Roland Garros, una storia secolare

Più di un secolo fa. Prima ancora delle guerre mondiali, delle carestie, del benessere successivo. Prima di tanto, prima di tanti: ecco il Roland Garros. Che fu ‘riesumato’, dopo una bozza d’idea nei dieci anni precedenti, nel 1891. Inizialmente, i match erano riservati per i membri del Club Francaise du Tennis, e poi tenuti sul campo dello Stade Française club di Parigi. Il torneo femminile? Aggiunto solo sei anni dopo, ma fu addirittura fino al 1925 che non si videro stranieri in Francia. In quell’anno, infatti, la Federazione decise di aprire l’evento anche ai migliori tennisti ‘forestieri’. Fu allora che nacque l’Internazionale di Parigi, con l’alternato cambio di campo tra lo Stade Française e il Racing Club di Francia. Nel 1928, nasce il Roland Garros Stadium.

Dopo la caduta dei ‘Moschettieri’ nel 1933, si aprì ufficialmente una nuova era: il Roland Garros continuò ad avere un numero importante e fondamentale di pubblico, ospitando gli Internazionali anno dopo anno. Ma… maledetta guerra: dal 1940 al 1945, la Francia non è un posto per il tennis. Nonostante ciò, il movimento cresceva, si faceva forte. Diventava famoso anche tra i più piccoli: non c’era solo il calcio, ora. E allora ripresero i battenti, che dal ’46 al ’68 proseguirono ininterrottamente sfociando in una crescita enorme. Cos’accadde poi? Divenne un Grand Slam, il torneo più importante, il primo ad essere rappresentato in tal modo dal circuito internazionale. Ancor prima di Wimbledon, pensate.

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Dunque, amatoriali e professionisti iniziarono a giocare in separata sede: Parigi divenne allora la casa dei giocatori più forti di sempre. Sul finire degli anni Settanta, la generazione di tennisti era fenomenale: Bjorn Borg era il re, e la Torre Eiffel casa sua. Sei titoli, tutti consecutivi: per Ivan Lendl, Mats Wilander e Gustavo Kuerten non c’era niente da fare. Incrementavano la reputazione, ma non la bacheca.

Nel frattempo, il singolo femminile esportava tanti altri grandi talenti. Chris Evert, ad esempio: brava nel superarsi costantemente in una serie di magnifiche battaglie contro Martina Navratilova. Anni e anni di incontri, tutti spettacolari: come quella Steffi Gras che a Parigi ricordano ancora ala perfezione. Fu lei a catturare i cuori dei francesi per ben 12 anni, tra il suo primo e sesto titolo, tra il 1987 e il 1999. Generazioni.

Come dimenticare poi Monica Seles: impressionante, disarmante, infinitamente talentuosa. Dominò nel 1990, e poi l’anno successivo, e quell’altro ancora. L’aria al Roland Garros era un meraviglioso misto di terra rossa e gran tennis.

Negli ultimi anni, il dominatore è sempre stato solo e soltanto uno: Rafa Nadal. E oggi, il torneo ha la sua reputazione, la sua storia, la sua bellezza. È considerato uno degli scenari più accattivanti di sempre, e vive di una competizione furiosa praticamente in ogni sua manifestazione.

Dalla guerra in poi, il sogno dei francesi è rimasto lo stesso: vincere in casa. Ci sono riusciti solo Nelly Landry e Françoise Durr, con la partecipazione di Mary Pierce; e poi Marcel Bernard, Noah. Ora c’è Monfils, ma la sua sembra una condanna: perché contro lo spagnolo pare non ci siano rivali. Per vincerlo, pare serva parlare la stessa lingua di Rafa, Feliciano Lopez, Ferrer, Verdasco.
Chiaro: è una battuta. Ma che fa riflettere. In Francia aspettano un ritorno in grande stile, come la Pierce nel 2000. Quegli anni, però, sembrano assurdamente lontani.
E la decima di Nadal, l’ultima ‘mazzata’ dei cugini spagnoli.

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikimedia