Platini, “Monsieur le Football”

Michel Platini, Le Roi, è nato nel 1955 e, per classe, eleganza, visione di gioco, tecnica individuale e senso del gol, risulta essere uno dei talenti più puri che il calcio abbia mai prodotto e, forse, il suo talento ancora non è stato eguagliato.

Platini nacque in un comune della Lorena, Joeuf, e nella squadra cittadina, allenata dal padre, mosse i primi passi nel mondo del calcio; fu proprio papà Platini a suggerirgli di affinare le sue capacità nel calcio di punizione, quello che diventerà un marchio di fabbrica del francese, tanto che, negli anni ’80, le punizioni che scavalcavano la barriera erano dette proprio “alla Platini”.

Fa quasi sorridere venire a sapere che, nel 1969, non risultò vincitore nel concorso per i migliori giovani calciatori francesi e, allo stesso modo, rasenta l’assurdo il sapere che fu scartato per ben due volte consecutive dal Metz: forse il motivo di tutto ciò è da ritrovare nella sua bassa statura e nella limitata capacità polmonare che gli venne riscontrata.

Per fortuna giunse il Nancy che lo mise sotto contratto nel 1972 facendolo giocare nella squadra b e, nel giro di poco più di uno anno, Platini si ritrovò in prima squadra: il suo debutto nel calcio che conta, all’età di 17 anni, è datato 2 maggio 1973 in un match del Nantes contro il Nimes.

L’anno successivo Platini giocò ancora nel Nantes, ma la squadra retrocesse; la risalita avvenne giusto un anno dopo con un Platini sugli scudi con 17 gol in campionato e un cammino importante in Coppa di Francia fino ai quarti di finale con Platini in gol addirittura in 13 occasioni in sole 8 partite.

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Il primo anno dopo la risalita in Ligue 1 del Nancy (1976-1977) è magnifico per Michel che mette a segno la bellezza di 25 gol arrivando secondo nella classifica dei marcatori dietro all’argentino Onnis; inoltre, arriverà sul gradino più basso del podio nella classifica del Pallone d’Oro dietro al danese Simonsen e all’inglese Keegan. Un appuntamento con la storia che “Monsieur Le Football” rimanderà solo di qualche anno.

Nel frattempo Platini venne convocato per la prima volta in Nazionale il 27 marzo 1976, nell’amichevole pareggiata 2-2 contro la Cecoslovacchia, dove il francese siglerà anche il suo primo gol con la maglia dei Bleus.

 

Nella stagione successiva, con un gol nella finale di Coppa di Francia contro il Nizza, Platini consegnerà il trofeo al Nancy; ma l’anno dopo, siamo nel 1979, “annus horribilis” per “Le Roi”, oltre a venir additato come il responsabile del fallimento della nazionale francese ai Mondiali di Argentina 1978 (eliminata ai gironi con 1 vittoria e 2 sconfitte), si procurò un triplice frattura al malleolo che lo tenne lontano dai campi per 6 lunghi mesi. A fine stagione sarà addio con il Nancy di cui Michel Platini, con 127 marcature, resta tuttora il miglior cannoniere della storia.

È proprio in questo periodo che si colloca una vicenda particolare: il giocatore giunse a Milano per incontrare il presidente dell’Inter Fraizzoli per firmare un pre-contratto con la squadra meneghina della durata di 3 anni visto che in Italia vigeva ancora il blocco degli ingaggi degli stranieri.

Dopo questa vicenda, Platini si accordò con il Saint-Étienne che, all’epoca, era la squadra più titolata di Francia. L’obiettivo della squadra legato all’acquisto di Michel era quello di vincere una coppa europea, ma l’impresa non riuscirà mai al Saint-Étienne.

In campionato, invece, Platini vincerà il torneo nel 1981 all’ultima giornata contro il Bordeaux, match in cui Michel segnò una doppietta decisiva. L’anno successivo, l’ultimo di Platini in Francia, il Saint-Étienne vincerà la Coppa di Francia nella finale contro il PSG ai calci di rigore, con i tempi regolamentari che si erano chiusi sul 2-2 con una doppietta proprio di “Le Roi”.

È il 1982, il contratto di Platini con il Saint-Étienne è scaduto e anche il pre-contratto con l’Inter; la società nerazzurra rinunciò nel tentativo di portare il francese a Milano e lo lasciò libero di accordarsi con la Juventus che lo accolse con una delle famosissime frasi del presidente Gianni Agnelli: “L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras”.

Prima del trasferimento in Italia, fu il tempo del Mondiale di Spagna del 1982, dove Platini riuscì ad andare a segno in 2 occasioni, ma, nonostante tutto, la nazionale transalpina concluse il torneo al quarto posto.

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Nel 1982 Platini si trasferì dunque in Italia e la frase succitata del presidente Agnelli fu dovuta al costo bassissimo del cartellino di Platini, solo 250 milioni di lire. L’esordio con i bianconeri avvenne in una partita di Coppa Italia contro il Catania, il 18 agosto 1982. Il suo primo gol italiano arrivò, poco dopo, contro il Cesena; nonostante una condizione non ottimale di forma, con 16 reti si laureò capocannoniere del torneo e contribuì alla vittoria della Coppa Italia con una doppietta nella finale di ritorno contro il Verona.

 

Il triennio che va dal 1983 al 1985 fu il “magic moment” di Le Roi nella sua squadra di club, ma anche in nazionale: affinerà le sue capacità nel colpo di testa e nel calcio di rigore, diventando quasi infallibile dagli 11 metri e, soprattutto, vincerà, per 3 anni consecutivi, il Pallone d’Oro: la comunità calcistica internazionale riconobbe, dunque, il giusto tributo a uno dei geni del calcio mondiale.

Il primo anno di questo ciclo vincente, il 1983, fu l’anno anche del primo scudetto vinto da Platini con la Juventus e la stagione della vittoria del secondo titolo di capocannoniere con 20 reti. Inoltre, in campo europeo, Michel vinse la prima e unica Coppa delle Coppe della sua carriera battendo in finale 2-1 il Porto.

La riscossa in nazionale per Platini giunse nel 1984, quando la Francia conquistò l’Europeo che si disputava proprio nella nazione transalpina e “Le Roi” fu l’indiscusso protagonista del cammino vittorioso con 9 reti in 5 presenze, segnando 2 triplette consecutive nei match dei gironi, e andando in rete in tutte le partite giocate dai Bleus, cosa che gli valse il titolo di capocannoniere della manifestazione.

Nella stagione successiva, 1984-1985, Platini, con 18 gol, ottenne la sua terza affermazione consecutiva nella classifica dei marcatori; il 16 gennaio 1985 giocherà, vincendo, la Supercoppa UEFA, contribuendo alla vittoria bianconera sul Liverpool. Il successivo 29 maggio, in finale di Coppa Campioni, all’Heysel di Bruxelles e ancora contro il Liverpool, il centrocampista francese risultò determinante per la vittoria bianconera.

Nell’anno calcistico successivo da segnalare è il secondo campionato vinto da “Le Roi” con la maglia bianconera e, soprattutto, la finale di Coppa Intercontinentale vinta contro l’Argentinos Juniors: in quell’occasione Platini giocò una partita impeccabile: 1 gol, 1 assist e la trasformazione del penalty decisivo nella lotteria dei calci di rigore.

Il Mondiale del 1986 fu l’ultimo torneo internazionale disputato da Platini con la maglia dei Bleus e terminò con il terzo posto della Francia; da segnalare è soprattutto una rete realizzata da Michel nella prima partita contro l’Italia: un delizioso pallonetto a scavalcare il portiere in uscita dopo un’irresistibile percussione centrale.

Nonostante la storia travagliata con la maglia della Francia, fatta di odio e amore, Michel Platini è, tuttora, il secondo marcatore di sempre dei Bleus con 41 gol in 72 presenze.

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Il 1986-1987 fu l’anno dell’addio al calcio di Platini, all’età di soli 32 anni: il motivo è da rintracciare in problemi fisici che gli impedirono di raggiungere la forma necessaria per esprimersi ai suoi soliti, alti livelli e si congedò con questa frase alla RAI dopo la sua ultima partita, Juventus-Brescia: “Ho cominciato a giocare nella squadra più forte della Lorena, continuato nella squadra più forte di Francia e finito nella più forte del mondo”.

Un talento sopraffino del calcio mondiale: nessuno era capace di aver la stessa visione di gioco di Platini, lo stesso piede educato capace di lanci lunghissimi e, allo stesso tempo millimetrici; inoltre, parlando di valori extra-calcistici, nessuno allo stesso modo fu come Michel: più di 650 partite giocate e nessuna espulsione ricevuta, come a dire, “Le Roi” dentro e fuori dal campo. Chapeau!

 

 

 

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