Theo Hernandez ha diviso Madrid, ma ha il talento per sopportarne il peso

Pochi conoscono la storia della famiglia di Theo Hernandez, ma questa è pazzesca, assurda e anche un po’ difficile da credere. C’è da dire innanzitutto che gli Hernandez sono e saranno sempre una grande risorsa per l’Atletico Madrid. Jean-Françoise, padre di famiglia, ha giocato con il ‘colchoneros’ dal 2000 al 2001: ma sono i due figli a dettare legge ora.

Lucas, il maggiore, è infatti ormai un importante giocatore della formazione rojiblanca: è un centrale difensivo, già considerato da Simeone e dagli addetti ai lavori. Uno dal sicuro avvenire, insomma: perché dopo aver sbalordito tutti tra le fila del vivaio, e soprattutto nella Uefa Youth League, ora si gode la meritata promozione tra i Godin e Jimenez.

Sì, ma il protagonista della storia non è Lucas: bensì Theo, terzino sinistro. Da un po’, accusato di alto tradimento dalla ‘patria’, ossia di quella parte di Madrid che va da ‘Piramides’ a ‘Marques de Vadillo’: una fermata di metro, ma tutto il cuore colchonero che si può trovare.

Tradimento, dunque. Ma perché? Semplice: è passato dalle parti del Bernabeu e non l’ha più lasciato. È passato al Real, Theo. Abbandonando il settore giovanile che l’ha formato e lanciato. Coccolato e cresciuto. Amato e consegnato al grande calcio.

Simeone dovrà fare a meno di lui. Del ragazzino dal futuro assicurato, soprattutto dopo l’annata in prestito al Deportivo Alavés, in cui ha messo in mostra le doti di cui tanto si vociferava. L’altra squadra di Madrid gli ha infatti dato la possibilità di esordire dal primo minuto nella Liga contro lo Sporting de Gijòn, nella seconda giornata (0-0, alla fine).

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I due fratelli hanno origini marsigliesi, sono entrambi mancini. E soprattutto, entrambi si sono formati al Rayo Majadahonda: stesse zone, sempre nei pressi di Madrid. Giocavano sempre, e sempre insieme: ma all’Atletico hanno condiviso bei momenti soltanto in Youth League, nell’under 19 dell’Atleti. No, ora non potranno più: resta solo la camiseta… blue. Sì, perché se tutto dovesse andare come previsto, sarà la nazionale francese ad accaparrarseli. Sulla scelta, il padre è stato però categorico: sarà loro, soltanto loro. Senza preoccuparsi delle pressioni esterne. Nel mentre, le selezioni giovanili di Francia e Spagna combattono quotidianamente per convocarli.

CARATTERISTICHE

Theo Hernandez è un difensore praticamente moderno: gioca prevalentemente a sinistra, ha tecnica, fisico, corsa. È alto 185 cm, e compensa quelle piccole mancanze con un atletismo secondo a pochi. Sì, è veloce. Anzi: è una scheggia. E nell’ultimo periodo all’Atletico, i suoi allenatori hanno lavorato soprattutto sulla sua struttura corporea. Da qui, consapevolezza mentale e personalità.

Doti difensive? Ce ne sono, eccome. È abile in marcatura, difficile da spostare e da superare nell’uno contro uno. Davanti, poi, può diventare devastante: con dribbling ubriacanti e piena corsa negli spazi larghi.

Theo è poi pericoloso sui piazzati: nel gioco aereo ha sempre dimostrato una notevole dimestichezza, e nelle doti balistiche spicca per le reti dalla lunga distanza. Stessa sorte per la sua qualità aerobica: può correre avanti e indietro, arare la fascia senza perdere in lucidità per assistenza o finalizzazione. Hernández è inoltre tatticamente preparato: conosce ed esegue alla perfezione entrambe le fasi, non è uno dei tanti terzini di spinta. Agisce come centrale in emergenza: anche da qui, la sua intelligenza si può facilmente notare.

In caso di necessità, difatti, Theo può giocare sia da esterno a quattro, sia come laterale in una difesa a 3. Ma anche come centrale. A Madrid, ora, quasi piangono per la sua firma ai rivali: prima dei Galacticos c’era stato il Barcellona, ma non è bastato il primo contratto da professionista. Ora Zidane, altro “francese di Spagna”, se lo godrà finché potrà.

 

 

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  • L’immagine di copertina è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Mirek2621
  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Wikimedia da Mirek2621