La carriera di Sofia Goggia è come un supergigante: piena d’insidie

Le Olimpiadi invernali sono una storia meravigliosa, che continuano ad emozionarci col passare delle edizioni, dei volti, delle vicende. Ogni racconto è diverso, non lo è però l’impatto emotivo che suscita. Di sicuro, non può lasciarci indifferenti lo sguardo di Sofia Goggia: l’ultimo successo dello sci azzurro, la regina indiscussa della disciplina che tanto è diventata cara agli italiani dopo l’exploit di Alberto Tomba.

Ah, chiaro: qui si parla di talento, di talento purissimo. Probabilmente, del nuovo astro nascente (e crescente) della disciplina: all’interno, anche tanta sfortuna. Ecco, sì: perché se questo nome vi dà poche informazioni, la colpa non è certo della sciatrice. C’entra la sfortuna, entrata con gamba tesa e cattive intenzioni nel percorso verso il cielo di Sofia. Tanti, troppi infortuni. E tante, troppe volte in cui ha dovuto ricominciare.

Dunque, chi è davvero Sofia Goggia? Una storia che deve ancora essere scritta, con un incipit pazzesco. E con un bronzo al mondiale di Saint Moritz nello slalom gigante nella sua prima gara di Coppa del Mondo, presso Jeongseon, Corea del Sud.

ECCO SOFIA

Bergamo, 15 novembre del 1992. È una benedizione: dopo il fratello maggiore Tommaso, Giuliana ed Ezio Goggia trovano un amore profondo negli occhi della piccola Sofia. Che in realtà è una leonessa, con la sua strada ben tracciata già all’età di tre anni: lo sci, difatti, diventa la missione prioritaria nelle frequenti gite in famiglia, quasi sempre  sulle piste di Foppolo. Lì viene notata, quindi tesserata per lo Sci Club Goggi: i soliti scherzi del destino.

Un destino che la porta a debuttare nel circuito FIS il 28 novembre del 2008: è una gara nazionale, classe giovanile, ma è un altro chiaro disegno ‘divino’. In una bianchissima Livigno, Sofia inizia a scendere e contemporaneamente salire (di livello). Un mese dopo è già seconda e prima nelle due competizioni di supergigante, stessa categoria ma sulla pista di Caspoggio. Un anno dopo, subito Coppa Europa: lì la sfortuna fece il suo corso.

Il conto con la malasorte è un qualcosa che si porterà sempre dietro, sia chiaro. Tutto ciò non le ha però privato un ‘contratto’ nelle Fiamme Gialle e la voglia di continuare a stupire. Ah, e quella di studiare: perché quando può, i banchi di Scienze Politiche sono lì ad attenderla. Ma è solo l’inizio.

IN PERENNE RITARDO

Si racconta che a soli otto anni, Sofia s’inalberò a tal punto da voler gareggiare anche nella categoria maschile: ovviamente, il risultato non cambiò. Vinse, stravinse anche tra i coetanei uomini. Una predestinata, come tante nella storia dello sport. E allora perché questo ritardo accumulato? È una domanda che ricorre spesso se si parla della Goggia.

Pazienza: c’è sempre tempo per brillare, e di luci puntate sul suo viso ce ne sono oggi tantissime. Dopo l’esordio tra i big nella Coppa del Mondo datato 2012, nell’anno successivo la sciatrice è già la sorpresa delle convocazioni per i Mondiali di Schaldming. Lì Sofia finì per incorniciare il suo talento, finendo quarta nel SuperG a soli 4 centesimi dal podio. Garantendosi, però, un posto in squadra praticamente a vita.

Un posto in squadra non affatto scontato, soprattutto se con vista Olimpiadi Invernali di Sochi. Ma lei è in squadra, se la gode: sorride di gusto se pensa alla Coppa del Mondo, alla Nazionale, al domani che l’aspetta con un paio di sci ai piedi. Sorride e si allena, si allena ed è carica. Poi però arriva dicembre: la Goggia si rompe i legamenti crociati del ginocchio sinistro. Era impegnata in una discesa estrema, quella di Lake Louise. Finisce tutto in un istante.

LA RISALITA

Sembrava chiusa lì. La carriera, i sogni di gloria, i significati ai sacrifici. Sofia non era più una sciatrice: era solo una ragazza vittima di un tackle bastardo della sorte. Certo, avrebbe potuto riprovarci: ma toccava aspettare un anno intero. E soprattutto tenere duro, pregare che non ci fossero complicazioni. Manco a dirlo: nel gennaio del 2015, durante un allenamento, Sofia sente un dolore lancinante al ginocchio sinistro.

Esami, procedure, terapie. Il risultato? Una ciste formata sull’arto operato: altra operazione assolutamente necessaria, di conseguenza l’ennesimo stop da subire. Ancora una volta, c’è da attendere un anno per riprendersi stabilmente il trono di regina dello sci italiano.

Giorni su giorni, ore su ore. Il tempo trascorre inesorabilmente e Sofia si rinforza spirito e legamenti. Con calma, senza le pressioni del grande appuntamento, prova a sussurrare alla neve che lei c’è, che sta tornando. Nel 2016, il ritorno meraviglioso alle gare: una rivincita clamorosa dopo due anni d’inferno assoluto.

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LA REGINA DELLA DISCESA

E in quell’anno l’inizio di stagione fa rima con un’ottima condizione fisica: durante la Coppa del Mondo, i podi son tanti e tutti belli perché incredibilmente intrisi delle sue lacrime e del suo sudore. Diventa, Sofia, la prima sciatrice ad andare a podio in ognuna delle quattro discipline sciistiche. Una scheggia: non impazzita, ma estremamente raziocinante.

Arriva Saint Moritz, quindi. E il riscatto che si colora di bronzo ai Mondiali. Un’emozione incredibile che s’accompagna poco dopo al primo successo in Coppa del Mondo: nella discesa di Jeongseon è irraggiungibile per tutti. E dopo cinque argenti e quattro bronzi, finalmente la Goggia “prende” la Vonn e la supera in volata.

PROSSIMAMENTE

Oggi in programma ci sono i Giochi di Pyeongchang, nel 2018. In Corea del Sud ritroverà quella stessa pista di Jeongseon dove un po’ di sogni si sono concretizzati. E poi? Poi ci sono nel 2022 i Giochi di Pechino. E un po’ di fortuna, si spera, pronta a sorriderle.

In questa stagione, Sofia è stata inserita nella squadra nazionale polivalenti: è quella parte del team azzurro destinata alle atlete più competitive in varie discipline. Ormai è tra i top mondiali, e il 26 novembre ottiene anche a Killington il primo podio nel massimo circuito: è terza nello slalom gigante. Una piccola gioia confrontata alle soddisfazioni che arrivano il 4 e il 5 marzo, con le vittorie in libera e supergigante. 1197 punti a fine anno: il record assoluto per un’atleta italiana, superata anche Karen Putzer.

Numeri incredibili, come lo sono quei 13 podi totali che le valgono il primato scippato a Deborah Compagnoni. Non una qualunque. E non è una qualunque Sofia, l’unica italiana iridata e pronta a dire la sua ovunque e comunque. In tutte le discipline, infatti, vince il suo buon senso. E il suo sorriso: più forte pure della sfiga.

 

 

 

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