Maradona, storia di una leggenda

Diego Armando Maradona, una delle leggende del calcio, per molti LA leggenda, naque il 30 ottobre 1960 a Buenos Aires, nel quartiere disagiato di Villa Fiorito: il suo sogno era di fare il calciatore, così come per quasi tutti i ragazzini poveri della sua città.

L’occasione per il giovane Diego giunse da Goyo Carrizo, quello che sarà il miglior amico della sua vita: quest’ultimo lo fece partecipare a una selezione nelle giovanili dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires. Maradona entrò, all’età di 10 anni, nelle giovanili dell’Argentinos; era il 1970: l’inizio di un mito destinato a diventare intramontabile. Già da allora Diego aveva un talento di molto superiore a tutti gli altri, con lui in rosa, infatti, la squadra raggiunse una striscia impressionante di 136 risultati utili consecutivi.

Fin da giovanissimo, Diego mostrò anche una fortissima personalità; durante la sua prima intervista (era il giugno del 1972 e aveva solo 12 anni) dichiarò: “Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo”.

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Maradona iniziò poi la sua carriera da professionista proprio nell’Argentinos Juniors nel 1976, debuttando, con la maglia numero 16, il 20 ottobre nella partita contro il Talleres; i primi gol di una carriera straordinaria arrivarono il 14 novembre dello stesso anno, con una doppietta ai danni del San Lorenzo. Nel 1978 divenne capocannoniere del campionato argentino con 22 reti; nel 1979 e nel successivo 1980 vinse il Pallone d’Oro sudamericano, il premio conferito al miglior giocatore del continente. Proprio al 1980 è legato uno dei ricordi più importanti di Diego stesso relativi alla sua carriera sportiva: il 19 febbraio di quell’anno, in una partita contro il Deportivo Pereira, Maradona realizzò quello che lui stesso considera il miglior gol realizzato in carriera: ricevette il pallone spalle alla porta eludendo la scivolata di un avversario, si defilò verso il centro-sinistra del campo portandosi “a spasso” ben 3 avversari, si presentò in area, dribbò il portiere e depositò il pallone in rete.

Pochi mesi dopo il debutto in campionato per Maradona arrivò anche il debutto internazionale: era il 27 febbraio 1977. Una storia particolare e affascinante quella che Diego visse con la nazionale argentina e, per certi versi, anche travagliata: infatti, nonostante il titolo di capocannoniere raggiunto nel 1978 non venne inserito nella rosa della sua nazionale per il vittorioso mondiale casalingo.

Trasferitosi al Boca Juniors, Maradona giocò la partita di debutto con la nuova maglia il 22 febbraio 1981, vincendo contro il Talleres (la squadra contro cui aveva esordito) per 4-1, mettendo a referto una doppietta; in quell’anno segnò 28 gol in 40 partite, guidando il Boca alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura.

Maradona venne convocato per i Mondiali del 1982, disputati in Spagna, dove collezionò 5 presenze e 2 gol, ma si fece notare anche per il suo temperamento dato che venne espulso per un fallo di reazione nel match contro il Brasile.

Dopo la competizione iridata, a causa di problemi economici, il Boca Juniors dovette privarsi di Maradona; si fece quindi avanti il Barcellona che lo ingaggiò il 5 giugno 1982: il primo anno di Diego nei catalani non fu molto positivo, infatti un’epatite virale lo tenne lontano dai campi per buona parte della stagione. La stagione successiva fu ugualmente sfortunata perché, alla quarta giornata di campionato, durante l’incontro fra Barcellona e Athletic Bilbao, Maradona subì un infortunio che gli causerà per sempre la perdita del 30% della mobilità della caviglia.

Rientrato all’inizio del 1984, Diego non riuscì a far raggiungere un buon risultato al Barça in campionato, ma riuscì comunque a giocare 16 partite e segnare 11 gol.

Varie reti messe a segno con la maglia del Barcellona sono davvero magiche e iniziarono a diffondere anche in tutta Europa il talento e l’estro di Diego: alcuni sono gol “alla Maradona” realizzati dopo aver scartato 4-5 avversari, spesso anche il portiere, altri, invece, due in particolar modo, sono dei meravigliosi pallonetti da fuori area che lasciarono di stucco pubblico, avversari e compagni di squadra e che preannunciano quello che sarà il “Lob de Dios”.

Ripresosi completamente dall’infortunio che lo aveva condizionato in Spagna, Maradona fu acquistato dal Napoli per 13 miliardi di lire. Il 5 luglio 1984 Diego venne presentato ufficialmente allo stadio San Paolo e fu accolto da circa 80.000 persone e, in quell’occasione, Maradona pronunciò una delle sue frasi più famose: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”.

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Nella prima stagione il Napoli raggiunse una posizione di centro classifica, mentre l’anno successivo ottenne il terzo posto dietro a Juventus e Roma: fu proprio in questa stagione che Diego mise a segno due delle reti più “fisicamente impossibili” della storia. La prima risale al 20 ottobre 1985: era la settima giornata del campionato e a Napoli arrivò il Verona che venne schiantato per 5-0. Al minuto 13 del secondo tempo Diego diede vita a quello che venne chiamato il “Lob de Dios”, beffando il portiere rivale da poco dopo il centrocampo con una conclusione di sinistro potente e precisa. La seconda invece fu realizzata pochi giorni dopo, in data 3 novembre 1985, quando al San Paolo arrivò la Juventus (vittoriosa in tutte e 8 le precedenti partite) per disputare la nona giornata di campionato e, su un terreno pesantissimo, Maradona riuscì a siglare il gol della vittoria battendo una punizione a due da dentro l’area e facendola andare in porta dopo aver scavalcato la barriera in una spazio ristrettissimo.

Nel 1986 Maradona realizzò il sogno che aveva da bambino, cioè vincere i Mondiali: la favola si coronò in Messico dove segnò 5 gol e realizzò 5 assist nelle 7 partite giocate nella competizione. Prima della finale vinta contro la Germania Ovest, l’apoteosi di Maradona si ebbe ai quarti di finale contro l’Inghilterra: la partita venne aperta da un gol di mano di Diego che venne convalidato dall’arbitro; Maradona rivendicò la legittimità di quel gol come atto di giustizia a seguito della sconfitta patita dagli argentini contro i britannici nella guerra delle Falkland del 1982; a segnare, secondo Maradona, fu la “Mano de Dios”. Diego si rese poi protagonista di un gol da antologia: ricevette palla a centrocampo, saltò due marcatori e s’involò verso la porta inglese; altri 2 difensori vennero superati prima dell’estremo difensore Shilton. Questo gol è stato decretato come il gol del secolo, oltre a essere stato eletto, nel 2002, come il più bel gol nella storia della Coppa del Mondo.

Il Napoli vinse il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987 con in panchina l’allenatore Ottavio Bianchi, battendo dopo trentadue anni la Juventus a Torino. La vittoria fu possibile anche grazie all’apporto di Maradona che siglò 10 reti in stagione, di cui 3 su rigore e una in volo d’angelo di testa contro la Sampdoria. Il Napoli, in quell’anno, vinse anche la sua terza Coppa Italia centrando l’accoppiata scudetto e coppa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus. In quel trofeo c’era anche la firma di Diego con 7 marcature di cui una meravigliosa: nel match tra Napoli e Cesena, vinto per 3-1 dai partenopei, Maradona si esibì in una volée di sinistro appena fuori dall’area di rigore.

Nella stagione successiva, 1987-1988, il Napoli, fino alla ventesima giornata, mantenne cinque punti di vantaggio sulla seconda, poi venne superato dal Milan, perdendo quattro delle ultime cinque partite. Nonostante tutto, Maradona fu il capocannoniere del torneo con 15 reti e si mise in mostra soprattutto con calci di punizione che lasciano di sasso gli estremi difensori delle squadre rivali.

Nel 1989 il Napoli sfiorò la tripletta, concludendo il campionato ancora al secondo posto, dietro l’Inter, arrivando in finale di Coppa Italia e vincendo la Coppa UEFA dopo aver battuto nella doppia finale lo Stoccarda. Diego segnò con un imperioso colpo di testa nell’1-1 di Bergamo contro l’Atalanta e, soprattutto, siglò un rigore nella finale d’andata di Coppa UEFA contro lo Stoccarda.

Maradona capitanò l’Argentina al Mondiale di Italia ’90. Nei quarti di finale l’Argentina affrontò la Jugoslavia; dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi a reti inviolate, gli argentini superarono gli jugoslavi 3-2 ai calci di rigore nonostante l’errore dello stesso Maradona che, molto probabilmente, in quell’occasione particolare disse una delle sue frasi più famose: “I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”.

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Nella stagione 1989-1990 sulla panchina del Napoli, a Bianchi subentrò Bigon. Maradona non giocò le prime partite della stagione, ma rientrò presto e aiutò il Napoli a riconquistare lo Scudetto con 16 marcature, di cui 7 dal dischetto e segnando contro tutte le squadre più importanti: Milan, Inter, Roma, Juventus, a volte su calcio piazzato, a volte con tiri velenosi, fulminei e insidiosi che s’insaccavano inesorabilmente negli angoli della porta rivale.

La stagione successiva cominciò con la vittoria nella Supercoppa italiana battendo la Juventus con un clamoroso 5-1. Purtroppo, l’esperienza italiana di Maradona finì il 17 marzo del 1991 dopo che un controllo antidoping, effettuato al termine della partita di campionato Napoli-Bari, diede il responso di positività dell’argentino alla cocaina.

Colpo duro per il “Pibe de Oro” che tornò a calcare i campi di calcio dopo un anno e mezzo, tanto durò la squalifica per doping. Nel 1992, la carriera di Maradona riprese nel Siviglia. Diego tornò anche nella nazionale argentina come capitano e vinse, nel 1993, il Trofeo Artemio Franchi, ovvero la coppa intercontinentale per nazioni (disputata solo in due occasioni). In quell’unica stagione spagnola, Maradona segnò comunque 5 gol e mise a referto 12 assist in 25 partite.

Maradona poi tornò a giocare in Argentina nel Newell’s Old Boys, ma dopo solo 7 partite disputate, Diego sciolse il contratto con la squadra, ritirandosi per alcuni mesi dalle competizioni in vista dei Mondiali in USA.

Ai Mondiali di USA ’94, l’Argentina vinse 4-0 la prima partita contro la Grecia, in cui Maradona realizzò il terzo gol della sfida; ancora una volta però fu l’esito positivo di un controllo antidoping a fermare la carriera di Diego che fu trovato positivo all’efedrina, una sostanza stimolante; questa volta la FIFA lo espulse dal torneo e l’Argentina fu eliminata agli ottavi dalla Romania.

Nel 1995 gli venne assegnato il Pallone d’oro alla carriera: infatti, negli anni migliori della sua attività agonistica, l’argentino non poté mai concorrere all’assegnazione del premio perché i calciatori non europei erano allora esclusi dalla competizione. Gli venne quindi riconosciuto il giusto trofeo per le sue memorabili imprese sportive e per le qualità calcistiche fuori dal comune.

Il 7 ottobre dello stesso anno tornò a giocare con la maglia del Boca Juniors, restando in squadra per due anni prima di ritirarsi dal calcio, cosa che avvenne il 30 ottobre 1997, nel giorno del suo compleanno numero 37.

Nel 2000 giunse il degno riconoscimento da parte del club forse più importante della sua carriera e da parte di tutta un città che lo aveva amato e continua a farlo incondizionatamente: l’SSC Napoli decise che mai più nessun calciatore avrebbe indossato una maglia col numero 10 appartenuto a Maradona e ritirò quel numero.

Questa la parabola calcistica di Maradona: un genio del calcio, un profondo innovatore del pallone, un personaggio anche controverso per le storie legate al doping, ma che, sicuramente, ha fatto scuola segnando un’epoca.

 

 

 

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