Viaggiatori si nasce: la sindrome di Wanderlust

La sindrome di Wanderlust può essere la spiegazione del desiderio irrefrenabile di viaggiare in continuazione. Se non riuscite a star fermi in un posto a lungo, se avete sempre la valigia pronta per affrontare viaggi in mete diverse, se il vostro pensiero vola a mete inesplorate e se il vostro primo pensiero è quello di visitare luoghi nuovi, forse anche voi siete affetti da questa sindrome. Il termine “wanderlust” è tedesco e deriva da vagabondare (wander) e lust (ossessione, desiderio), quindi desiderio di vagabondare. Non si tratta di una vera e propria malattia, ma piuttosto di una fissazione, una ossessione vista anche come una valvola di sfogo per alleviare insoddisfazioni personali o per svagare la mente.

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Come si riconosce un Wanderlust?

Sono stati scritti articoli, libri, documenti su questa strana malattia, ma non esiste un solo elemento per riconoscere subito un wanderlust. Alcuni dicono che si riconosce perché trascorre molto tempo davanti al pc per trovare la migliore offerta, altri dicono che si riconosce perché non depone mai la valigia nell’armadio, altri dicono che i wanderlust si emozionano quando incontrano persone nuove. In realtà basta guardarlo in viso un wanderlust per riconoscerlo: occhi pieni dei posti che ha visitato, pieni dei sorrisi che ha ricevuto da decine e decine di persone diverse, il suo corpo porta i segni degli aeroporti dove ha dormito, degli ostelli, degli hotel dove ha alloggiato, dei musei che ha visitato, dei tramonti, dei paesaggi che ha ammirato. Ha una luce diversa, un’adrenalina e un entusiasmo unici e inconfondibili.

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Poi, però, ci sono altri segnali inequivocabili:

  •  Necessità di viaggiare viscerale, conoscere posti nuovi, gente nuova, visitare città diverse e fare esperienze inconsuete.
  •  Ossessione maniacale per i prezzi dei voli. Allora di sicuro saremo di fronte ad una persona che passa ore ed ore davanti al computer o in giro tra le varie agenzie di viaggio per essere certo di sfruttare la migliore offerta di volo e di soggiorno. Il denaro ha un valore importantissimo, ma solo per il fatto che tramite esso si possono raggiungere mete straordinarie.
  •  Anche se si è appena tornati da un viaggio, già si pensa al prossimo.
  •  Mentre si è in giro per il mondo, non si avrà mai la sensazione di perdersi, anzi al contrario, di ritrovarsi.
  •  Quando si visita un posto si prova un senso di assuefazione, anche se di breve durata.
  • Si ha un forte spirito di avventura, si possono mettere da parte le cartine geografiche e i mappamondo
  • Non si ha paura di allontanarsi per un pò dagli affetti, dalle amicizie perché se ne creeranno altre in nuovi posti
  • il posto dove si nasce è importante, ma non come quelli da visitare
  • Si ha la percezione che il luogo in cui ci si trova è temporaneo e nessuno sarà per sempre
  • Quando si leggono informazioni su un posto, si ha subito voglia di visitarlo
  • Si tende a conservare tutto: biglietti del treno, mappe, piccoli souvenir

Viaggiare è scritto nel DNA

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Il wanderlust ha una grande passione, un hobby che ben si adatta a chi sogna ad occhi parti e a chi riesce a sfruttare al meglio la vita. Una recente ricerca scientifica, tra cui quella di David Dobbs del National Geographic, ha dimostrato che i malati di viaggio ce lo hanno scritto nel DNA, ed ecco perché il gene del viaggio è stato ribattezzato gene di Wanderlust. È il recettore della dopamina D4, diretto responsabile della passione e dell’amore per tutto ciò che è esotico. Non è presente in tutti gli individui, ma fa parte del DNA del 20% circa della popolazione del globo. Altri studi dimostrano che i patiti per i viaggi sono distribuiti nel pianeta in maniera omogenea, ma ce ne sono di più nelle aree in cui storicamente i viaggi sono stati sempre incoraggiati come per esempio l’Africa.

 

 

 

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