B…entornato, Parma: una città che non smette di sognare

Ed ora, giù il cappello. E poi su lo sguardo: più in alto possibile, perché tutti devono vedere il volto orgoglioso, felice, quasi incredulo. Quell’espressione creata da sudore, giocate e Dio solo sa quanto talento. Stravolta da una cavalcata che più pazza non si può: che alla fine dei conti, le montagne russe hanno nel Parma dei degnissimi rivali.

Il destino però aveva deciso all’istante: perché per tutti gli alti e bassi, ecco per tutta la stagione una pezza gialloblù chiamata Calaiò. Finissimo finalizzatore, meraviglioso interprete di sogni e primo attore in quel posto del mondo in cui fare l’attaccante vuol dire andare oltre il banale fiuto del gol. Ecco: è che lì si fa presto a trasformarsi. Perché praticare l’implacabilità sotto porta diventa una religione da cui non puoi svincolarti, con tanto di preghiere pre match e di qualche richiesta ai bomber del passato prima d’infilarsi a letto. Era difatti impossibile che il Parma abbandonasse la Lega Pro con una rete banale: non dell’ex Napoli, stavolta, ma degli sconosciuti Scavoni e Nocciolini. Addio Serie C. Non gli appartieni. Neanche un po’.

Con la vittoria sull’Alessandria van via tante cose. L’ansia di una promozione pronosticata ma non per questo scontata, in primis. E poi il magico anno dei Rossi, dei Cassano, dei grandi interpreti della A. Perde l’aria ed il tratto di quelle stagioni irripetibili, quelle condizionate dal destino e dell’incomprensibile qualità dell’irripetibilità. L’era di Scala o Malesani è finita da un pezzo, vero. La magia invece continua. E D’Aversa, per quanto inesperto, ha dimostrato di poter sedere su panchine scomode e troppo spesso traballanti.
Troppo facile con quel carico di qualità? Sarebbe eresia. Sarebbe bestemmiare. Sarebbe anche abbastanza una bugia. Amalgama, unità, spettacolo come prove nette e schiaccianti di una stagione da incorniciare e portare sempre con sé. Magari nel portafogli, destinato inevitabilmente ad aumentare il proprio volume.

E s’alza il volume dei sogni, pure quello. Perché da metà agosto Parma si risveglierà nuovamente in Serie B. E nuovamente vorrà restarci. Stavolta non a lungo, il meno possibile, senza avere troppi rimpianti. E magari con lo stesso tasso tecnico: 20 anni fa, sul tetto d’Europa e quasi d’Italia; stavolta, sul tetto del pullman scoperto che porta in giro i suoi nuovi ragazzi. Non si scappa: la storia la fa chi è abituato a farla, vien da pensare così.

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Cosa significa vincere a Parma? Lo spiega un proverbio, però al contrario: nessuno è profeta in patria. E se ci riesci, di sicuro sei destinato ad intraprendere mille e clamorose imprese. Per Lucarelli, ad esempio, gli anni da sognatori son tanto lontani quanto vicini: gli hanno insegnato a vincere, a sfruttare il talento, a non dare mai nulla per scontato.
Gli hanno insegnato che una medaglia al collo vale più di tutto. E se ottenuta con gioco e qualità, vale ancor di più.

Perché non è mai stata una questione scontata, questo Parma. Come non è stato semplice risalire dagli inferi, farlo con un macigno e troppi occhi puntati addosso. Farlo col pregiudizio, poi: ché certe scene non le dimentichi, soprattutto se ad esser stati feriti sono uomini che hanno dato tutto. E forse pure di più. Uomini che hanno saputo riportare il Parma in una posizione onorevole, in qualcosa di più rispetto al mero stemma.

Ora cosa succede? Tutto e niente. L’importante è che si continui a camminare, senza fretta ma con passo regolare. Senza paura, ma col cuore a mille. Perché poi se inizia a volare la mente, in qualche modo il corpo dovrà seguirla. Ecco: crederci. Il segreto dovrà necessariamente essere questo. Si dovranno catturare energie extra e spingere, spingere più forte sull’acceleratore.

È vero: son lontani i tempi di Scala, di Malesani. Di Buffon e Cannavaro, di Thuram e pure quelli di Gilardino. Ma il Parma c’è, resiste, orgogliosamente lotta per il prossimo obiettivo: che non è Coppa Uefa e neanche Coppa Italia. È solo quello di tornare a sentirsi grandi, grandissimi. Invincibili e belli. Senza la paura di dover tornare a patire. Solo con certezze e amore per il gioco.

Il futuro non è mai stato così radioso. Alla prossima A-lba, Parma. C’è un progetto di sogni da realizzare. Ed una città che non vuole fermarsi. Non ora. Né mai.

 

 

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  • L’immagine di copertina è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Verdi85
  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Verdi85