Zdenek Zeman: l’allenatore più amato (e odiato) che fa sognare gli esteti del calcio.

Era il 1979 quando Zdenek Zeman ritirava a Coverciano il suo patentino da allenatore. Diversi anni spesi ad allenare le giovanili del Palermo e la prima esperienza in un club professionistico con il Licata, con cui vince il campionato di Serie C2. E’ da qui che comincia il suo mito perché nello stesso anno, il 1985, approderà sulla panchina del Foggia.

Quel che il boemo è riuscito a costruire con la squadra pugliese rimarrà nella leggenda come il Milan di Sacchi o l’Ajax di Crujiff, titoli a parte. Perchè se ancora oggi le piazze nelle quali viene chiamato in causa scalpitano al suo arrivo, significa che qualcosa di buono in carriera lo si è fatto per davvero.

In tanti si chiedono come mai Zdenek Zeman accenda l’entusiasmo dei tifosi pur non avendo mai portato la propria squadra ad alzare un trofeo, salvo le storiche promozioni in Serie A con il ‘Foggia dei Miracoli’ e con il Pescara. Per scoprire la risposta occorre tornare alla stagione 1992-1993, quella che, dopo due stagioni trionfali culminate con la vittoria in Serie B e un nono posto in A da matricola, vede l’addio del trio delle meraviglie composto da Baiano, Signori e Rambaudi.

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I tifosi foggiani sono in rivolta: la paura che l’incantesimo possa rompersi prende il sopravvento e, nonostante Zeman sia amatissimo tra la gente, la cessione dei beniamini di casa pare un chiaro segnale di resa da parte della società che, agli occhi dei non addetti ai lavori, pensa esclusivamente a monetizzare.

Ma proprio quando le cose sembrano andare per il peggio ecco che la mano del boemo comincia a farsi vedere. Vengono laciati talenti come Francesco Mancini tra i pali, Luigi Di Biagio, Igor Kolyvanov e Igor Salimov, che non ci metteranno troppo tempo a far breccia nel cuore dei tifosi. Il Foggia dei miracoli è tornato e stavolta non ci sono dubbi: il merito è tutto suo.

Zeman non ha bisogno di fenomeni, è lui stesso, per quanto silente, la primadonna. Sono i giocatori che, grazie ai suoi schemi di gioco ultra-offensivi, riescono a mettere in mostra il loro lato migliore. La calvata col Foggia, con cui centra un undicesimo e un altro nono posto nelle seguenti stagioni, termina nel 1994, quando viene ufficialmente ingaggiato dalla Lazio.

E’ la prima chance con una squadra ambiziosa e ricca di talenti, una situazione ideale per il tecnico di Praga che tuttavia non riesce a contrastare il dominio della Juventus dei vari Baggio, Del Piero e Deschamps. Il secondo posto con il miglior attacco del cmapionato è comunque un ottimo traguardo. Sotto la sua guida vengono lanciati Alessandro Nesta, Marco Di Vaio e Pavel Nedved, oltre a ritrovare alcune vecchie conosenze come Signori e Rambaudi.

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Passano tre anni e Zeman si ritrova dall’altra parte del Tevere sponda romanista. E’ qui che nasce l’idillio con quel ragazzino predestinato, al secolo Francesco Totti. Nonostante la giovane età lo lancia nella mischia senza timori di sorta: il ragazzo ripagherà ampiamente la sua fiducia diventando il simbolo di una città intera.

Dopo una parentesi all’estero con il Fenerbahçe, torna in Italia sulla panchina della Salernitana, per poi transitare a Lecce, Brescia, nuovamente a Lecce, a Belgrado con la Stella Rossa e tornare, per la terza volta in carriera, sulla panchina del Foggia. Il prodigio non si ripete e l’anno seguente accetta l’offerta del Pescara, quando ormai nessuno ripone più l’antica fiducia nelle sue capacità. Proprio sulle rive dell’Adriatico invece, avviene quel che non ti aspetti: Zeman vince il campionato di Serie B riportando gli abruzzesi nella massima serie dopo 19 anni, mettendo in risalto talenti cristallini come Insigne, Immobile e Verratti, condendo il tutto con goleade e prestazioni spettacolari.

Il mago è tornato a incantare e la Roma decide di concedergli una seconda opportunità. I remake però non sono il suo pezzo forte e nel febbraio 2013 viene esonerato, prendendosi un periodo di pausa prima di trasferirsi in Sardegna alla corte del Cagliari del neo-presidente Giulini. Nemmeno sull’isola riesce a lasciare il segno e viene sollevato dall’incarico a stagione in corso, firmando un contratto col Lugano per la stagione successiva: obiettivo salvezza centrato e dimissioni. E ora eccolo nuovamente a Pescara.

“Sono tornato per fare una squadra che possa divertire ha annunciato nel corso della sua prima conferenza stampa da tecnico degli abruzzesi. Ci sarà da credereci, perché su una cosa Zeman non si è mai smentito: il calcio è un gioco meraviglioso e come tale va interpretato. Sovrapposizioni, fraseggio stretto e via all’attacco senza alcun timore reverenziale, nemmeno contro la prima della classe. In fondo nel calcio vince chi fa un gol in più dell’altro, parola di Zdenek Zeman.

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