Il Real Madrid dei Galacticos ha dimostrato una legge non scritta del calcio

Si chiama ‘era galactica’. È il nome con cui si fa riferimento alla prima vita bianca di quell’impresario sognatore che risponde all’appello come Florentino Perez. È l’inizio del nuovo secolo, siamo esattamente al 16 luglio del 2000: con la vittoria di Perez su Lorenzo Sanz nell’elezione presidenziale del Real Madrid, che termina il suo mandato nel 27 febbraio del 2006, quando Florentino rinuncia all’incarico dopo tre anni senza titoli e conseguentemente alle sconfitte contro l’Arsenal e il Maiorca, oltre all’eliminazione del club contro il Real Zarazgoza in Copa del Rey.

L’ERA PEREZ

Eppure, in quell’inizio di secolo a Madrid c’è il solito caldo torrido che oltrepassa qualsiasi sensazione. Il Real era appena diventato campione d’Europa: è tra le più forti d’Europa, tra le squadre più importanti al mondo. Eppure, in quei giorni la leggenda si stava facendo largo dalle parti di ‘Cuzco’, quartiere che confina con lo stadio degli spagnoli.

real-1Perez scatenò una rivoluzione nel calcio: lo fece utilizzando i principi che adopera un’azienda per sfuggire da una crisi economica. Alimentando la paura nei competitors. Specificamente, andando a negoziare i migliori giocatori del momento e andando ad approfittare del marketing che andavano a generare. I principali acquisti della sua gestione furono il portoghese Figo nel 2000, il francese Zinedine Zidane nel 2001 e il brasiliano Ronaldo nel 2002. Ognuno di loro ricevette il nome di ‘galactico’. E con Beckham, costarono in totale circa 200 milioni di euro. Nonostante questo, gli ‘sprechi’ si trasformarono ben presto in benefici: i guadagni arrivano ad aumentare di 400 milioni di euro il fatturato. Il Real, così, si fa il club più grande del mondo.

Manco a dirlo: diventa subito stravincente. Al primo anno con Figo, il Real vince il campionato con 7 punti di vantaggio: il Barcellona proprio non si vede, staccato da 17 punti. Il momento clou? Il Clasico, chiaramente: al Camp Nou ritorna Figo, che viene accolto da una testa di maiale lanciata dai tifosi blaugrana mentre s’apprestava a battere un calcio d’angolo.

PERCHE’ GALATTICI?

Ma da dove viene il termine? Fu popolarizzato dai media spagnoli e utilizzato dalla prima volta in una pagina di As, quotidiano madrileno molto famoso in Castilla. Alfredo Relaño, direttore del quotidiano, non si fece sfuggire questa definizione. E ne spiegò i motivi: “I Galattici sono quei giocatori che abitualmente sono in finale per il Pallone d’Oro”. Ecco, metà delle Merengues.

Sì, perché nell’anno successivo Florentino non si placa: ha già totale supremazia in terra spagnola, ma ci vuole l’Europa. Vuole conquistare subito la Champions. Per farlo supera tutte le aspettative: acquista Zinedine Zidane, pagandolo 80 milioni di euro direzione Juventus. Eccolo, il secondo Galactico. Con il francese, il Real non riesce però a confermarsi in Liga: vince il Valencia allenato da un giovanissimo Rafa Benitez.

Altra musica in Champions: Del Bosque guida i suoi nei doppi gironi, schiacciando Roma, Lokomotiv e Anderlecht nella prima tornata; Panathinaikos, Sparta Praga e Porto nel secondo appuntamento. Il match più difficile? I quarti di finale contro il Bayern Monaco, campione d’Europa in carica: l’andata si traduce in trionfo tedesco per 2-1, poi i Galacticos ribaltano tutto ed è 2-0 al Bernabeu, semifinali raggiunte e da affrontare con il Barcellona.

Oh, qui fermi due istanti: uno per l’andata, un altro per il ritorno. Perché qui si fa la storia. Prima al Camp Nou, dove i blancos s’impongono per due reti a zero, pareggiando subito dopo in casa e quindi raggiungendo la finale di Glasgow. Ecco, la finale: davanti ci sono le Aspirine, quel Bayer Leverkusen che pare in grado di superare ogni avversità.

Quello di Klaus Topmoller è un team irreale: ha Ballack a centrocampo e Berbatov in attacco, ma a segnare è Lucio. Come? Ebbene sì: ad aprire le danze è però la valanga bianca, che non accenna a placarsi. E infatti dopo 8 minuti Raul mette le cose in chiaro grazie a una rimessa laterale di Roberto Carlos.

Pareggia il brasiliano, quindi il miracolo: è il minuto 45 e c’è uno spiovente sul quale nessuno vuole prendersi responsabilità. Lo fa Zizou, il Galactico per eccellenza: sinistro al volo che bacia l’incrocio dei pali. E che saluta il Leverkusen, distruggendo sogni e speranze dei tedeschi.

IL MERCATO DEGLI ‘ALTRI’

Gli acquisti di Figo e Zidane aiutarono a cementare il Real Madrid, a convertirlo in uno dei club più prestigiosi al mondo. Il lavoro fu di grande effetto e i bianchi vinsero due Ligas, una Coppa Intercontinentale, la nona Champions della storia. Zidane e Figo, però, furono gli unici galacticos della squadra a vincere quello che era l’obiettivo mai celato di Florentino: l’Europa.

Nella stagione successiva? Arriva il migliore al mondo, giusto per non badare a spese: il 2002-03 si apre con Ronaldo, con il Fenomeno. E con il brasiliano la squadra vincerà la Liga e la Supercoppa di Spagna, mentre il nove s’imporrà soltanto nell’anno successivo nella classifica marcatori.ronaldo

Ma il Real Madrid dei Galacticos si sviluppava in un altro modo: aveva alla base una politica interna che mirava esclusivamente all’esito finanziario. L’idea? Florentino è sempre stato una volpe: voleva esplorare un mercato nuovo, grande e amante del calcio, quello asiatico. L’aveva già fatto il Manchester United. E per affrontarli al meglio, Perez decise di prenderne il testimonial principale: David Beckham. Ecco: dopo aver scippato il giocatore più glamour del mondo alla squadra più ricca, Florentino riuscì a invertire la rotta della crisi. Ma non quella dei risultati.

Dalle parti di Plaza Mayor, infatti, molti gli imputano ancora quella cessione incomprensibile di Makelelé: fulcro del gioco, lasciato partire a zero per far posto alle stelle. E la beffa arrivò al termine di tutto: la sconfitta contro l’Arsenal in Champions nel 2006, giorno in cui il presidente decise di dimettersi. Che nello scontro tra due filosofie opposte, la sua aveva avuto la peggio.

Nei vari anni, nella sequenza di titoli, la crescente sfiducia stava crescendo nei pensieri e nelle parole dei tifosi. E la squadra non ne beneficiava. Il fatto di aver creato una squadra totalmente insostenibile portò alle dimissioni di Perez. E alla fine dell’era Galactica, terminata ufficialmente con l’addio di Zinedine Zidane, principale rappresentante di quel periodo del Madrid. E di un pezzo della vita di tutti noi: quella galattica, fuori dal normale. Per questo, piena di sogni.

 

 

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