Samp, quanto sei Schick!

Il talento non è mai stato un problema. Semmai, per Patrick Schick, la questione si è posta in maniera differente: quanto occorreva aspettare perché potesse sbocciare nel calcio che conta? No, non tanto. Anzi, pochissimo. Ed Euro 2016, in fondo, aveva già dato tante indicazioni: quella Repubblica Ceca non ne ha indovinata mezza, ma ha esaltato osservatori e talent scout. I quali, senza copiare tra di loro, han scritto a caratteri cubitali sui propri taccuini: P. Schick, nove puro.

Certo, è stato più semplice imporsi in un ciclo rivedibile del calcio ceco: però il classe ’96 ha sgomitato, fatto a spallate, strameritato quel posto che un tempo fu di Jan Koller. Paragone mai azzardato: sia per una questione di statura (1.87 per l’attaccante della Samp), sia per quel vivere tra area grande e area piccola, sempre in mezzo, a dettar leggi sui gol. Con forza, vero. Ma anche con tecnica sopraffina: non solo un cecchino in area, anche buon scalatore quando le cose non vanno e c’è da ripiegare. Prezioso, per quella selezione di Vrba. Fondamentale, adesso, pure per la Samp di Giampaolo. Che l’ha strappato allo Sparta Praga, con cui l’11 dicembre del 2004 ha esordito. Non un palcoscenico qualsiasi: ultima giornata del Girone I, Europa League, contro lo Young Boys.

Una parentesi, solo una parentesi. Perché poi le luci della ribalta lo illuminano altrove. Come? Sì, avete capito bene: 27 presenze e 7 gol con il Bohemians, altro club del campionato d’appartenenza. Roman Privarnik, suo allenatore e leggenda del calcio ceco, impiega 2 partite a promuoverlo titolare nel suo 5-3-2: le sgaloppate e le ripartenze di Patrick gli varranno il premio di migliore giocatore della sua squadra. E una chiamata dall’Italia.

Arriva Genova, arriva la Samp. E arrivano i primi schiaffetti di Cassano, le prime giocate con Budimir, gli sguardi fissi sul talento pazzesco di Muriel, la caparbietà di Quagliarella. I blucerchiati fan paura, lì avanti. E trovare un posto è difficile quanto parcheggiare a due passi da Marassi nel giorno del derby. Ecco: fa giusto un po’ di fatica, inizialmente. Ma chi non ne avrebbe fatta? Anzi, riformuliamo: chi ne avrebbe fatta così poca?

cover-articolo-shick

Occorreva tempo. E serviva umiltà. “Sono rimasto colpito dalla sua freddezza sul campo, è una dote pazzesca per gli attaccanti. E non è facile a 20 anni”, dirà di lui Fabio Quagliarella. E a buon ‘prevedere’. Già, perché dopo le prime panchine, arriva la consacrazione in una notte di dicembre: Coppa Italia, Cagliari al Ferraris. Due gol, giocate strabilianti – di queste, un velo spaziale che libera Alvarez per la prima rete – e applausi di uno stadio intero. Convinti e convincenti: ora Budimir può anche andare.

E infatti andrà, e Schick diverrà il primo panchinaro, quello di lusso: un dodicesimo uomo che iniziano a bramare un po’ tutti. Prezzo del cartellino? Non meno di 20 milioni: Ferrero insegna, come sempre. Nel mentre, si gode il suo gioiellino: 10 gol in campionato, una rete ogni 105 minuti. Una delle migliori medie gol-minuti giocati di tutta Europa per uno dei talenti migliori dell’intero panorama.

Forse, in fondo, era proprio così che doveva andare: lentamente, passo dopo passo, nel buio di chi sa lavorare. Ah, Chelsea, United e pure Atletico Madrid sono già sulle sue tracce. Oltre ovviamente a Juve, Inter e Napoli. Insomma, il futuro non splende: brilla ogni oltre più rosea aspettativa. E allora in bocca al lupo, Patrick: tanto creperà facilmente.

 

 

Tutte le foto utilizzate sono con licenza Creative Commons