La storia di Nadia Comaneci è una lezione di vita incredibile

Nella cittadina Gheorghe Gheorghiu-Dej si rendono ben presto conto di quanto sia speciale quella bambina. Si rendono conto di quale leggerezza, di quanta bontà, di quanto carattere già trasudi da quegli occhi già pieni di vita. Eppure Nadia Comaneci era tutto questo e tanto altro in divenire: la madre la chiamò così perché era il diminutivo russo di ‘Speranza’, e con speranza Nadia ha sempre preso la vita. Finché non ha saputo trasformare quei desideri in realtà.

La prima gara? Nel 1969, quando partecipò ai campionati rumeni piazzandosi al tredicesimo posto. Ecco: nell’anno seguente lo vinse addirittura, classificandosi come la più giovane ginnasta rumena ad aggiudicarsi il titolo. Due anni dopo arriva anche la prima gara internazionale: è a Lubiana, Romania contro Jugoslavia. Nadia concorre nel ‘generale individuale’ di categoria: anche qui vittoria netta. E a soli 11 anni.

L’OLIMPIADE CHE CAMBIÒ TUTTO

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Si cresce presto, se sei una ginnasta. Si cresce presto, poi, se sei anche un fenomeno di questo sport. Di qualsiasi sport. A 12 anni, la Comaneci continua la sua enorme ascesa: l’attenzione è tutta concentrata lì, verso le Olimpiadi di Montreal del 1976. Una manna dal cielo per la sua Romania e per il movimento artistico: perché il 18 luglio di quell’anno Nadia si consacra a soli 16 anni, diventando la prima ginnasta ai Giochi Olimpici a ricevere il massimo punteggio ottenibile alle parallele asimmetriche. Sembra una cosa assurda, fu una realtà altrettanto pazzesca: la votazione, dopo una performance da pelle d’oca, fu ritardata perché i computer erano programmati per registrare fino a 9.99. La soluzione? Semplice, geniale, inaspettata: al posto del 10 fu inserito il voto 1.00 e moltiplicato per dieci volte. Enormemente Nadia, che nel corso dell’evento ottenne il punteggio perfetto altre sei volte. E tre medaglie nel concorso generale individuale, alla trave e alle parallele asimmetriche; un argento nel concorso generale a squadre; un bronzo nel corpo libero.

Era nato un fenomeno, una stella, una firma clamorosamente importante anche per la Romania. Tornata in Patria, infatti, Ceausescu la invitò spesso a palazzo: divenne ‘eroe del lavoro socialista rumeno’ e fu al centro della nuova e massiccia propaganda del dittatore. Come se non bastasse: fu costretta a diventare la compagna del terzogenito Nicu, un capitolo assurdo che ancora oggi resta orribilmente nel vuoto di un silenzio eloquente.

Agli Europei dell’anno successivo, la storia non cambia: vince tutto. Così come ai Mondiali del 1978, quando riesce ad aggiudicarsi l’oro alla trave e l’argento nel volteggio. Nel concorso generale a squadre, porta tutta la sua squadra sul gradino più alto del podio, mentre nel generale individuale scende per la prima volta dal podio: è un quarto posto che brucia.

LA RIPRESA

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Che brucia come quel periodo di ricovero in ospedale: causa avvelenamento. Sì, avete capito bene: tutto era stato provocato da un taglio al polso prodotto dalla fibbia metallica dei fermapolsi. O almeno questa era la versione ufficiale. Nessun problema, comunque: il rientro è fissato per le Olimpiadi di Mosca del 1980, alle quali la Comaneci si presenta in gran forma. Il risultato? Un secondo posto nel concorso individuale, battuta solo dal fenomeno Yelena Davydova. Ancora oggi si parla di quella gara: i giudici impiegarono più di 25 minuti per formulare il verdetto finale. Nadia, in ogni caso, mantenne il titolo olimpico alla trave e vinse ugualmente nel corpo libero, regalando infine l’argento alla sua squadra.

Dopo Mosca, Los Angeles: la successione è quella giusta. Non per la ginnasta, che decise di ritirarsi poco prima della ventitreesima edizione dei Giochi: erano anni complicati, nei quali provò ad allenare i giovani ginnasti rumeni, ma senza risultato. Il regime in Romania, l’impossibilità di staccare il suo volto da quello dei dittatori, la fame e la miseria che continuavano ad emergere in quelle terre: la situazione per Nadia fu foriera di una decisione fondamentale, quella di scappare.

LA FUGA

Poche settimane prima della Rivoluzione romena del 1989, Nadia Comaneci percorre sei ore di cammino attraversando il confine con l’Ungheria: lì l’attendeva Costantin Panait, un amico pronto ad aiutarla a fuggire via, negli Stati Uniti. Negli USA fu allora accolta come rifugiata politica e da quel momento la sua attenzione è sempre stata focalizzata sulla denuncia delle barbarie nel suo paese.

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Nel 1999, dopo dieci anni dalla decisione che modificò totalmente la sua vita, la Comaneci divenne la prima atleta invitata a parlare alle Nazioni Unite per lanciare l’Anno Internazionale dei volontari. Oggi fa beneficenza, ha un marito e un figlio, e ha scritto persino un libro. Ma quei giorni tristi in Romania no, non li ha più dimenticati. Come le gioie della sua prima Olimpiade, dell’unico 10 della storia della ginnastica.

Centosessantadue centimetri, quarantacinque chili, un cuore e un coraggio enorme: si può essere grandi comunque, basta volerlo.

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  3. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Ben Sutherland