Manchester, la città che non t’aspetti

Capita che a furia di sentire i luoghi comuni uno ci creda per davvero.

E invece talvolta è bene non fidarsi delle apparenze, perché proprio dietro ciò che viene dato per scontato si possono nascondere delle piacevoli sorprese.

Come nel caso di Manchester, una città forse fin troppo sottovalutata, facilmente etichettata come “centro industriale che ha poco da offrire“, incapace di reggere il confronto con la ben più attraente Londra. Eppure la prima impressione, una volta varcata la soglia della stazione ‘Piccadilly’, sembra essere l’esatto opposto…

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Possibile che una città capace di sfornare nel corso degli anni band come The Smiths, Oasis, Stone Roses, Chemical Brothers, Simply Red o i più “popolari” nel senso stretto del termine, Take That, sia davvero così scarna? La risposta arriva dopo averci speso qualche giorno, aver camminato a lungo per le vie del centro e aver assorbito quell’atmosfera underground tipicamente “british” che appartiene forse più al nord dell’Inghilterra, notoriamente meno “posh” rispetto al sud.

Ciò che salta subito all’occhio di Manchester è l’incredibile commistione tra passato e presente, tra vecchio e nuovo. I primi insediamenti di quella che in italiano arcaico veniva definita “Mancunia” risalgono al tempo dei romani, più precisamente al 79 D.C. quando il governatore romano Giulio Agricola fece costruire un forte chiamato Mamucium, letteralmente “collina a forma di seno”.

Dopo secoli e secoli nell’anonimato, la città acquisì una discreta importanza grazie alla lavorazione di lana e lino ad opera di una comunità di fiamminghi insediatasi attorno al 1.300. E’ proprio in quegli anni che comincia la lunga tradizione tessile di Manchester, che nel corso della rivoluzione industriale inglese la trasformò nel più importante centro di stoccaggio e lavorazione del cotone, grazie a un complesso sistema di canali che consentiva un collegamento fluviale con il porto di Liverpool.

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E infatti sono numerosi gli edifici e le ex-fabbriche riqualificate sparse per la città, tutte costruite con i tipici mattoncini rossi tanto cari agli inglesi. Il colpo d’occhio nel vedere un grattacielo scintillante accanto a una fabbrica abbandonata di proporzioni mastodontiche è di quelli che rimangono ben impressi nella memoria. Il contrasto si ripropone nelle sue molteplici sfaccettature negli edifici più piccoli, nelle case, nei pub…E’ un continuo gioco di immagini che pur non seguendo un filo logico sembra avere una coerenza misteriosa, difficile da afferrare al primo sguardo.

Il centro storico è davvero delizioso, seppur di dimensioni ridotte, ma ciò che colpisce maggiormente è la sensazione di essere immersi in una metropoli “tascabile”, che può essere percorsa a piedi in lungo e in largo nel giro di poche ore. Ogni quartiere ha le sue peculiarità, dal ‘Piccadilly Village’ di recente costruzione, che ricorda una Venezia in miniatura, alla ben più trafficata ‘Piccadilly Garden’, in pieno centro con artisti di strada che sbucano da ogni angolo, fino a aree particolarmente indicate per l’intensa nightlife, come ‘The Northern Quarter’ e ‘Oxford Road’, pullulanti di bar, club e locali di ogni tipo.

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Manchester non ha una linea metropolitana, in realtà non ne ha proprio bisogno essendo una città da poco più di mezzo milione di abitanti, ma ciò non significa che sia difficile muoversi. Davvero sorprendente il bassissimo costo dei Taxi, sparsi in ogni angolo a qualsiasi ora, tanto che se si va in giro con uno o due amici risulta più conveniente scegliere il “cab” rispetto ai mezzi pubblici.

Una menzione particolare va rivolta alla vita notturna, sicuramente tra i pezzi forti di una città piena di risorse: divertirsi a Manchester è un gioco da ragazzi, in alcune aree le strade sono letteralmente affollate da giovani e meno giovani che saltano da un locale all’altro sin dalle sette di sera. Per gli amanti della musica, sia live che in formato dj-set le opportunità sono praticamente infinite. Speicie con l’arrivo della bella stagione una capatina a Manchester potrebbe risultare un’ottima alternativa per chi ha intenzione di fare un salto oltremanica. “Higly recommended” come si dice da quelle parti…D’ya know what I mean?

 

 

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