Rodrigo Amaral, il futuro dell’Uruguay

La storia di Rodrigo Amaral può essere accomunata quella di tanti ragazzi uruguaiani con un talento smisurato. E con una passione infinita per il calcio. Con i soliti ‘visi puliti’ pronti ad approfittarne, con tutti i mezzi pronti a portarlo al proprio club.

Ecco: ma è il talento di Amaral ad essere diverso. Più di Enzo Scorza, Nicolàs Schiacappasse, Santiago Gonzalez. Più di tutti, è ad Amaral che il futuro dell’Uruguay vede e contemporaneamente spera.

Alla fine? Dopo una miriade di ‘impresari’ in grado di raggiungere i genitori ogni dove, ha scelto Rodrigo: va al Nacional. Rodrigo che è pura potenza, una sofferenza per chi ha la sfortuna di trovarselo davanti. Un ragazzino in grado di prendere la palla a centrocampo e di saltare quattro avversari per far gol. Una gioia per gli occhi. Le squadre  che devono affrontarlo, manco a dirlo, organizzano traversate per rubargli il pallone.

Ah, il Nacional è stato scelto per un motivo ben preciso: lo faceva divertire. E l’ha fatto crescere, nonostante qualche titubanza quando aveva solo dieci anni. Solita bagarre se sei un fenomeno e tutti cercano di arricchirsi grazie ai tuoi piedi.

Insomma, Amaral pare abbia il futuro segnato. E anche i recenti campionati mondiali Under 20 lo stanno incoronando come stella del suo Paese: “para la Nacional, para El Nacional”, è il suo motto. E non a caso. Neanche i due titoli di Campione d’Uruguay.

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CARATTERISTICHE

Può giocare dove vuole. Può essere una prima punta di sfondamento, può fare l’ala sinistra, può andare a supporto del centravanti: è un talento così cristallino che l’importante è che stia in campo, a dar lezioni, a ordinare gioco. A far gol, poi: tanti gol. Qual è il suo preferito? Seconda punta, senza troppi oneri difensivi: non che non gli piaccia il sacrificio, ma preferisce restare quanto più possibile a ridosso dell’area di rigore, svariando per tutto il fronte offensivo ad elargire assist e giocate. Un dieci, el diez, ormai scritto già nel suo futuro.

Il sinistro, del resto, è quel che è: Zaccagno, portiere degli azzurri – impegnati proprio contro la Celeste nel debutto mondiale -, l’ha capito prima di tutti. Una staffilata potente e precisa, sul palo lungo: non ha fatto alcun movimento, quel pallone. S’è solo infilato in porta.
Fisicamente, la struttura è ottima: negli ultimi anni, poi, il Nacional gli ha dato anche un’impronta considerevole dal punto di vista del lavoro fisico. Sta crescendo, e molto bene. Per il resto, parla per lui la sua visione di gioco, il suo ‘terzo occhio’ che più di tanti, lo accomuna a Francesco Totti.

IL VALORE

Tre milioni di dollari. Così poco? Sì, la clausola è esattamente questa. Ma con un agente come Daniel Fonseca, non l’ultimo arrivato, siamo sicuri che il prezzo lieviterà prestissimo. Nel 2017 ha siglato l’ultimo contratto dopo il primo nel 2015: tante storie, da lì in poi, sono state raccontate.

Quel che c’è di concreto, però, è altro: il giocatore ha passato più tempo con la Celeste che con la squadra di club. Succede anche questo, se hai da preparare un mondiale solo da vincere. Dunque, il club uruguaiano è ad un bivio, proprio come Rodrigo: continuare il percorso insieme o cavalcare l’onda del mundialito.

 

 

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