Palanca, l’Imperatore della Curva: il maestro dei corner con Catanzaro nel cuore

Massimo Palanca è di tutti. Classe 1953, marchigiano. Ma è di tutti. In che senso? Facile: il suo è un nome che fa ancora brillare gli occhi dei tifosi di tutta Italia. Ma soprattutto di una frangia calabrese caldissima: siamo a Catanzaro, lì dove Palanca ha vissuto 8 stagioni tutte al massimo.

Parlano i numeri, che proprio fredda cronaca non sono: con i giallorossi, Palanca gioca tra C e A, siglando 115 gol (45 in Serie A) e diventando il miglior cannoniere della storia in massima serie con le Aquile.

Ancora oggi, tra la città e il suo bomber resiste un legame indissolubile. Tant’è che gli hanno organizzato la festa per i suoi sessant’anni. Sì, un’altra storia pazzesca. E sì, un’altra storia nata in provincia. Che a quarant’anni di distanza, non sa svanire.

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Del resto, chi ama non dimentica. E allora: era la fine della stagione del ’74, e Palanca aveva 21 anni. Aveva appena giocato la Serie C con il Frosinone, mettendo a segno pure 18 gol. Il mercato non era quello di questi tempi: era molto meno frenetico, e una stretta di mano contava tutto. Su Palanca c’era allora un’opzione della Reggina: era valida solo e soltanto se gli amaranto non fossero stati retrocessi. Ma accadde. E allora, addio Reggio. Chi restava? Un’altra realtà, poco distante: ecco il Catanzaro.

Erano anni di passione e folklore. Era l’anno della B: il primo con le Aquile. Che no, non fu per niente facile. Neanche arrivarci: poiché dovette sorbirsi pure un viaggio di 12 ore in treno, con la stazione deserta, e in bus fino alla sede. Pazzesco.

La società del presidente Ceravolo aveva cambiato tutto: rosa ribaltata e affidata ad un giovanissimo Gianni Di Marzio, tecnico a soli 34 anni. C’erano tanti ragazzi giovani, in quella squadra: tra questi, Claudio Ranieri, suo grande amico. Un’annata davvero assurda, quella: che culminò tuttavia nella finale di B, spareggio diretto per salire tra le grandi. Davanti, un Verona costruito per vincere e subito risalire.

Non ci fu storia: in campo neutro, a Terni, il Catanzaro fu obbligato dal destino a restare in Serie B. Una delusione enorme per tutti, specialmente per Palanca. Che un anno dopo, invece, riuscì nell’impresa.

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Solo un anno, solo uno: poi la felicità della A. Nel ’76, Palanca fu decisivo ovunque e comunque: 11 reti a fine campionato, tra cui quella contro il Como, la rete che sancì la matematica certezza del ritorno in A. Un tiro in diagonale, col sinistro: imparabile per il portiere dei lombardi.

E quindi, la A: per cinque anni, con un ‘intervallo’ in B durato una sola stagione. Dal ’76 al 1981, tra Giorgio Sereni e Carlo Mazzone. Sinistro, destro, punizioni e soprattutto… calci d’angolo. È che in fondo, questo pallino l’ha sempre avuto. Ci provava in B, in C. E perché no, pure in Serie A. In allenamento, poi, era la parte preferita di Massimo: sui corner, gli stessi compagni andavano a disturbare il portiere. Alla fine? 13 reti direttamente dalla bandierina, direttamente da quel 37 di piede – con scarpe su misura da una fabbrica di Ascoli Piceno – che sembrava provenisse da un altro pianeta.

Nella massima serie, di Palanca si ricorderanno sempre due momenti: il 4 marzo del 79 contro la Roma, all’Olimpico. Perché è in quel momento che Massimo diventa l’imperatore della Curva. 3 reti nel derby giallorosso: tra rigore, girata al volo e rete diretta da corner. Recidivo, sia chiaro: perché già all’andata ci aveva provato, ma Paolo Conti aveva sfiorato la palla e non gli avevano assegnato il gol. Tant’è: si rifece. E si rifece alla grande qualche mese più tardi, con l’esordio in Nazionale.

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Emozioni su emozioni, ‘distrutte’ però dalla cessione al Napoli. Era il 1981, dopo il nono posto in campionato, Palanca diventa un giocatore azzurro: durerà appena un anno. Cinque, invece, dovranno passare per rivederlo al Catanzaro: i calabresi ora sono in C1, Massimo arriva da due stagioni al Foligno. Nessuno lo aveva chiamato dopo la rottura del contratto con i partenopei.

Ceravolo era restio, ma alla fine si fa: Palanca torna in Calabria, giocherà ancora per 4 stagioni. Bottino importante: promozione in B e capocannoniere in C1. Nel 1990, appende gli scarpini al chiodo e ritorna nelle Marche con quella squadra nel cuore. No, non è stato solo un lavoro per Palanca. E no, non è stato solo un gioco per i catanzaresi…

 

 

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