10 volte in cui Don Pablo Simeone ha messo l’orgoglio davanti a tutto

Le luci di San Siro sono lucciole di campagna confrontate con il fascio di emozioni che avvolge il volto del Cholo in questo preciso istante. Perché sì, Diego Simeone ce l’ha fatta. Ancora. E l’ha fatto alla sua maniera, ancora. Con grinta, classe, perseveranza. Quindi con pazienza, incazzatura, tranelli, sotterfugi, perdite di tempo e di eleganza. Ma ce l’ha fatta: da meraviglioso figlio di buona donna, da stupendo architetto del proprio destino. Da incredibile allenatore, da infallibile motivatore, da terrificante sergente.

Da don Diego, padrino e creatore di un equipo meravigliosamente scaltro e poco incline a sbagliare i colpi grossi. La rapina all’Allianz, poi, sarà una di quelle notti da raccontare: perché tremende, e in ogni accezione. Ma allo stesso tempo emozionalmente infinita, tra rigori e favori, tra contropiedi e assedi finali. Col faccione di Oblak corso in fretta e furia nella storia di questo club e della Champions tutta.

Altro giro, altro miracolo, sì. Per il Cholo e per il calcio. Che con la seconda finale in tre anni in rojiblanco, un pezzo di cuore se lo gioca ben volentieri. Lo fa per il suo Atleti, per i suoi ragazzi, per il calciatore ch’era e l’uomo che pian piano sta cercando di essere.
Lo fa per il Diego lottatore, su ogni campo, in ogni sfida, davanti a qualsiasi avversario. Lo fa per riscrivere destini già belli confezionati e per questo poco meritevoli di far parte del suo mondo. Lo fa per dare una lezione di vita. Perché “si se cree y se trabaja, se puede”. Se si crede e si lavora, si può: parola del Cholo.

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E allora, scopriamola insieme: 10 attimi di puro Cholismo. Per affrontare la vita così, a muso duro. Come vorrebbe il Cholo. Come ha deciso il dio del calcio.

  1. “No ganan siempre los buenos, ganan los que luchan”

    “Non vincono sempre i buoni, vince chi sa lottare”
    10.04.14. Diego Simeone è in finale, ha appena battuto il Barcellona: è la sua impresa più grande, più bella, più clamorosa. È la migliore espressione del suo calcio e del suo credo. Eccolo, l’inizio del mito.

  2. Giocare bene vuol dire vincere, e continuare a vincere. È molto difficile vincere giocando male. E non credo che esista uno stile di gioco o un modo per interpretare cosa voglia dire giocare bene”

    Si è sempre difeso coi numeri, con i risultati, con i pugni stretti dell’ennesima vittoria. Il tormentone rimarrà: questa non è una squadra che diverte. Ecco: dipende però da come la si vede. E tenetevelo pure stretto, ‘sto tiqui-taca…

  3. Vivimos cada encuentro como si fuera el último”
    “Affrontiamo ogni partita come fosse l’ultima

    Prime affacciate alla stagione 13/14, quella della sua consacrazione. Neanche il tempo d’iniziare, ecco la perla di cholismo puro: li porterà lontano, lontanissimo.

  4. “L’Atletico è la squadra del popolo. Il popolo normalmente prende come riferimento le persone che hanno bisogno di faticare e dare tutto per raggiungere dei risultati. Noi siamo la squadra del popolo, ed è per questo che la gente ci segue e ci rispetta”.

    Il Calderòn urla di tutto. Simeone, con la sua foga, arriva addirittura a sovrastarlo. È un unicum continuo, probabilmente imperituro, sicuramente devastante dal punto di vista emozionale. Tutt’uno, un solo cuore rojiblanco.

  5. “Somos pasión, somos alegría y si toca sufrir, sufrimos”
    “Siamo passione, siamo allegria, e se dobbiamo soffrire, soffriamo”

    Atletico-Villareal, pre partita. Alla fine è il solito 1-0 penato dal primo all’ultimo istante. Decide Raul Garcia, ma sono gli ultimi 5 minuti ad essere degni di un thriller hollywoodiano: Tiago saluta il campo piangendo, Moya salva il mondo intero. E Alderweireld sfiora i pali della propria porta con una ginocchiata tanto inquietante quanto goffa. Uscirà. Di un soffio, ma uscirà. E il Cholo esplode…

  6. “Quando il cuore e la mente sono uniti, tutto è possibile”

    Ed è possibile anche raggiungere due finali di Champions in tre anni, e magari viverle da favorito indiscusso chiunque ti capiti. Ed è possibile credere nei sogni, nelle favole, nell’Atletico degli uomini.

  7. “De jugador no cambiaba la camiseta del Atleti, me tenían que dar dos, la mía valía más”
    “Da giocatore non scambiavo la maglia dell’Atletico, dovevano darmene due, la mia valeva di più”

    Anche qui: meraviglioso profeta. 20/11/12, conferenza stampa pre Real Sociedad-Atletico 0-1. Segna Falcao all’ultimo secondo: Diego esplode in un tripudio di cattive parole e buone intenzioni. O viceversa.

  8. Tratto i giocatori come fossero i miei figli. Il momento giusto per parlare con i bambini è la notte, quando vanno a dormire. Con i giocatori mi comporto in modo simile. Il momento giusto per rivolgermi a loro è a partire dalle undici di sera”.

    E poi magari li mette in riga, quindi a letto. Papà Simeone, ora racconta loro una storia. Anzi: fa’ che siano proprio i tuoi ragazzi a scriverla.

  9. “Mi piace vincere trofei, ma ogni trofeo vinto è già alle spalle. Il calcio è domani

    Certo, chissà con una Champions in bacheca. Quella rimarrebbe: la prima in 113 anni di storia. La prima senza più l’etichetta di cugini bistrattati, sgonfiati e disillusi. E forse l’unica con un contorno di emozioni così spesso…

  10. Ringrazio le madri dei miei giocatori per aver messo al mondo figli con due palle così

    E noi ringraziamo te, Diego: per la grinta e la gioia, per la passione e l’amore per questo sport. E sì, facciamo un tifo spudorato per i tuoi ragazzi e la tua storia. Per il Cholismo, in ogni suo aspetto. Perché il calcio è di chi non molla, di chi ci mette l’anima ancor prima della faccia. Perché il futbol è di Don Simeone: il più bravo. A crederci. A capire. Ad amare.
    A farci sognare.

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Carlos Delgado