Pietro Iemmello è finalmente tra i grandi del calcio

La strada per diventare grandi non è mai dritta, né in discesa. La strada per diventar Re? Spesso è fatta di salite, di curve, di baratri lungo la via che hanno il solo compito di ricordarti quanto sia importante filare via bene, liscio, senza grossi patemi. Ecco, e allora a 25 anni Pietro Iemmello può dire d’aver già fatto un grande balzo in avanti, rincorrendo i suoi sogni e facendo le fortune di chi ha puntato su di lui. Il Foggia, prima; il Sassuolo, oggi, ma anche domani. Meritandosi l’appellativo più grande che ci possa essere: è che domina tutto, in quell’area piccola.

No, le banalità le lascia agli altri. Al massimo, lui lascia il cuore in ogni luogo in cui è stato: in Puglia, il suo ricordo è vivo, fresco, struggente per quanto nostalgico. 53 gol totali, di cui 37 solo nell’ultima stagione, del resto, non si fanno per caso. Né si diventa attaccante di A per pura concessione divina. O meglio: qui il talento c’entra. Ma il lavoro, i sacrifici, la voglia matta di sfondare hanno completato un contorno da sogno.

Eppure sembrava non avere chance, possibilità di immersione in un mondo forse troppo grande: Matri e Defrel, per Di Francesco, sono sempre stati una spanna sopra il ragazzo classe ’92. Alla prima assoluta in A. E senza passare dalla cadetteria. Ecco: anche il viaggio, senza scalo, un po’ ha colpito. Dalla Lega Pro ai grandissimi, si può? Era questo il dubbio ad inizio stagione, un mito sfatato dalle giocate e dai gol. Ma soprattutto: dalla doppietta a San Siro, scenario perfetto per consacrarsi. Perfetto quasi quanto il suo Zaccheria, che ancora intona e urla il suo nome.

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4 gol in A, finora. Non male, considerato il minutaggio. Di certo, le orme dell’idolo Corona sono ancora un po’ distanti: però quanto corre, Pietro. E quanto ha corso per rincorrere i propri amori, fuori e dentro al campo. Perché dopo esser cresciuto in viola, alla Fiorentina, la Pro Vercelli ha provato a farne il pilastro del nuovo corso. E quando tutto andava nel verso giusto, lo Spezia lo seduce e poi l’abbandona. Sfortuna ed infortuni, infatti, penalizzano l’allora diciannovenne Iemmello: il risultato è un giro di prestiti che ne condanna il talento, ne compromette la crescita.

A Novara non è come si aspettava, non c’è la svolta. Quindi torna alla Pro, che davanti all’immensità del significato di Foggia, è solo una goccia in un mare rossonero. Ecco: bentornato al sud. Lui che è di Catanzaro, per forza di sogni emigrato in Toscana. Lui che si adatta benissimo alle scene, alla vita, al calore di una piazza con pochi eguali.

Sedici reti, 34 partite. L’amore è totale: quando si riscopre un dito medio rifilato al Taranto, poi, la Daunia impazzisce per il suo nuovo idolo, destinato a restare a lungo nonostante l’ennesima mancata promozione, le mille richieste dalla B.
Lo Spezia, a fine campionato, decide però di riportarlo in Liguria: c’è già un accordo importante con la Virtus Lanciano, sarebbe titolare inamovibile in B, obiettivo salvezza e pochi rimpianti. E invece, Iemmello si fa forte della sua volontà: prega i dirigenti foggiani di farsi riprendere, spesso ‘fuggendo’ nel ritiro di Norcia dove i rossoneri stavano preparando la nuova annata. Detto, fatto: con immensa fatica sul mercato, ma enorme gioia al momento della firma, Foggia e Iemmello tornano ad unirsi.

Un’altra annata magica, quindi il (doppio) salto di categoria: in A c’è il Sassuolo, c’è la possibilità addirittura di assaggiare l’Europa League. Occasione troppo ghiotta, per lui: a 25 anni, finalmente nel calcio che conta. Foggia sarà pur lontana, ma una doppietta a San Siro ha cancellato un po’ di nostalgia. Non c’è più passato, per Pietro: c’è solo il futuro. Cosa dice? Che si toglierà tante soddisfazioni. E magari, in futuro, chissà: la nord invoca ancora il suo nome…

 

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