Le 5 frasi di Serse Cosmi che sono passate alla storia

Essere perugino e fare le fortune della propria città. Chissà che sensazione dev’esser stata, per Serse Cosmi, allenatore verace, carismatico. Ma anche tattico, fino allo sfinimento. Coltivava un sogno, il mister: diventare grandissimo, vivere i più grandi stadi e realizzare quei sogni mai ottenuti da una carriera da calciatore dilettante.

È che lui l’ha imparato prevalentemente tra i dilettanti, quel benedetto pallone. Uno sport che è ragione di vita, da cui non si stacca. Uno sport che lo spinge ancora oggi a migliorarsi, a studiare, a sperare.

Eppure, negli anni ’90, a cavallo con il ventunesimo secolo, il calcio di Cosmi era diventato un punto fermo in un mondo di tecnici meravigliosi. Ce l’aveva fatta, Serse. E aveva esportato anche i suoi modi di dire, quelli di fare. Tra le mille raccontate, queste cinque meritano però di essere riconsiderate: le uniche, a dare idea e dimensione di un fenomeno vero.

“Il calendario del Perugia? Meglio quello della Arcuri!”

Vigilia di campionato. Cosmi è appena arrivato a Perugia e si appresta ad affrontare il primo match sulla panchina degli umbri. Alla domanda di un giornalista sul sorteggio poco fortunato dei suoi ragazzi ad inizio stagione, Cosmi se ne uscì così: da bomber vero. E sincero…

“Quali sicurezze e quali messaggi può dare un tecnico a un giovane calciatore, se il tecnico stesso vive una situazione continua di isterismo generale, di tensione, di pressione e di precarietà?”

Trapani, ultima piazza su cui il suo calcio ha provato ad uscire dal guscio, a farsi grande, a scrivere nuovamente la storia. La situazione in questa stagione è andata via via peggiorando, sprofondando negli abissi della classifica e culminando nel sollevamento dall’incarico proprio di mister Cosmi. Queste parole, rilasciate ai giornalisti locali qualche settimana prima del suo addio in Sicilia, danno la misura dell’uomo e della sofferenza continua a cui sono sottoposti i tecnici.

“Abbiamo fatto tutto bene nel rettangolo di gioco, ma non siamo riusciti a raddoppiare sui guardalinee.”

Fiorentina-Perugia, sfida fondamentale per gli uomini di Cosmi in ottica europea: la speranza c’è, la terna arbitrale evidentemente no. Dirà poi il tecnico: ‘Sospetto sia stata truccata, ogni volta che avanzavano nella loro metà campo, l’arbitro inventava qualcosa’. Di sicuro, quella Fiorentina surclassò gli umbri: ma quel che rimase non fu certamente il risultato finale. Bensì, una risposta. Piccata e severa. E pure irresistibile.

“- Il problema sono le palle inattive?”
“- Sì, ma quelle dei miei giocatori.”

Udine, altro giro di una corsa a perdifiato verso la salvezza. Con i bianconeri, Cosmi fu chiamato addirittura a giocare in Champions. Risultato? Non andò benissimo, ecco. Ma anche la squadra non gli riservò un trattamento di favore. Anzi.
Incalzato per l’ennesima volta sui problemi difensivi dell’Udinese, stavolta il buon Serse non le manda a dire: sì, è proprio colpa loro.

“Il giorno in cui non avrò più il fuoco dentro, quando dovrò crearmi delle illusioni per andare al campo ad allenare, allora capirò da solo che è arrivato il momento di smettere. Ma quel giorno è ancora molto lontano.”

Ultima, ma non per questo meno importante. Cosmi ha salutato per ora la panchina, così come la possibilità di sfidare tempo, spazio, nuove occasioni. Tuttavia, nell’ultima intervista che ha rilasciato, la voglia e quella sana follia restano. Che il calcio abbia bisogno di uomini forti, questo è fuori dubbio. Che forse abbia ancora bisogno di Serse Cosmi, tocca al mister dimostrarlo. E lui, dal canto suo, non vede lora.

 

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