Valentina Vezzali è la più grande sportiva italiana di sempre?

Le porte della vita girano più di quelle dell’ingresso di un albergo al centro di Milano. Anzi, più di una schermitrice in pedana che va come una forsennata verso l’ennesimo trionfo della sua carriera. Una che di ‘sliding doors’, appunto, ne ha fatte una religione, una missione di vita. E per questo è rimasta sempre e comunque coerente con sé e con le propre scelte.

No, qui non c’entra il fortunato film: qui c’entrano i momenti della vita di Valentina Vezzali, ognuno di questi ha un percorso diverso, un destino differente. Che può portare a qualsiasi conseguenza, anche a cambiare. Nel suo caso soprattutto a vincere.

Le scelte che ci contraddistinguono sono allo stesso tempo materiale umano preziosissimo: chi siamo, dove andiamo, siamo sicuri di quel che pensiamo? Ecco, erano sicurissimi di aver cresciuto un prodigio i genitori di Valentina: prima della sua nascita si erano trasferiti da Reggio Emilia a Jesi. Manco a dirlo, casa del Club Scherma migliore al mondo per il fioretto, una delle migliori dell’intera disciplina in Italia. Ed è lì che la Vezzali s’innamora di quell’arnese strano ma in grado di darle emozioni uniche.

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I PRIMI PASSI

Un arnese in grado di regalarle lo scettro di migliore atleta italiana di tutti i tempi e di tutti gli sport. Troppo? Per lei parlano le vittorie, arrivate copiose anche a soli 15 anni. Sì, perché il suo primo mondiale nella categoria ‘Cadette’ va così: con una medaglia d’oro. Nell’anno successivo, a soli 16 anni, è già bronzo tra le Under20 e argento nel 1992, poco prima delle Olimpiadi di Barcellona. A proposito: nonostante i tanti successi, Valentina non viene convocata per i Giochi. In Catalogna vanno Trillini, Zalaffi, Bortolozzi, Bianchedi e Vaccaroni. Ergo: se ne farà una buona ragione.

Con calma arriverà anche il suo momento, ne è certa. E n’è certo il CT azzurro, che la lascia crescere e vincere ancora. Nel 1993 arriva il bronzo agli Europei: è la prima medaglia tra i grandi, e dopo aver vinto un argento individuale e di squadra, arriva addirittura il primo oro condiviso con l’intero team azzurro. Nel ’96, infine, ecco le sue prime Olimpiadi.

L’emozione è tanta, la voglia pure. Non è la favorita ma fa paura: da giovane outsider il mondo s’aspetta di tutto, e quel ‘tutto’ vien fuori in ogni singolo duello in pedana. Valentina sbaraglia la concorrenza e si arrende solo all’esperienza della rumena Laura Badea. Delusione cocente, sì: ma subito dissipata dopo la rivincita a squadre, grazie all’aiuto di Giovanna Trillini e Francesca Bortolozzi. Un trionfo enorme.

VALENTINA DIVENTA ‘LA VEZZALI’

Un’ascesa che parte e si mantiene inarrestabile fino al 2004. Nel mentre, la Vezzali continua a raccogliere consensi e successi: il gruppo sportivo della Polizia, le Fiamme Oro, le propone di entrare a far parte del corpo così da preparare al meglio l’appuntamento da fallire. Sydney? No, non ancora. Prima c’è un Mondiale da vincere, quindi i Giochi australiani. Lì è la favorita, lì vuole l’oro individuale sfuggitole quattro anni prima. E lo vince, per giunta alla grandissima: lascia solo 35 stoccate alle avversarie, 35 in cinque incontri, vendicandosi della Badea in semifinale che perde il bronzo grazie alla stoccata finale della Trillini nella successiva finalina. 26 anni, ancora oro, quattro medaglie olimpiche al collo: ‘Vale’ era diventata ‘la Vezzali’.

Per alcuni, addirittura, la jesina diventa ‘il Cobra’: ma non serve dare spiegazioni, anzi. Serve solo infilzare, continuare a farlo, proseguire in quel piazzare la stoccata vincente quando meno l’avversaria se lo aspetta. Il suo marchio di fabbrica pazzesco.

Nel 2002, Valentina si sposa e vince anche in amore: ma l’obiettivo, occhi e pensieri sono proiettati al 2004, anno dei Giochi olimpici di Atene. Per effetto della rotazione degli eventi, il fioretto non ha la prova a squadre: dunque resiste solo la prova individuale, nella quale la Vezzali disintegra le avversarie nei primi due turni. E poi? Quella semifinale non la dimenticherà più: davanti la polacca Gruchala, un osso durissimo. Punto a punto, stoccata su stoccata: arriva quella finale, vincente, che manda fuori giri l’avversaria e fuori di testa la jesina.

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L’epilogo è clamoroso, soprattutto perché è contro l’amica di sempre, l’avversaria di una vita. La Trillini davanti a sé e un’altra medaglia d’oro da appendere al collo: le due atlete si conoscono alla perfezione, l’equilibrio regna sovrano fino al terzo quarto, quando Valentina si porta avanti di 4 punti e poi tiene Giovanna a distanza. Sul podio è un abbracciarsi continuo, uno stringersi attorno al tricolore che emoziona l’Italia intera.

L’ULTIMA ERA DEL COBRA

Nell’anno successivo arriva la gioia più grande: nasce suo figlio Pietro. Soltanto quattro mesi dopo arriva però il mondiale di Lipsia: un successo pazzesco, inaspettato, condito da un pianto ininterrotto su quel podio che trasuda leggenda. A Torino, però, inizia a spirare anche il primo vento a sfavore: dopo una sontuosa vittoria contro Giovanna Trillini in semifinale, è però Margherita Granbassi a superarla in una finale mozzafiato. Una finale però condizionata dalla rottura di un legamento del ginocchio, il primo infortunio serio subito dalla Vezzali, che con fatica si rialza e riprende a lottare. Nell’anno successivo c’è Pechino 2008, un appuntamento da non fallire.

Sarà la sua quarta Olimpiade: un record, uno dei tanti che la proietta tra i grandissimi dello sport italiano. In Cina ottiene il suo terzo oro individuale nel fioretto femminile: soltanto 35 atleti tra Olimpiadi invernali ed estive sono state capaci di un’impresa del genere. Gli unici ancor più leggendari della Vezzali, per intenderci, sono stati Carl Lewis nel salto in lungo, Al Oerter nel disco e Michael Phelps nei 200 misti: extraterrestri, ecco.
La sfilza di vittorie non viene scalfita neanche stavolta, c’è troppo talento. E quest’ultimo si fa valere soprattutto in semifinale, contro la Granbassi: stavolta sì, stavolta Torino è superato davvero. In finale, Nam Hyun-Hee: la coreana ha battuto la Errigo ed è approdata in finale contro un’altra italiana. Ma con il morso del cobra c’è poco da fare.

E ci sarà poco da fare anche nel Mondiale del 2011, quando Valentina trionferà contro le nuove e fortissime generazioni azzurre, dalla Errigo alla Di Francisca. A trentasette anni, infatti, sarà campionessa del mondo individuale per la sesta meravigliosa volta.

LA PORTABANDIERE

Londra è la Olimpiade. Non per la passerella, né per quel che rappresenta. Ma per l’orgoglio e la carica agonistica che porta in pedana. L’Italia le regala l’emozione di essere portabandiere nei Giochi britannici, lei ricambia dando una prova di sé totalizzante: nell’individuale viene stoppata soltanto dalla Errigo, che vince in semifinale negandole la quinta finale consecutiva per l’oro. La consolazione arriva, e che consolazione: la stessa coreana di quattro anni prima, in palio un bronzo che a 38 anni vale triplo, quadruplo, quintuplo forse. L’oro a squadre, poi, non sfugge: saranno 9 medaglie olimpiche, delle quali 6 d’oro. Sarà la ventiseiesima atleta di tutti i tempi e la seconda italiana dietro solo a Edoardo Mangiarotti.

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Come se non bastasse, nel 2013 entra in politica e vince anche le elezioni: nonostante sia diventata una nuova deputata della Camera, la Vezzali continua a gareggiare ad altissimi livelli. Nel 2014, a 40 anni, sale sul podio ai Mondiali con un bronzo importante. Nei due anni successivi, poi, collezionerà un oro europeo e un argento mondiale a squadre. Però Rio no, non arriva: ma la leggenda resterà per sempre. E non per i titoli o le onorificenze, neanche per le medaglie: qui si parla di spirito, di attitudine. Di qualcosa che mai verrà eguagliato o superato.
Per questi motivi e per tanti altri, il Cobra Vezzali sarà sempre la più grande sportiva italiana di tutti i tempi.

 

 

 

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