I 5 migliori videogiochi della prima metà degli anni ’90

Era il 1961 e il gruppo di studenti del MIT di Boston, capitanato da Steve Russell, non immaginava nemmeno lontanamente le conseguenze di quella loro creazione che a tutti gli effetti può considerarsi il primo videogioco della storia.

“Spacewar”, questo il suo nome, ha dato il via a una vera e propria rivoluzione culminata nei primi anni ’90 con l’avvento della quarta generazione di console. E’ qui che ha inizio il nostro viaggio attraverso i videogame più rappresentativi dell’ultimo decennio del secolo.

Per l’occasione abbiamo scelto cinque giochi che, per una ragione o per l’altra, hanno lasciato la loro impronta nei ricordi di chi, in quegli anni, si trovava a spendere ore ed ore incollato al televisore smanettando freneticamente sul joystick.

Super Mario All Stars

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Impossibile non cominciare da quello che a tutti gli effetti è stato l’emblema dei videogiochi per oltre un decennio: Super Mario, ovvero l’idraulico baffuto goloso di funghetti e suo fratello Luigi. La saga più celebre della storia delle console ha inizio nel 1985, ma la vera consacrazione arriva con il secondo capitolo, Super Mario Bros II. Dopo la pubblicazione del terzo, in concomitanza con l’avvento delle console a 16 bit, Nintendo decide di pubblicare la trilogia in un’unica cartuccia, per la gioia di grandi e piccini, spianando la strada a Super Mario World, un gioco capace di vendere oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo. E’ proprio il caso di dirlo: chi ben comincia…

Street Fighter II

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Siamo nel 1991 e la Capcom, visto il successo del suo predecessore “Street Fighter”, decide di sfruttare le potenzialità delle nuove console per creare qualcosa di memorabile. Mentre nella prima versione era possibile scegliere soltanto un personaggio e affrontare in serie tutti gli altri protagonisti comandati dal computer, il sequel consentiva la modalità multiplayer, nella quale era possibile sfidare un avversario in carne ed ossa collegando un secondo joystick alla console. Quel che ora potrebbe sembrare una banalità si rivelò una trovata vincente senza precedenti. Milioni di appassionati si trovarono di punto in bianco a scontrarsi a suon di calci rotanti, bolle energetiche e pugni infuocati, rendendo questo videogioco il più venduto nella storia dell’azienda giapponese.

Mortal Kombat

Negli anni in cui il predominio di Street Fighter nei cosiddetti ‘beat’em up’ sembrava essere inattaccabile ecco che la Midway Games tira fuori il coniglio dal cilindro e presenta al mondo il suo gioiello. Uscito nell’ottobre del 1992 e prodotto sia per Sega che per Nintendo, ha conquistato i favori del pubblico e della critica in men che non si dica. Chi nei primi anni novanta si è trovato tra le mani il titolo della Midway ricorderà bene quanta fatica spesa per riuscire ad azzeccare la combinazione corretta di tasti ed eseguire la celeberrima ‘Fatality’, una mossa di una violenza brutale da effettuare ad avversario ormai battuto, atta ad aumentare la spettacolarità del gioco. Certo, i più impressionabili non amavano vedere il sangue stillare dai corpi esanimi dei combattenti, ma non si può negare che la saga Mortal Kombat è stata una vera pietra miliare nella storia dei videogiochi.

International Superstar Soccer

L’eterna lotta tra i colossi EA Sports e Konami, che da oltre ventanni si contendono lo scettro per la miglior simulazione di calcio, cominciò nel lontano 1994. La casa di Vancouver lanciò il primo ‘Fifa Soccer’ per le console a 16 bit (che all’epoca rispondevano ai nomi di Sega Mega Drive/Genesis e Super Nintendo) che riscosse un successo mostruoso in tutto il mondo. Per far fronte al predominio della EA Sports, Konami decise di mettersi d’impegno per creare un’alternativa altrettanto valida. Nonostante le licenze ufficiali per i nomi dei giocatori e delle squadre appartenesse alla concorrenza, il risultato fu strabiliante. International Superstars Soccer, che fece la sua comparsa in Giappone verso la fine del 1994 col nome di “Jikkyou World Soccer: Perfect Eleven”, diventò ben presto il miglior gioco di calcio disponibile su console. Una giocabilità mai vista e una grafica spettacolare fecero ben presto dimenticare ai più esigenti la presenza dei nomi fittizi. Una delle peculiarità del gioco infatti era proprio la riproduzione delle caratteristiche fisiche di ogni singolo giocatore: ecco quindi che dietro la coppia d’attacco ‘Carboni-Galfano’ si poteva chiaramente distinguere il codino di Roberto Baggio e la chioma brizzolata di Fabrizio Ravanelli.

Donkey Kong Country

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Chi, nel 1994, si è trovato a scartare la confezione del platform firmato Rareware non si sarebbe mai aspettato cotanta bellezza in una semplice cartuccia da 16 bit. Dopo l’indiscusso predominio della saga Super Mario, presentare al grande pubblico un gioco in grado di surclassare l’idraulico più celebre al mondo era davvero un’impresa titanica…ma non impossibile. Dopo anni e anni di lavoro, sfruttando al massimo la potenza offerta dal Super Nintendo (il gioco infatti era disponibile soltanto per la console dell’azienda di Kyoto) e fornendo addirittura degli innovativi mezzi hardware per la produzione, la Rare tirò fuori un autentico capolavoro. Per la prima volta un videogioco in cartuccia poteva vantare una grafica simil-tridimensionale con animazioni e dettagli mai visti in quegli anni. Inutile dire che Donkey Kong Country, assieme ad altri titoli prodotti in esclusiva per Nintendo, contrubuì a far crescere l’appeal della casa nipponica che provava a contrastare il dominio della Sega, la quale poteva vantare una scelta ben più ampia.

 

 

 

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  1. Questa immagine è stata originariamente pubblicata su Flickr da Jeff Egnaczyk
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