Il Napoli ha vinto la Coppa Uefa più difficile di tutti i tempi

Gli anni più belli, importanti, pieni di gioco e di vittorie. Il 1989 era uno di quelli, un periodo in cui il calcio italiano aveva costantemente la forza e il bisogno di dominare in Europa e di farlo come mai era accaduto in precedenza. Il Milan è infatti campione d’Europa, la Samp vede sfumare il sogno della Coppa delle Coppe con il Barcellona. E il Napoli di Maradona? Torna a vincere la Coppa Uefa, finalmente un’italiana dopo dodici anni dall’ultimo successo di matrice juventina.

Il re ce l’aveva fatta. E il re non poteva che essere Ottavio Bianchi, l’unico in grado di sfatare un mito praticamente inarrivabile: dopo lo storico scudetto, i partenopei si tatuano sul cuore anche la vittoria in campo europeo. Qualcosa di pazzesco, d’incredibile, di meravigliosamente conquistato sul campo. La squadra, del resto, era quella ch’era: Diego Maradona giocava col destino e scherzava con gli avversari. E segnava, eccome: nonostante qualche chilo di troppo e una condizione fisica sempre più precaria. Ma Diego era Diego, e le partite le risolveva con una sola giocata, con l’illogica trama di gioco accompagnata alla razionalità del tecnico: bergamasco dentro ma padre dolcissimo quando si trattava di aiutare l’argentino.

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ITALIA VS GERMANIA

Non è ancora tempo di Mondiali, non è ancora tempo di ‘Notti Magiche’, però qualcosina s’inizia già ad intravedere. La Coppa è un continuo agone tra Italia e Germania, con buona sorte del talento e del tatticismo estremo delle italiane: Roma e Inter, Napoli e Juve arrivano agli ottavi di finale. Giallorossi e nerazzurri fuori lì, con questi ultimi mandati a casa dal Bayern Monaco nonostante un 2-0 in trasferta nella prima gara. Sì, la partita della galoppata di Nicola Berti, dei suoi 70 metri palla al piede mentre scavalcava tutti gli avversari che correvano e volevano rubargli il mondo. Lui non aveva altra missione, però: doveva scaraventare la palla in rete e ci riuscì. A San Siro? Il Trap aveva in mano un arsenale in grado di abbattere tutti i record del campionato. Eppure quell’Inter perde, s’incupisce, s’intestardisce e subisce in sette minuti tre reti che dichiarano la fine del suo cammino europeo.

CONTRO LA JUVE

Pazzesco, no? Mai quanto quel sorteggio beffardo dei quarti di finale: mentre l’Italia sogna due squadre in semifinale, ecco un bell’antipasto tra Juve e Napoli. Tra le due soltanto una riuscirà a continuare il sogno europeo. La prima è a Torino, dove un Napoli irriconoscibile si specchia nei riflessi di un Maradona pigro e svogliato, poco smaliziato e sicuramente in preda ad una delle sue nottatacce. Senza De Napoli poi a centrocampo si fa fatica: Zavarov, lo zar bianconero, non può far altro che punire. Bruno e un’autorete di Corradini, eccolo servito il 2-0 finale già al termine della prima frazione di gioco. Sembra tutto perduto dopo il primo triplice fischio.

Ma si va a Napoli, si torna al San Paolo: per quanto Maradona non sia ancora al cento percento, c’è una difesa juventina che compensa. È imbarazzante, soffre tutti e specialmente Careca che con Carnevale fa quel che vuole. A fine primo tempo ogni cosa è stata rimessa al suo posto: 2-0 per gli azzurri, che così termineranno la gara. Ai supplementari Bianchi sostituisce Maradona tra i fischi del pubblico, al suo posto va dentro Romano: manca un minuto, uno soltanto. Renica va dentro, c’è una mischia ed è lesto a battere Tacconi. Fuorigrotta trema dall’entusiasmo, il Napoli è ancora vivo. E abbraccia sogni enormi.

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SEMIFINALE E BAYERN MONACO

Difficile, difficilissima. La Coppa Uefa è una competizione che non lascia spazio alla fantasia: è che lo step successivo resta sempre quello più complicato. E complicata si preannunciava la semifinale con il Bayern Monaco: durissima e colma di patemi. Maradona però sembra in palla, nel riscaldamento ha fatto il suo solito show, sta assaggiando il grande calcio e il suo sorriso n’è la dimostrazione. Al San Paolo è uno show tutto azzurro e tutto del diez: 2-0 e tanti saluti al prossimo incontro.

Il ritorno diventa allora una storia a sé, particolare nei modi e nei tempi. Il gatto e il topo, con gli azzurri veloci a scattare e a battere i giganti (felini) tedeschi. Una vita di contropiedi, quella degli azzurri: che resiste ancora oggi, che dà sempre risultati. In corsa e in transizione, 2-2 e Bayern annichilito: il risultato sta pure stretto agli uomini di Bianchi. Poi arriva lo Stoccarda e diventa un’altra storia nella storia.

LA FINALE

Ottantamila al San Paolo, ossia quindicimila unità più del consentito: siamo a Napoli, del resto. La patria dell’entusiasmo e di una squadra tra le più belle di tutti i tempi. Gli azzurri? Un po’ soffrono la cornice, partono male e subito subiscono gol: lo segna il ‘paisano’ Gaudino (originario della provincia di Caserta, nonché padre del giocatore del Chievo Gianluca Gaudino) ma Giuliani ci mette del suo, facendosi scivolare alle spalle la punizione dell’italotedesco. No, non proprio irresistibile.

 

Serve una svolta, una sterzata. Che arriva soprattutto per demerito dei tedeschi: erano venuti con l’intenzione di non rompersi le ossa e, trovatisi in vantaggio, si erano rinchiusi nella propria area di rigore.  Errore fatale: Bianchi toglie Corradini e inserisce Crippa, quindi Maradona s’invola sulla sinistra e controlla di petto un pallone che sembrava complicato. Tocco di braccio sinistro, ma nessuno vede: allora scaglia un sinistro potentissimo sul braccio di Schafer che era andato lì per contrastarlo. Calcio di rigore: gol, stadio in estasi, Maradona ancora una volta abbagliato dalla luce divina e dal calore dei napoletani. A tre minuti dal fischio finale, ecco Careca: Maradona prova a smarcarsi sulla destra, mette dentro e il brasiliano scarta tutti, pure Carnevale. Gol, meravigliosamente gol.

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Un gol che vale tantissimo, soprattutto in ottica ritorno: perché a Stoccarda il Napoli va subito per legittimare il suo successo. E il risultato è solo il frutto del lavoro in settimana: Alemao s’invola in un’azione personale dopo lo scambio con Careca, è istantaneamente 1-0. Klinsmann ci mette una pezza e agguanta il pari: sarà il suo ultimo gol con lo Stoccarda, avvenuto a firma già chiusa con l’Inter. Poi, beh, poi c’è Maradona: assist di testa dal lato corto destro, pallone indirizzato verso il centro dell’area dove c’è Ferrara. 2-1, destro al volo dello scugnizzo: è tripudio. Ancora qualche conto da chiudere, ancora Careca, ancora assist di Maradona: in contropiede il Napoli scrive un pezzo di storia pazzesco. Alla fine arriva il secondo e il terzo gol dei tedeschi: ma finisce con la Coppa Uefa nelle mani di Maradona, del màs grande, dell’uomo di quella notte tedesca che non smetterà mai di brillare nei ricordi dei tifosi azzurri.

 

 

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