed Emyrne, viene designato nuovamente il signor Razafintsalama. Che per quasi 150 volte segna sul taccuino numero di maglia e marcatore, entrando – suo malgrado – nei libri di storia del calcio e in quelli dei record.

Tutti contro l’arbitro

Dopo quindici anni, ancora impresso resta il volto del direttore di gara: eroe o villano? I risultati delle inchieste portarono a galla un’orribile storia di corruzione. Un’intera bolla (non proprio di sapone) scoppiata sui vertici del calcio magascio: utile, se non altro, a far piazza pulita e a far ripartire un movimento marcitosi fino alla base.

Certo, resta l’atteggiamento di Razafintsalama, e restano i 149 gol segnati sul taccuino. Ovviamente, non ne bastò uno: ma tra caratteri rimpiccioliti ed enorme pazienza, scrivere i marcatori e il numero delle reti fu il male minore. Minore rispetto alla valanga che sapevano sarebbe arrivata.

In ogni caso, c’è chi giura che la partita sarebbe stata disputata correttamente se solo la designazione fosse stata diversa: ma niente, il nome di Benjamina Razafintsalama ritornò prorompente nella vita dei giocatori dell’SO. Che quando seppero della designazione, non ci pensarono due volte: sabotarono l’intero match.

L’idea? Proprio di Zaka Be, allenatore dell’SO, che fece notare ai suoi ragazzi degli atteggiamenti sospetti negli spogliatoi. Combinati questi ultimi con quanto accaduto in campo – e conseguenti ‘fischi sui generis’ -, la decisione fu inevitabile per evitare anche la beffa.

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Una partita surreale

Ma come si svolse il match in campo? I giocatori dell’SO conquistavano il pallone e s’infliggevano volontariamente un’autorete. Fatto ciò, riportavano la sfera a centrocampo, attendendo il fischio di Razafintsalama: ripreso il gioco, l’azione si ripeteva nel suo complesso. E allora: palla a centrocampo, portiere puntato e autorete assicurata. Un circolo più virtuoso che vizioso: di sicuro unico nel suo genere.

149 volte dopo, arriva il novantesimo minuto. No, senza minuti di recupero: il triplice fischio dell’arbitro chiude senz’appello una gara di cui fatichiamo ancora a credere l’esistenza. Oh, qualcuno poi ci ha provato. A fermare tutto, a interrompere la magra figura che il calcio del Madagascar stava compiendo. Molti spettatori, poi, chiesero il rimborso del biglietto, protestando contro la dirigenza di casa: scesero dalle tribune inneggiando e insultando il fischietto, e abbandonarono ben presto gli spalti, stracciando il tagliando davanti agli stessi giocatori. Tutti protestavano, nessuno era contento. Ma la partita, incredibilmente, proseguiva.

Il match terminò nell’impotenza più surreale di tutti gli addetti ai lavori. E subito dopo Zaka Be subì le conseguenze peggiori: tre anni di squalifica da parte della Federazione, senza possibilità di ricorso. Era stato lui a ideare la protesta, lui ad aizzare anche i tifosi. Diversi mesi anche ai giocatori, rei soltanto però – questo ufficialmente – di aver seguito le indicazioni del proprio tecnico.

Eppure l’Arbroath…

Se la storia dell’SO vi ha colpito, figurarsi quell’Arbroath. 36-0, ecco il risultato di una partita di calcio tra l’Arbroath, appunto, e il Bon Accord. Era il 12 settembre del 1885 e rimase la vittoria più larga fino al match tra Adema ed Emyrne.

L’Arbroath era stata sorteggiata contro il Bon Accord nel primo turno della Scottish Cup, ma tra le due squadre c’erano differenze palesi: la prima era stata fondata ben sette anni prima della seconda, che aveva appena compiuto un anno dalla sua fondazione. Ma la vera particolarità di quel giorno non è certo legata all’età delle due squadre, bensì al luogo: perché a soli 29 chilometri di distanza, a Dundee, l’Harp stava giocando lo stesso torneo contro l’Aberdeen Rovers. Risultato? 35-0 per il Dundee.

Curiosità: l’arbitro aveva tuttavia segnato 37 reti, ma il segretario suggerì di fare cifra tonda e registrarne soltanto 35. E se non fosse stato per lui, il Dundee avrebbe avuto il record (quasi) a vita.

Altri esempi ce ne sono, eccome. Nel dicembre del 2000 il Mirsa, club rumeno, batté l’Avintul Dirlos per 41-0: il risultato non fu però ratificato in quanto non attinente ad un campionato o torneo professionistico, lasciando quindi il match dell’Arbroath come detentore unico del primato. Stessa sorte nel maggio del 2016, tra Pelileo Sporting Club e Indi Native: 44-1 alla fine dei conti. Ma era un match di terza divisione ecuadoregna: ergo, altra roba.

 

 

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