Che fine ha fatto Maria Sharapova?

Manca poco, pochissimo. Poi Maria Sharapova tornerà in campo, dopo 15 mesi passati da un estremo all’altro, ma ferma: lo scandalo del doping aveva colpito anche lei. Prima riluttante, quindi imprigionata dalle sue stesse bugie: il Tas di Losanna, anche per questo, ha deciso di ridurre la sua sospensione dopo la positività ad un farmaco ‘vietato’.

Ho passato momenti terribili, il tennis è la mia passione, mi manca tanto. Ma tornerò presto.

E sì, la Sharapova è pronta. Ma lo è, invece, il suo amato gioco? Qui nessuno le farà uno sconticino, neanche l’amato Roland Garros, che la stessa siberiana ha contribuito a rendere enorme in termini puramente pubblicitari e d’evento. A Parigi decideranno non prima di metà maggio: ma la sensazione non è affatto positiva. La Sharapova, vincitrice a Parigi tra il 2012 e il 2014, verosimilmente dovrà prima ‘riabilitarsi’. Partire da zero. Lei che da zero, in fondo, non è mai partita.

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Già a sedici anni, Maria finì subito al centro dei riflettori. “Signorina, qui certi gemiti non sono permessi”, le urlò un giudice quando nel 2003 stradominava un torneo a Birmingham. Una predestinata, sempre e comunque. Anche nel rompere tante barriere: dai decibel al mondo del fashion che presto s’accorgeva ed accorpava a quello dello sport. Ritenuta da tutti l’erede di Anna Kurnikova, la Sharapova si ritrova a diciott’anni a guardare tutti dall’alto: il primo posto nel ranking, difatti, sancisce l’enorme ascesa che la porta a dominare su tutte le riviste, i magazines, e pure i campi del mondo.

No, non è solo bella: ma diciamo che l’aspetto fisico conta. Anche per il Carreer Grand Slam, impresa riuscita solo a nove tenniste nella storia. E soprattutto a costruire un impero: dall’accordo con Nike – ora ha un abbigliamento personalizzato da lei stessa curato – al modo di porsi in pubblico. La Maria-mania impazzava ed è impazzata per almeno 10 anni fa. ‘SugarPova’ a parte, il brand di gomme che le sconsigliarono di produrre.

Una copertina vivente, insomma. E una macchina da soldi, con 35 tornei vinti: di cui 5 Slam, una medaglia d’argento nelle Olimpiadi di Londra. E 21 settimane, più qualche spicciolo, da numero uno indiscussa. E pensare che, come in ogni grande storia, l’inizio è forse tragico: i genitori, infatti, erano semplici emigrati in Siberia, direttamente dalla tragedia di Chernobyl. La sua prima racchetta? Un attrezzo da adulto con il manico tagliato: non c’erano soldi, ma la speranza non venne mai meno. Neanche quando Martina Navratilova suggerì ai genitori di trasferirsi negli Usa: la borsa di studio nell’Accademia di Nick Bollettieri la forgiò e la rese immensa.

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Una vita di sacrifici, oggi ben ricompensati. Anche per questo, lo scandalo ha sorpreso e scosso l’opinione pubblica: Maria Sharapova era colei che era stata in grado di riuscire a sfuggire dalla guerra. Lei sì, ce l’aveva fatta. E non c’era parabola discendente che tenesse.

Ora tornerà, chissà, proprio in Francia. Lì dove la vittoria la consacrò definitivamente. Riuscirà a tornare quella Maria determinata e talentuosa che s’è affacciata al mondo? Justine Henin, Amelie Mauresmo e Serena Williams non sono poi così inarrivabili. Non per chi ha costruito un impero dal nulla. Non per chi ha ancora qualcosa da chiedere alla propria carriera.

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Justin Smith
  2. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Carine06